Un brano a due voci che racconta, attraverso la metafora delle Sirene in mare, il destino delle donne in Afghanistan, e ovunque siano violate, messe a tacere e private della propria libertà.
Scritto dalla cantautrice Martina Attili, Disco di platino nel 2018 dopo l’esordio appena diciassettenne a X Factor, Le Sirene viene presentato per la prima volta nel 2024, all’Ar Circolo di Pomezia, durante un evento dedicato alle donne afghane. Da allora il progetto è stato poi sviluppato con il coinvolgimento di Alia Ansari, cantante afghana che oggi vive a Londra e che ha scritto in dari, una delle due lingue parlate in Afghanistan, alcuni passaggi del testo.
Ne è nato un duetto intenso, bilingue, che unisce due mondi solo apparentemente lontani, e restituisce la voce a tutte coloro che ogni giorno vengono soffocate nella loro possibilità di esprimersi e di essere, come fossero creature mitologiche bloccate sott’acqua a bocca aperta.
Alia Ansari canta la sofferenza dell’esilio e la nostalgia per la sua terra, Martina Attili immagina di essere privata della possibilità di comporre e cantare. Due punti di vista differenti, che parlano della condizione di tutte le donne, non solo afghane, che ancora oggi vivono senza sentirsi pienamente libere e realizzate o subiscono situazioni di violenza.
“Ho voluto portare la mia voce in questa canzone non solo per le donne e le ragazze dell’Afghanistan – ha spiegato Alia Ansari in occasione dell’uscita del brano – ma per tutte coloro che lottano per il diritto di scegliere, creare ed essere ascoltate. E spero che questa canzone possa far arrivare le loro voci oltre i confini e ricordare al mondo che sono ancora qui, e continuano a sognare e a resistere”.
Il sostegno a Nove Onlus
Con questa canzone le due artiste hanno scelto di sostenere le attività di Nove Onlus, un’organizzazione no profit attiva in Afghanistan da 13 anni, a sostegno delle donne, dei bambini e delle persone con disabilità. Una delle poche rimaste dopo il ritiro della missione Nato e il rovesciamento del governo Ghani, nell’agosto del 2021.
“Ciò che mi ha spinto a prendere parte al progetto con Nove Caring Humans è il mio forte legame con la libertà – racconta Martina Attili – perché ognuno dovrebbe fare le proprie scelte e decidere come vivere la propria vita. E sento il dovere di lottare per il diritto a cantare.”
Un paese in emergenza
A cinque anni dalla riconquista di Kabul da parte dei Talebani, l’Afghanistan continua a vivere nell’isolamento internazionale e con una gravissima emergenza umanitaria, con forti discriminazioni nell’accesso agli aiuti e ai servizi di base per la minoranza sciita degli Hazara. Le donne subiscono una condizione di esclusione sistematica, a partire dalla rimozione per decreto dell’uguaglianza giuridica con gli uomini, che ha posto i parenti maschi in posizione di totale autorità legale all’interno delle famiglie. Secondo i dati raccolti da UNAMA, la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, più della metà della popolazione femminile dichiara di uscire di casa non più di una o due volte al mese, anche a causa dell’obbligo di un accompagnatore maschile per qualunque spostamento, e dei controlli della “polizia morale”. Il paese è l’unico al mondo che attualmente vieta alle ragazze l’istruzione secondaria, con conseguenze gravissime anche per il futuro del sistema sanitario e scolastico, che presto non potranno rimpiazzare medici, infermiere e insegnanti.