È trascorso un quarto di secolo da quella mattina dell’11 settembre 2001, quando il cielo azzurro di New York venne squarciato dall’impatto, dall’esplosione e dal crollo delle Torri Gemelle.
In poco meno di due ore, uno dei simboli più importanti degli Stati Uniti fu raso al suolo, tremila persone morirono e l’Occidente si trovò ad affrontare una nuova dimensione della guerra contro il fondamentalismo che non si è ancora conclusa.
Venticinque anni dopo, ricordare il più grave attentato terroristico della Storia è doveroso non solo per commemorare le vittime innocenti ma per cercare di capire a che punto siamo della notte. Se un attacco contro civili inermi, devastante come quello, può ripetersi ancora. E come è cambiato il mondo.
C’è però anche un altro dovere, care amiche e cari amici, quello di non restare pietrificati di fronte all’orrore ma di allargare lo sguardo.
Nel numero di settembre abbiamo scelto di fare esattamente questo: raccontare l’11 settembre sfilandolo per un istante dall’esclusività di quel tragico 2001.
Perché l’11 settembre non è un giorno solo. Se si allarga appunto lo sguardo, si scopre che quella data fa parte dei chiaroscuri della Storia.
Guardando alle ombre, il ricordo corre inevitabilmente a un altro 11 settembre, quello del 1973, quando in Cile i carri armati del dittatore Pinochet cancellarono la democrazia socialista del presidente Allende.
E ancora prima, a una Roma tardo-rinascimentale del 1599, dove l’11 settembre vide l’esecuzione di Beatrice Cenci, della matrigna e del fratello. Una tragedia familiare che saremmo tornati a raccontare per secoli.
Fino alle Olimpiadi di Monaco del 1972, quando il terrorismo di Settembre Nero esportò in Europa il conflitto palestinese con un attentato di proporzioni mai viste.
Eppure, sulla stessa pagina del calendario, il tempo ha saputo tracciare solchi di riscatto e progresso. È l’11 settembre del 1960 quando a Roma cala il sipario sulla XVII Olimpiade, l’edizione della rinascita e del “Miracolo italiano”.
Mentre nello Stadio Olimpico si spegne il braciere, la capitale restituisce al mondo l’immagine di un Paese che è saputo risorgere dalle proprie macerie. Quei Giochi – segnati dalle falcate a piedi scalzi di Abebe Bikila, dall’esplosione del giovane Cassius Clay e dallo scatto dorato di Livio Berruti – hanno dimostrato come lo sport possa farsi ponte tra culture e riscatto collettivo.
È l’11 settembre del 1964 quando i Beatles, negli Stati Uniti, vollero un concerto senza segregazione razziale.
Chiaroscuri della Storia, appunto, segnati da quella data.
È l’11 settembre 1683 quando le forze della Lega Santa cristiana sconfissero l’Impero Ottomano nella battaglia di Vienna, bloccandone l’avanzata in Europa.
Ed è invece un 11 settembre di riconciliazione quando, 210 anni dopo, si tenne a Chicago il Parlamento delle religioni del mondo. Primo grande momento di dialogo interreligioso globale.
Perché proporre questo intreccio di eventi legati solo da una data?
Perché crediamo che ricordare venticinque anni dopo un dramma epocale significa anche esercitare la conoscenza per trasformare il dolore in maggiore consapevolezza.
La memoria da sola rischia di rimanere cenere se non viene alimentata dall’orgoglio di ciò che siamo stati capaci di ricostruire e di conquistare proprio nei giorni più bui.
Perché dietro l’incubo di un crollo c’è sempre stato, da qualche parte nel mondo e nella storia, il germe di una rinascita.
Il giorno dei mille chiaroscuri. La speranza oltre il buio
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