Una cena della Vigilia di Natale si trasforma in una resa dei conti tra Angela e Antonio. Una madre, esagerata e invadente, e suo figlio ormai adulto, che, fuggito molti anni prima da Napoli, ha costruito a Milano una famiglia e una carriera di successo. Valeria Scalera e Lino Musella sono i protagonisti de Il fuoco che ti porti dentro, diretto da Edoardo De Angelis, e in competizione alla Mostra del cinema di Venezia.
Con Elena Radonicich, Ivana Lotito e Tommaso Ragno, il film, scritto dal regista insieme a Ilaria Macchia e Francesco Piccolo, tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini, e prossimamente nelle sale con 01 Distribution, si svolge interamente in un appartamento, luogo che diventa teatro di scontro tra i personaggi.
«In un’epoca in cui si discute di intelligenza artificiale ed effetti speciali, noi di effetti speciali ne avevamo due: la scrittura e gli attori. Ho cercato di spingere i protagonisti al massimo, in territori inesplorati», spiega De Angelis, che con i suoi attori ha lavorato attraverso una serie di note di regia, dando loro indicazioni costanti durante la lavorazione sul set.
«Per me questo film è stato un regalo enorme. Il ruolo della vita – sottolinea Scalera, emozionata per la sua prima partecipazione a Venezia – Edoardo ci ha parlato attraverso la scrittura. Ero piena di dubbi e ho incontrato un regista anch’egli pieno di dubbi, che ha condiviso, però, con noi il film. Un giorno è arrivata una nota di regia, chiaramente rivolta a me, che diceva: portami dove non sai. Fino ad allora avevo portato me stessa in territori conosciuti che mi annoiavano anche. Guidando quella macchina di nome Angela sono andata sempre diritta, poi ho capito di dover sbandare, abolendo un sentimento di paura che mi pervadeva».
In competizione al Lido è stato presentato anche Un Bon Petit Soldat, diretto da
Stéphane Brizé con Alba Rohrwacher, nei panni della responsabile delle risorse umane di una grande azienda, con il compito di conciliare il benessere dei dipendenti con gli obiettivi di performance imposti dalla direzione.
Nel film, in uscita prossimamente con I Wonder Pictures, il regista francese torna a parlare di lavoro, questa volta attraverso maggiore comprensione del sistema, ma anche senso di impotenza. «Il disgusto mi ha invaso e costretto a raccontare questa storia in modo diverso – afferma Brizé – La protagonista è una donna, che ricopre un ruolo di responsabilità non per generosità degli uomini, ma per via delle regole della brutalità del potere dei sistemi capitalistici che hanno definitivo loro stessi».
«Incarnare questo personaggio ha richiesto molto», confessa l’attrice, che parlando di pressione nel mondo del lavoro aggiunge: «Nel mio settore noi artisti siamo fortunati, perché troviamo vie di fuga intelligenti, alternative e sorprendenti, nonostante i sistemi possano essere perversi e violenti. L’arte può resistere».