Dal primo World Longevity Summit di Kyotango emergono strategie condivise per vivere più a lungo in salute: relazioni sociali, alimentazione vegetale, movimento quotidiano e ikigai. La ricerca internazionale pubblicata su Nature.
La sfida globale dell’invecchiamento in salute
L’umanità sta invecchiando ovunque, dal Giappone all’Italia, dagli Stati Uniti alla Cina. Ma vivere più a lungo non basta se quegli anni in più sono segnati da malattie e dipendenza dagli altri. La distanza tra quanto viviamo e quanto viviamo bene rappresenta oggi una delle questioni più urgenti per i sistemi sanitari di ogni paese.
A Kyotango, cittadina del nord della prefettura di Kyoto con un tasso di centenari tre volte superiore alla media nazionale giapponese, si è riunito nel 2024 un gruppo internazionale di esperti per affrontare proprio questo tema. Il primo World Longevity Summit ha raccolto 28 presentazioni che spaziavano dalla biologia cellulare alla medicina di comunità, dalla nutrizione alle politiche pubbliche. L’obiettivo dichiarato era ambizioso: costruire strategie concrete per garantire a tutti una vecchiaia in salute, indipendente e piena di significato.
Gli organizzatori hanno scelto Kyotango non a caso. Questa regione giapponese offre un modello vivente di longevità accompagnata da benessere: qui le persone mantengono legami sociali forti, seguono diete ricche di vegetali, restano fisicamente attive nella vita quotidiana e coltivano un profondo senso di identità culturale. Elementi che, presi insieme, sembrano creare le condizioni ideali per invecchiare senza perdere autonomia né vitalità. Il Giappone nel suo complesso ha quasi il 30% della popolazione oltre i 65 anni, una percentuale destinata a crescere nei prossimi decenni.
L’esperienza di Kyotango diventa così un laboratorio prezioso per capire cosa funziona davvero quando si parla di longevità sana.
Orologi epigenetici e autofagia
Steve Horvath di Altos Labs ha illustrato i progressi degli orologi epigenetici, strumenti matematici basati sulla metilazione del DNA che permettono di stimare l’età biologica a livello molecolare.
Questi modelli, sviluppati inizialmente per prevedere l’età cronologica nei tessuti umani, sono diventati strumenti robusti per studiare l’invecchiamento biologico anche in altre specie. Horvath ha mostrato che i figli dei centenari presentano età epigenetiche più giovani rispetto ai coetanei, segno che genetica e stile di vita influenzano la velocità con cui invecchiamo. L’invecchiamento epigenetico varia tra gli organi: nei centenari, cervelletto e retina invecchiano più lentamente, mentre sangue e ossa vanno più veloci.
Lo strumento GrimAge, che incorpora marcatori proteici e storia del fumo, prevede con maggiore precisione mortalità e rischio di malattie. Horvath ha discusso come obesità, esercizio fisico e dieta influenzino l’età biologica, rilevando che l’obesità accelera l’invecchiamento del fegato mentre l’integrazione con omega-3 produce riduzioni statisticamente significative, seppur piccole, dell’età biologica.
Tamotsu Yoshimori dell’Università di Osaka ha invece approfondito l’autofagia, processo cellulare fondamentale per la salute e la regolazione dell’invecchiamento. L’autofagia è il meccanismo attraverso cui le cellule eliminano organelli danneggiati e proteine difettose, racchiudendoli in autofagosomi che vengono poi degradati dai lisosomi.
Yoshimori ha identificato la proteina LC3 come marcatore chiave degli autofagosomi e ha descritto forme di autofagia selettiva. Il suo gruppo ha scoperto Rubicon, proteina che aumenta con l’età e blocca l’autofagia. Ridurre Rubicon, specialmente nei neuroni, prolunga la vita e migliora le funzioni motorie negli animali da esperimento. Rubicon favorisce anche il rilascio di esosomi contenenti microRNA che inducono senescenza, suggerendo che questa proteina promuove l’invecchiamento non solo bloccando l’autofagia ma anche diffondendo segnali di senescenza tra le cellule.
Microbioma intestinale e primi anni di vita
Francis Chan dell’Università Cinese di Hong Kong ha sottolineato il ruolo centrale del microbioma intestinale nella longevità sana. Come co-direttore del Microbiota I-Center, Chan integra intelligenza artificiale, bioinformatica e dati clinici per esplorare interventi basati sul microbiota. Ha spiegato che il microbioma si sviluppa dalla nascita, inizialmente plasmato dalla trasmissione materna e poi da dieta e ambiente. Con l’età, la funzione intestinale declina, la composizione microbica cambia e l’infiammazione aumenta. Questi cambiamenti contribuiscono all’immunosenescenza, al declino cognitivo, ai disturbi metabolici e alla maggiore vulnerabilità alle infezioni. Curiosamente, i centenari non mantengono un microbioma giovanile: mostrano invece una riduzione delle specie microbiche centrali e una maggiore diversità di taxa benefici minori, suggerendo un adattamento microbico unico associato all’età molto avanzata.
Chan ha discusso tre metaboliti microbici chiave: butirrato, esopolisaccaridi e spermidina, composti che possono promuovere la longevità modulando epigenetica, funzione mitocondriale e autofagia. Ha anche messo in guardia sul fatto che gli interventi attuali basati sul microbioma, come probiotici e trapianto di microbiota fecale, hanno mostrato efficacia inconsistente negli anziani. Chan ha enfatizzato che l’infanzia offre una finestra critica per plasmare la salute per tutta la vita. Ha presentato uno studio di coorte longitudinale che segue famiglie dalla gravidanza alla prima infanzia in Hong Kong e Cina continentale.
I risultati hanno rivelato che i neonati durante la pandemia COVID-19 hanno mostrato maturazione microbica ritardata e maggior rischio di allergie, probabilmente a causa dell’aumentato uso di disinfettanti.
Il suo gruppo ha identificato pattern del microbiota intestinale nell’infanzia altamente predittivi dello sviluppo successivo di autismo, lavoro riconosciuto dalla FDA statunitense come progresso notevole nella diagnostica.
I quattro pilastri della longevità
Al termine del Summit, il presidente Hitoshi Yaku dell’Università di Medicina della Prefettura di Kyoto e il sindaco Yasushi Nakayama della città di Kyotango hanno consegnato una dichiarazione congiunta che sintetizza in quattro pilastri le strategie per costruire una società della longevità sana.
Il primo pilastro riguarda il favorire legami e sostenere la comunicazione: la connessione umana è il fondamento del benessere mentale e fisico, e serve impegnarsi per creare una società dove le persone si supportano attraverso generazioni e comunità.
Il secondo pilastro invita a godersi pasti ricchi di proteine vegetali e fibre alimentari insieme ad altri: un’alimentazione sostenibile e sana, centrata su proteine vegetali e fibre, nutre sia i corpi che il pianeta, valorizzando la condivisione dei pasti e la preservazione delle culture alimentari locali. Il terzo pilastro sottolinea l’importanza di incorporare routine quotidiane regolari e attività fisica: uno stile di vita ritmico e moderata attività fisica quotidiana aiutano a mantenere la giovinezza di mente e corpo.
Il quarto pilastro invita a vivere ogni giorno con gratitudine e ikigai, un senso di scopo: trascorrere il tempo con significato arricchisce la qualità della vita e produce felicità duratura.
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