Emma Bonino è morta, oggi 11 settembre. “Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai”. Così lo staff della storica leader radicale ne annuncia la scomparsa. “Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero. Emma fu “scelta dalla politica radicale” quando un divieto cambiò la sua giovane vita. E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna”.
Emma Bonino, profilo di una leader ‘radicale’
La notizia della scomparsa di Emma Bonino apre i riflettori su una delle figure più longeve e controverse della politica italiana. La leader di +Europa, 78 anni, era stata ricoverata in ospedale il 7 settembre per un aggravamento dei suoi problemi respiratori.
Paladina delle libertà individuali era nata a Bra il 9 marzo 1948 e aveva attraversato la storia della Repubblica senza mai rinunciare a essere radicale, europeista, femminista. Ha cambiato ruoli, alleanze, sedi, ma il suo lessico è rimasto lo stesso: libertà, responsabilità individuale, democrazia, diritti universali. È una qualità rara, quella di saper far coincidere il profilo personale con le battaglie sostenute, e forse è per questo che anche i suoi avversari le hanno sempre riconosciuto una coerenza fuori dal comune. La sua testardaggine (“Mio padre mi diceva che ero più testarda di un mulo”) fa sì che il Newsweek la inserisca nel 2011 tra le 150 donne più influenti del mondo.
Il corpo strumento politico
La storia di Emma Bonino è indissolubilmente legata alla lotta per i diritti civili. Fin dagli anni Settanta, come militante radicale, ha sfidato lo status quo battendosi per l’autodeterminazione degli individui. La sua battaglia più nota, quella per la legalizzazione dell’aborto, non fu una scelta astratta ma un’esperienza fisica, illegale, rischiosa.
In un’intervista al programma Rai Belve aveva raccontato l’umiliazione vissuta per abortire e la sua decisone di non volere figli perché “un figlio è per sempre”. E le “quel sempre” non se lo era mai sentito. Nella vita ha avuto tanti tipi di coraggio, ha spiegato, ma non quello di diventare madre. Da quella scelta era nato l’incontro con i Radicali, che le avrebbe cambiato la vita, e un arresto nel giugno 1975 per disobbedienza civile contro la legge che vietava l’interruzione di gravidanza.
Il primo incontro con Marco Pannella, nel 1974, avvenne nella sede del Partito radicale, “una topaia con l’acqua che cadeva dalle pareti”, ricordava. Il giorno dopo furono svegliati dalla notizia dell’arresto di Gianfranco Spadaccia, parlamentare e storico leader radicale, e da quel momento cominciarono le battaglie insieme. Negli ultimi anni del rapporto con Pannella “si smise di parlarsi” e lui “volle chiudere”. Una rottura unilaterale. Lei amareggiata disse: “Sono stata molto tempo a cercare di capirne i motivi, ma poi mi sono rassegnata”.
L’orizzonte europeo
Emma Bonino non è stata soltanto una combattente per i diritti civili in Italia. È una delle poche personalità italiane ad aver mantenuto per decenni una visione internazionale coerente. Parla sette lingue, tra cui l’arabo, e ha conseguito la laurea in Lingue e letterature straniere presso l’Università Bocconi di Milano.
Dopo la nomina a Commissaria europea per gli Aiuti Umanitari nel 1994, trasformò un ufficio fino ad allora burocratico in una macchina d’intervento rapido e flessibile. Ha gestito la complessa crisi dei Grandi Laghi in Africa dopo il genocidio in Ruanda, passando poi ad occuparsi dei conflitti nei Balcani dove riuscì a imporre gli aiuti umanitari come priorità assoluta dell’agenda geopolitica comunitaria.
La sua cultura politica nasce dall’incontro tra il radicalismo di Marco Pannella e il federalismo europeo di Altiero Spinelli. Un’Europa non come semplice mercato comune, ma come soggetto politico, dotato di una propria politica estera, di sicurezza e di difesa. È una battaglia che Bonino continua a sostenere anche quando diventa minoritaria.
Una politica dei diritti senza confini
Per Emma Bonino la politica è stata anzitutto una questione di libertà individuale: il diritto di scegliere sulla propria vita, sul proprio corpo, sulle cure, sulla famiglia, ma anche il dovere delle istituzioni di proteggere chi subisce violenza, discriminazione o repressione. È questa la linea che ha tenuto insieme campagne molto diverse, dall’aborto alla pena di morte, dalla cannabis alle donne afghane, dalle mutilazioni genitali femminili alla Corte penale internazionale.
La prima e più nota battaglia resta quella per la depenalizzazione dell’aborto e per l’attuazione della legge 194. Ma il suo radicalismo non si fermò lì. Nella stagione dei referendum, tra anni Settanta e Ottanta, Bonino partecipò alle campagne per il divorzio, per la laicità dello Stato e contro il nucleare.
La lotta per l’autodeterminazione
A quel nucleo originario appartengono anche l’antiproibizionismo e la richiesta di legalizzare e regolamentare la cannabis. Per Bonino, la repressione penale del consumo non risolveva dipendenze e mercato illegale, mentre produceva carcerazione, marginalità e potere per le organizzazioni criminali. Il tema è rimasto una costante: nel 2019 firmò un emendamento sulla cannabis a uso ricreativo, riproponendo una delle storiche proposte radicali.
Nello stesso orizzonte di autodeterminazione si collocano le campagne sul fine vita: testamento biologico, rifiuto delle cure, suicidio medicalmente assistito ed eutanasia legale. Sono temi sui quali ha insistito a lungo, sostenendo che lo Stato non possa imporre sofferenza a chi, lucidamente, chiede di stabilire tempi e modi della propria morte. La sua idea di libertà comprendeva inoltre il diritto alla ricerca scientifica e una legislazione meno condizionata da principi confessionali, dalla procreazione medicalmente assistita alla ricerca sulle cellule staminali.
Gli incarichi istituzionali
Nel gennaio 2015, dai microfoni di Radio Radicale, Emma Bonino annunciò di avere un tumore al polmone sinistro, un microcitoma, una forma aggressiva. Scelse di renderlo pubblico, dicendo che non avrebbe abbandonato l’attività politica.
Dopo l’esperienza radicale, entrò nelle istituzioni. Nel 1976 fu eletta per la prima volta alla Camera, a 28 anni, nelle file del Partito Radicale; sarebbe stata rieletta più volte, fino al 2006. Nel 1979 entrò per la prima volta nel Parlamento europeo, il primo eletto a suffragio universale diretto; vi sarebbe tornata nel 1984, 1999 e 2004.
Tra il 1994 e il 1999 fu commissaria europea, con deleghe alla pesca, ai consumatori e agli aiuti umanitari. Nel 1997 le furono affidate competenze supplementari in materia di protezione della salute dei consumatori e di sicurezza alimentare. Nel 2006 fu ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel governo Prodi II. Nel 2008 fu eletta senatrice e vicepresidente del Senato, incarico mantenuto fino al 2013.
Tra il 2013 e il 2014 fu ministra degli Affari esteri nel governo Letta, seconda donna dopo Susanna Agnelli a ricoprire quell’incarico. Nel 2018 fu eletta nuovamente al Senato con la lista +Europa, il progetto politico fondato sull’idea di un’integrazione europea federalista.
Un’eredità incompiuta
Oggi, l’Europa che Emma Bonino ha continuato a immaginare – più unita, più politica, più capace di difendersi e di parlare con una voce sola – è ancora un progetto incompiuto. E forse è proprio questa la sua eredità più attuale: aver continuato a considerare l’Europa non come un dato acquisito, ma come una battaglia politica da combattere ogni giorno.
Il suo identificativo è stato la continuità. Ha cambiato ruoli, alleanze, sedi e linguaggi politici, passando dai tavoli radicali alle aule parlamentari, da Strasburgo alla Farnesina, dalle campagne referendarie alle missioni umanitarie. Ma il suo lessico è rimasto sostanzialmente lo stesso: libertà, legalità, responsabilità individuale, democrazia, Europa, diritti universali.
Nella lunga parabola della storica voce dei radicali italiani convivono la militante capace di trasformare il corpo in strumento politico e la ministra chiamata a rappresentare lo Stato; l’europeista che guardava a Bruxelles come a un progetto incompiuto e la radicale convinta che i diritti non siano concessioni della maggioranza, ma limiti posti al potere. Quella di Emma Bonino è una biografia che racconta non soltanto la carriera di una donna politica, ma un pezzo importante della storia civile italiana.