Creare comunità acc oglienti, sia per udenti che per sordi, unendo arte, cinema e accessibilità. E farlo iniziando dalla conoscenza della LIS, la Lingua Italiana dei Segni, e da un’idea di accessibilità come pratica quotidiana. Nasce così il collettivo Signplicity, un progetto ambizioso, e visionario, che partendo da Revine Lago, un piccolo paesino nella provincia di Treviso dove ha sede il collettivo, ha saputo diffondere la cultura e l’arte sorda nel Veneto e non solo.
Un’idea nata dalla passione per la LIS di Anna Chiara Carlet, manager di accessibilità e fondatrice del progetto Signplicity, e dall’incontro e confronto con la Piattaforma Lago e il Lago Film Fest, che da ventidue anni divulga il cinema indipendente in Italia. «All’università mi sono innamorata della Lingua dei Segni, e studiandola mi sono resa conto che esiste un altro modo di percepire la realtà. Così, quando ho iniziato a collaborare con il Festival, ho detto che mi sarebbe piaciuto continuare ad approfondire la ricerca sull’arte sorda e sulla LIS, e da lì è nato un percorso collettivo – dice Anna Chiara Carlet, ricordando la nascita nel 2020 del progetto che fa parte della Piattaforma Lago di sperimentazione artistica -. Dall’incontro con Fabio Zamparo, performer, traduttore e docente LIS, e Nicola Savoldi che è CODA, cioè figlio udente di genitori sordi e madrelingua LIS, è nata la necessità di mettere in relazione le comunità, udente e sorda, perché diventino accessibili». E aggiunge, con entusiasmo: «Noi sperimentiamo con l’accessibilità, la rendiamo piacevole, creativa. Accessibilità significa accogliere le persone, fare in modo che ognuno sia autonomo e possa essere libero di esprimersi a livello personale, emotivo, artistico, e creare connessioni. È così necessariamente, ed è questa la forza del nostro progetto».
Signplicity da quattro anni promuove e organizza corsi di LIS sul territorio, a vari livelli, due tre volte l’anno, con il risultato che ad oggi circa 400 persone hanno imparato la Lingua dei Segni, un numero elevato per una piccola comunità locale. Una competenza che è un valore aggiunto, sia per chi è sordo che per chi è udente. «Con questi corsi volevamo costruire una comunità che fosse pronta ad accogliere la presenza di Fabio, che è il docente. Adesso lui, se va al bar, può ordinare il caffè in LIS, perché le bariste conoscono la Lingua dei Segni – spiega Anna Chiara -. L’obiettivo è fare il passaggio dalla sensibilizzazione, che c’è da tempo, all’azione. Anche perché la Lingua dei Segni nasce nella comunità sorda, ma è per tutti: ad esempio, se siamo sott’acqua possiamo usarla per comunicare, oppure se siamo in video e l’audio non funziona, la possiamo utilizzare».
Insieme alla LIS, che è una lingua visiva, il progetto fa ricerca artistica attraverso il cinema, in particolare il cinema sordo. Da tre anni, il collettivo Signplicity ha avviato un festival dedicato al cinema sordo: un’iniziativa nata inizialmente per il solo pubblico italiano, e che quest’anno, alla sua terza edizione – che si è svolta lo scorso maggio a Mestre -, è diventata internazionale come Itinerant Deaf Cinema Fest, coinvolgendo registi e artisti di tutto il mondo, anche nella creazione di un Manifesto del cinema sordo. «Il cinema sordo è sempre esistito, come il cinema in genere. Ma non prevede solo la presenza della Lingua dei Segni. Deve essere fatto da persone sorde, anche insieme a persone udenti, e deve rappresentare la storia della comunità sorda, storie autentiche fuori da certi stereotipi che finiscono con il creare dei pregiudizi – spiega Anna Chiara Carlet, direttrice artistica del festival di cinema sordo -. Per una persona sorda, la parola che vede è fondamentale. Il cinema ci permette di sperimentare con i sottotitoli, quelli chiamati “per non udenti”, in maniera dinamica. Cerchiamo di valutare qual è il miglior modo visivo di rendere una musicalità, capendo se il sottotitolo è narrativo o che tipo di emozione trasmette certa musica, e perché il regista l’ha scelta. I sottotitoli hanno valore artistico, per questo, scherzosamente, li chiamiamo “sottotitoli d’autore”».
Un festival del cinema sordo unico in Italia, e anche per questo necessario. Per il dialogo creato nella comunità udente e sorda, per le connessioni tra artisti e spettatori di ogni età coinvolti in un circuito di accessibilità che non esclude nessuno, udente e sordo, italiano e straniero. Un progetto che guarda già a nuovi spazi e nuove collaborazioni artistiche, come con i musei dove portare la LIS, o con il Lago Film Fest, dove lo scorso luglio è stato assegnato il premio “Ritmi Visivi” alla migliore colonna visiva in concorso. Spazi dove abbattere i pregiudizi, e per farlo «serve un lavoro costante con i corsi LIS, la ricerca sul cinema sordo e sull’arte sorda. Non si può pretendere di rendere il mondo un posto per tutti da un giorno all’altro. Ma con continuità, si possono eliminare le barriere culturali e i pregiudizi», conclude Anna Chiara.
Foto: Alessandro Bisognani