La persona al centro dell’intero sistema integrato degli interventi socioassistenziali, nuove norme e procedimenti semplificati per la gestione, l’autorizzazione e l’accreditamento delle strutture e regolamentazione anche di forme innovative come il co-housing, i condomini solidali, gli alloggi assistiti. Sono questi i contenuti della Legge n. 16 della Regione Lazio, approvata lo scorso giugno in via della Pisana a Roma, che si pone come spartiacque rispetto a una frammentarietà di norme pregresse. A raccontare la genesi e i punti salienti del testo è Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione Sociale e ai Servizi alla Persona della giunta Rocca che già nel 2024 aveva lavorato – mediante l’approvazione di un’altra legge, la n. 5 – al riconoscimento giuridico della figura del caregiver e a una serie di tutele a essa collegate, come la ‘card giver’.
Assessore, la Regione sta affrontando un importante cambio di passo sulla disciplina delle strutture e dei servizi socioassistenziali. Qual è il punto di partenza e perché questo intervento dell’Assessorato era ormai indifferibile?
Il punto di partenza era una normativa datata, la Legge 41 del 2003, che aveva ormai 23 anni di vita e non rispondeva più alle esigenze attuali. Concetti e servizi oggi fondamentali, come il cohousing sociale, semplicemente non esistevano vent’anni fa. Come Assessorato abbiamo promosso un’opera fondamentale di svecchiamento e riordino normativo con la nuova Legge 16. Non ci siamo limitati ad abrogare la vecchia disciplina, ma abbiamo eliminato norme frammentate e disperse in vari testi. Oggi offriamo ai cittadini e agli operatori un’unica legge di riferimento per tutto il sistema socioassistenziale regionale.
La “semplificazione” è una parola spesso usata dalla politica, ma raramente tradotta nei fatti. In che modo l’Assessorato l’ha resa concreta per il terzo settore e i servizi sociali?
In questo provvedimento la semplificazione si tocca con mano. Abbiamo eliminato la necessità di autorizzazioni e accreditamenti comunali per l’apertura di tutti i servizi diurni e dei centri di cohousing: d’ora in avanti basterà una semplice Comunicazione di Inizio Attività. Abbiamo mantenuto l’autorizzazione e l’accredito previsti dai Comuni solo per le strutture residenziali e semiresidenziali, dove la permanenza degli utenti richiede giustamente un presidio di garanzia e qualità più complesso. Per tutto il resto, l’Assessorato ha impresso un’accelerazione burocratica senza precedenti.
Tra le strutture residenziali, un capitolo centrale riguarda gli anziani e le case di riposo. Quali novità concrete introduce il lavoro dell’Assessorato su questo fronte?
Abbiamo introdotto innovazioni di civiltà puntando sulla qualità dell’accoglienza e sul contrasto alla solitudine. In merito alla soglia di capienza ridotta, abbiamo abbassato da 80 a 60 posti letto il limite massimo per le nuove case di riposo (salvaguardando l’esiguo numero di quelle già esistenti). Numeri più contenuti garantiscono uno standard assistenziale decisamente più alto. Nell’ambito della tutela del posto e soggiorni in famiglia, garantiamo che l’utente che desidera trascorrere periodi d’estate o durante le festività a casa con i propri cari potrà farlo senza rischiare di perdere il posto. In quel periodo pagherà una retta ridotta (non usufruendo di vitto e alloggio) e la struttura prevederà, se necessario, l’assistenza a domicilio. E ancora, abbiamo reso flessibili e ampie le fasce orarie di visita dei parenti e previsto l’obbligo, per le strutture isolate, di garantire ai residenti il trasporto verso i centri abitati per passeggiate o acquisti.
Il contesto sociale è cambiato e la famiglia oggi non riesce più a fare da unico ammortizzatore sociale. Quali nuovi modelli abitativi mettete in campo per evitare la solitudine della popolazione anziana?
La nostra priorità è sostenere gli anziani che vivono soli. Per questo abbiamo regolamentato due grandi novità: il Condominio solidale e l’alloggio assistito. Il Condominio solidale è rivolto a persone fragili già in carico ai servizi sociali. In questo modello, più inquilini del palazzo possono condividere figure di assistenza come Operatori Socio-Sanitari (OSS) o assistenti familiari. È una vera e propria “sentinella” interna che garantisce monitoraggio, prevenzione e compagnia. Nel caso dell’alloggio assistito, invece, si tratta di una soluzione di iniziativa privata in cui le famiglie o gli inquilini di uno stabile si organizzano autonomamente per condividere servizi infermieristici, OSS e tecnologie di domotica avanzata, trasformando il palazzo in un luogo protetto e sicuro.
Oltre alla popolazione anziana, la normativa affronta anche i temi dell’emergenza e delle nuove povertà?
Assolutamente sì. La legge ribadisce e rafforza la disciplina del Pronto Intervento Sociale. Parliamo di strumenti dedicati a chi vive situazioni di estrema fragilità o marginalità, come i senza fissa dimora, garantendo un riparo, l’accesso ai servizi igienici primari e un’accoglienza immediata in strutture temporanee d’emergenza.
Guardando alle prospettive future, l’Assessorato sta lanciando progetti innovativi sul territorio per attuare la riforma nazionale della Terza Età?
Con grande orgoglio posso dire che il Lazio è la prima Regione in Italia ad aver attivato una sperimentazione concreta attuativa della legge nazionale 33/2023, mettendo in campo 1,5 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo. Abbiamo ideato il “Progetto Anchise” – dal nome del padre di Enea -, focalizzato sull’integrazione sociosanitaria di prossimità nel VI Municipio di Roma (un quadrante periferico ad alta densità abitativa che comprende Tor Bella Monaca, Tor Vergata, Torre Maura e Torre Angela). La vera forza del lavoro svolto dal nostro Assessorato è stata la capacità di mettere a rete l’intero sistema pubblico. Attraverso un protocollo approvato in Giunta, abbiamo fatto squadra unendo Regione Lazio, Roma Capitale e Municipio VI, ASL Roma 2 (per l’Assistenza Domiciliare Integrata), Università e Policlinico Tor Vergata (per la ricerca scientifica e l’assistenza). Non abbiamo calato un finanziamento dall’alto, ma abbiamo costruito una rete pubblica solida che porta l’assistenza direttamente a casa del cittadino. È questo il modello di welfare che l’Assessorato intende consolidare per il futuro.
Addio alla burocrazia nel welfare: la Regione Lazio riordina i servizi socioassistenziali
Con l’approvazione della nuova legge regionale, la Giunta supera la vecchia disciplina del 2003. L’assessore Maselli spiega come cambiano le regole per il Terzo Settore e quali tutele nascono per anziani, caregiver e persone vulnerabili
@ Riproduzione riservata