Se ne va a 88 anni uno dei protagonisti silenziosi del calcio italiano: da “leone di Ibrox” con la Fiorentina a tecnico di due tra i più grandi campioni della storia.
Rino Marchesi: addio a un uomo di calcio
Si è spento all’età di 88 anni Rino Marchesi, figura discreta eppure straordinariamente significativa nella storia del pallone italiano. Avrebbe compiuto 89 anni a giugno. L’annuncio della scomparsa è arrivato attraverso una nota ufficiale del Napoli, che lo ricorda come un professionista esemplare. Il presidente Aurelio De Laurentiis e tutta la SSC Napoli si sono uniti al cordoglio, definendolo un’icona del calcio e riconoscendo il suo ruolo alla guida tecnica degli azzurri dal 1980 al 1982 e dal 1984 al 1985. Anche la Juventus ha espresso il proprio cordoglio, ricordandolo come una storica figura del calcio italiano e allenatore bianconero dal 1986 al 1988.
Nato a San Giuliano Milanese nel 1937 ma fiorentino d’adozione (viveva da anni a Sesto Fiorentino) Marchesi ha incarnato una generazione di uomini di calcio che hanno attraversato l’intero arco del pallone italiano del dopoguerra, prima da protagonisti in campo, poi da costruttori di squadre e carriere sulla panchina.
Dai “leoni di Ibrox” alla Lazio
Cresciuto calcisticamente nel vivaio dell’Atalanta, Marchesi giocò per tre anni nel Fanfulla prima di tornare all’Atalanta in prima squadra. Era un difensore e centrocampista, robusto e intelligente nella lettura del gioco. A 18 anni approda nell’Atalanta, dove disputò tre stagioni venendo impiegato in entrambi i ruoli.
La svolta arrivò con la Fiorentina, dove esordì il 25 settembre 1960, restando in viola fino al 1966. Con la maglia gigliata conquistò due Coppe Italia, una Mitropa Cup e la Coppa delle Coppe 1960-61, quella della doppia finale contro i Rangers, uno dei trionfi europei più prestigiosi della storia del club.
Fu in quelle notti scozzesi che nacque la leggenda dei “leoni di Ibrox”: una squadra che nessuno si aspettava potesse vincere e che invece tornò a casa con un trofeo continentale indelebile nella memoria viola. Frenato da diversi infortuni, Marchesi disputò solo due partite in Nazionale , una circostanza che ridimensionò la sua visibilità ma non il valore riconosciutogli dagli addetti ai lavori.
Chiuse la carriera da giocatore nel 1973 al Prato, in Serie C, dopo cinque anni alla Lazio.
Allenatore del primo Maradona e Platini
La svolta nella carriera da tecnico arrivò alla fine degli anni Settanta quando salvò l’Avellino per due stagioni consecutive, attirandosi l’attenzione del Napoli. Fu quell’esperienza in Irpinia a costruire la sua reputazione. Nella prima parentesi napoletana, tra il 1980 e il 1982, sfiorò il primo scudetto azzurro nel 1981, chiudendo terzo in campionato. Un risultato straordinario per un Napoli che non aveva ancora Maradona ma che Marchesi aveva già reso competitivo con il solo lavoro tattico e la cura del gruppo.
Nel 1982 arrivò la chiamata dell’Inter, dove rimase una stagione — 1982-83 — raccogliendo un’esperienza importante in un club di primissimo piano, prima di tornare di nuovo al Napoli. E fu proprio in quella seconda parentesi azzurra, nel 1984, che arrivò il momento destinato a segnare per sempre il suo nome nella storia del calcio: diventò il primo allenatore in Italia ad avere Diego Armando Maradona. Il Pibe de Oro era appena sbarcato in città, accolto come un messia. Marchesi fu l’uomo incaricato di integrarlo in una squadra, di costruirgli una struttura attorno, di fargli capire cosa significasse giocare in Italia. Non era un compito semplice: gestire il talento più dirompente del mondo senza soffocarlo richiedeva un equilibrio raro. Marchesi lo possedeva.
Il finale di carriera
Dopo il Napoli e una breve parentesi al Como, fu Boniperti a chiamarlo alla Juventus per sostituire Trapattoni. Sulla panchina bianconera, tra il 1986 e il 1988, lavorò con Michel Platini, il campione francese che in quegli anni era il simbolo assoluto della Juventus e del calcio europeo. Due fuoriclasse diversissimi, due stagioni della vita quasi parallele: Marchesi li aveva allenati entrambi, con la stessa competenza sobria e senza mai cercare i riflettori. Gli ultimi incarichi in panchina furono con Udinese, Venezia, Spal e infine Lecce nel 1994.
Marchesi non fu mai un personaggio da prima pagina, un allenatore da copertina o da polemiche. Preferiva il lavoro alla visibilità, il rispetto alla notorietà. Eppure la sua carriera parla da sola: oltre trent’anni tra campo e panchina, quattro trofei da calciatore, le panchine di tre grandi club italiani, e, soprattutto, il privilegio storico di aver guidato due tra i più grandi calciatori mai esistiti. Non è affatto poco.
© Riproduzione riservata
