Nell’Italia che invecchia rapidamente e dove la longevità è ormai un dato strutturale, cresce la domanda di informazioni chiare su quali alimenti e abitudini possano davvero fare la differenza. A fotografare questo cambiamento è l’indagine “Gli italiani e la longevità”, realizzata da AstraRicerche su un campione di 1.007 persone tra i 18 e i 65 anni.
Il dato che colpisce maggiormente è la percentuale di chi chiede più informazioni: il 93% degli intervistati dichiara di voler conoscere i benefici pro-longevità di cibi e bevande, per orientare le proprie abitudini verso una vita più lunga e più sana. La voglia di conoscenza sul legame tra alimentazione e longevità diventa così un bisogno diffuso, trasversale, che attraversa età e stili di vita diversi.
Proteine protagoniste
Secondo i risultati dello studio, il 93% degli intervistati vuole consapevolmente orientare scelte alimentari più sane che favoriscano una vita più lunga. Gli italiani, dunque, non si accontentano più di seguire le mode o i consigli generici: chiedono informazioni specifiche su come ciò che mangiano possa influire sulla durata e sulla qualità della vita.
Accanto a questa richiesta di chiarezza emerge con forza il ruolo attribuito alle proteine. Il 68,8% degli intervistati indica tra gli alimenti più preziosi per contrastare la perdita di forza muscolare legata all’invecchiamento, la cosiddetta sarcopenia, proprio quelli ad alto valore proteico: pesce, carne, legumi, uova. Una preferenza consapevole del collegamento tra il contenuto nutrizionale del cibo e la capacità di mantenersi autonomi e attivi col passare degli anni.
La longevità per gli italiani, dunque, non è più percepita come un obiettivo lontano o elitario, ma come una direzione concreta verso cui orientare la spesa quotidiana, la composizione del menù e persino la lettura delle etichette.
Un Paese sempre più anziano
Questo cambiamento di prospettiva si inserisce in un contesto demografico preciso. L’Italia è oggi uno dei Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita alla nascita pari a 83,4 anni, secondo le rilevazioni Istat relative al 2024. Nel 2024 la speranza di vita è stata stimata in 81,4 anni per gli uomini e 85,5 anni per le donne, valori in crescita rispetto al 2019 e superiori a quelli registrati durante la pandemia.
Allo stesso tempo, la popolazione italiana invecchia in modo strutturale. Al 1° gennaio 2026, gli over 65 sono 14 milioni 821mila, pari al 25,1% del totale, oltre 240mila in più rispetto all’anno precedente. Già al 1° gennaio 2025, gli anziani rappresentavano quasi un quarto degli abitanti, confermando un trend in costante ascesa. Le proiezioni Istat indicano che, nel breve periodo (2025-2030), la quota di persone con almeno 65 anni passerà dal 24,7% al 27,2%, mentre la popolazione di 85 anni e più è destinata a crescere ulteriormente nei prossimi decenni.
Anche il numero dei centenari è in aumento. I dati Istat indicano che al 1° gennaio 2025 i residenti in Italia con almeno 100 anni sono 23.548, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente e più del doppio rispetto al 2009. I fattoti che spiegano questa ultralongevità sono vari. Tra questi sicuramente, come dimostra un recente studio, il nesso tra una dieta corretta e il giusto apporto proteico.
C’è proteina e proteina
Come noto il termine medico sarcopenia indica la perdita progressiva di massa, forza e funzionalità muscolare che accompagna l’invecchiamento. Dopo i 50 anni si perde lo 0,5-1% di massa muscolare ogni anno, e la forza cala dell’1,5-5% annuo. Il meccanismo chiave è la cosiddetta resistenza anabolica: il muscolo anziano risponde il 20-35% in meno rispetto a quello giovane a parità di stimolo nutrizionale.
Le proteine, in questo quadro, diventano lo strumento principale per rallentare il processo. Le raccomandazioni degli esperti indicano un fabbisogno ottimale di 1,2-1,5 grammi di proteine per chilo di peso corporeo al giorno, con una distribuzione uniforme nei tre pasti principali. Ogni pasto dovrebbe superare una soglia critica di leucina – circa 2,5-3 grammi – per attivare la sintesi proteica muscolare. Servono dunque almeno 25-30 grammi di proteine ad alto valore biologico per pasto.
Non tutte le proteine però sono uguali. Il pesce, fresco o in conserva, è considerato dal 70,5% degli intervistati un alimento utile alla longevità per la presenza di Omega 3. Il 40,2% lo associa a una buona fonte di sali minerali, il 30,8% ne riconosce l’alto valore biologico delle proteine, il 26,9% apprezza la ricchezza di vitamina D. Sono dati che raccontano una consapevolezza nutrizionale crescente, ancora imperfetta ma in netto avanzamento rispetto al passato.
Un mercato che cambia
Non è soltanto una questione di salute. Attorno all’allungamento della vita si sta sviluppando un’economia che coinvolge consumi, servizi e stili di vita. È la cosiddetta Longevity Economy, che secondo il Centro Studi di Itinerari Previdenziali in Italia genera un valore stimabile intorno ai 700 miliardi di euro. L’alimentazione è uno dei terreni su cui il cambiamento è già visibile: oltre il 50% degli over 50 sceglie e acquista gli alimenti anche in base all’età e alle proprie esigenze di salute.
Le abitudini alimentari si stanno riorganizzando attorno a questa nuova consapevolezza. Tra le risposte più frequenti quando si parla di longevità ci sono la riduzione dei cibi grassi, indicata dal 52,2%, la diminuzione del consumo di alcolici, dal 49,5%, e la dieta mediterranea, scelta dal 42,7%. Sono comportamenti che indicano che la longevità è diventata un criterio di scelta quotidiano, capace di orientare la lista della spesa tanto quanto il budget familiare.
Il pesce e le conserve ittiche occupano una posizione centrale in questa trasformazione. Il tonno in scatola, in particolare, viene riscoperto non come ripiego da dispensa ma come alimento funzionale alla longevità, grazie al profilo di acidi grassi Omega 3 che aiutano a ridurre i trigliceridi, abbassare la pressione sanguigna e proteggere il sistema cardiovascolare. La domanda di informazioni su questi temi cresce di pari passo con la consapevolezza scientifica.
Le disparità della longevità
C’è però un rovescio della medaglia. La longevità in Italia non è un bene distribuito in modo uniforme. Se il Paese vanta una delle speranze di vita più alte al mondo, la geografia della sopravvivenza disegna una profonda differenza tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno. Nel 2023, mentre regioni come le Marche superavano la soglia degli 86 anni di età mediana alla morte, la Sicilia e la Campania restavano stabilmente ai gradini più bassi della classifica nazionale.
Questo divario riflette decenni di investimenti sanitari differenziati, disparità nell’accesso alle cure d’eccellenza e condizioni ambientali e lavorative meno favorevoli. La longevità, insomma, non è solo una questione di scelte individuali. È anche una questione di infrastrutture, di servizi, di equità.
La speranza di vita in buona salute si attesta in Italia intorno ai 59 anni. Significa che gli italiani vivono a lungo, ma non tutti vivono bene altrettanto a lungo. La sfida oggi è aggiungere vita agli anni. E su questo terreno la tavola, con le sue proteine, i suoi Omega 3 e la sua dieta mediterranea, gioca la sua partita.