Buenos Aires, 2008. Dopo trentatré anni trascorsi in Italia, Mariano Guerra torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Insieme ad altri sopravvissuti, è ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia, dove ritrova persone che hanno condiviso la prigionia, attendendo il giorno della sua deposizione. Questa esperienza costringerà l’uomo a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo.
A distanza di ventisette anni da Garage Olimpo, Marco Bechis è tornato in Argentina, dove nel 1977 è stato sequestrato dalla polizia e portato in un carcere clandestino per quattro mesi, girando Ritorno a Buenos Aires con Adriano Giannini, ultimo titolo italiano in concorso all’83esima Mostra del cinema di Venezia.
Il film è nato dal continuo interrogarsi del regista, 70 anni, sul significato di sopravvivenza, riflettendo sul contemporaneo. «Sentivo l’urgenza, guardando ciò che accade nel mondo, di riflettere su quanti siano i sopravvissuti nei conflitti e quanti pochi riescano a essere testimoni di ciò che hanno vissuto», dice Bechis.
Per interpretare Mariano, Giannini ha attinto direttamente dall’esperienza dell’autore. «Un mese prima di iniziare le riprese, Marco mi ha portato a visitare i vari posti di detenzione e tortura. In quei luoghi quello che ho cercato di cogliere è stato attraverso lo sguardo di Marco. Lui sentiva, vedeva, ricordava. I suoi occhi e i suoi ricordi sono stati la mia porta di accesso al personaggio», spiega l’attore. Poi sul suo personaggio, spiega: «Ha un mondo interiore pieno di conflitti, paure, vergogna e senso di colpa. C’era talmente tanto e troppo in questa storia che il metodo che ho cercato insieme a Marco è stato proprio quello di affidarmi a lui».
«Ogni artista lavora sulle proprie ferite, rielaborandole. Non ho paura di entrare nelle mie o quelle degli altri. Io cerco la verità delle cose. Ho trovato questa strada, che non è che mi cura, ma mi fa vivere meglio», conclude Bechis.