A Milano il convegno AmCham ha messo a fuoco il potenziale dell’economia della longevità: entro il 2040 gli over 50 varranno la metà del Pil italiano.
Longevità, un affare da miliardi: il convegno AmCham
La longevità non è più una questione che riguarda solo medici e ricercatori. È diventata un tema economico di prima grandezza, capace di ridisegnare mercati, modelli di welfare e strategie d’impresa.
È questo il messaggio che è emerso con chiarezza dal convegno “Longevity Economy. Prospettive dell’Age Tech Transatlantico“, organizzato dalla American Chamber of Commerce of Italy (AmCham) e ospitato nella sede milanese del Boston Consulting Group.
L’incontro, che ha inaugurato la quinta edizione del programma “Walk the Talk” ha riunito intorno a un tavolo imprenditori, istituzioni, ricercatori e rappresentanti del mondo finanziario per ragionare su un fenomeno demografico senza precedenti e sulle sue ricadute economiche. Il confronto ha toccato le scienze, la farmaceutica, la biotecnologia e soprattutto l’Age Tech, quel variegato insieme di tecnologie digitali, dispositivi e soluzioni per la salute pensate per accompagnare l’invecchiamento attivo.
Gli over 50 al centro
I dati che circolano nel dibattito sulla longevity economy (l’economia che riguarda i senior) sono tutt’altro che trascurabili. In Italia, si stima che entro il 2040 la fascia demografica degli over 50 sarà responsabile di circa la metà del Pil nazionale. Non solo: questa stessa platea è destinata a rappresentare il 75% dei consumi complessivi del Paese. I longevi, oggi, detengono già una quota rilevante della ricchezza individuale e mostrano redditi medi e livelli di spesa superiori rispetto alle fasce più giovani della popolazione.
Settori come la sanità, l’assistenza, il turismo, la domotica, l’alimentazione e la cultura si trovano davanti a una domanda emergente e strutturale, non a una semplice moda passeggera. Sono numeri che ridefiniscono le priorità di chi fa impresa e di chi governa.
Age Tech, la tecnologia che accompagna il ciclo della vita
«La longevità non rientra più solo nella sfera sanitaria, ma sta divenendo un fattore strategico che ridefinisce modelli di business, investimenti e politiche di welfare». Con queste parole Simone Crolla, Managing Director di AmCham Italy, ha aperto la sua riflessione sul tema centrale del convegno. L’allungamento della vita media, ha aggiunto, «insieme all’accelerazione tecnologica, trasforma il modo in cui le aziende sviluppano prodotti e servizi lungo l’intero ciclo vitale delle persone». In questo scenario, l’Age Tech si afferma come settore strategico, capace di sostenere la prevenzione e l’autonomia degli anziani, ma anche di aprire mercati inediti.
Crolla ha poi ricordato una radice storica comune tra Italia e Stati Uniti: «Italia e USA sono uniti sin dal principio in questa avventura», ha detto, citando gli studi del biologo americano Ancel Keys sulla dieta mediterranea come chiave per la longevità, condotti negli anni Cinquanta proprio a Pioppi, nel Cilento. Un legame vecchio di settant’anni che oggi trova nuova linfa nella collaborazione transatlantica tra industria, ricerca e istituzioni.
Istituzioni e industria a confronto
L’apertura dei lavori ha visto gli interventi dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso e di Lindsay Harrison, vice responsabile della sezione politico-economica del Consolato americano di Milano, a segnalare come la questione interessi allo stesso modo i decisori pubblici dei due Paesi. La tavola rotonda, moderata dal giornalista del Sole 24 Ore Cheo Condina, ha poi ospitato voci dal mondo della consulenza, dell’industria farmaceutica, della ricerca scientifica e della finanza. Andrea Beretta di IBM ha rappresentato il punto di vista delle grandi piattaforme tecnologiche applicate alle life sciences.
Alessandra Catozzella, responsabile di BCG per l’healthcare italiano, ha portato la prospettiva della consulenza strategica. Marco Quarta, cofondatore di Rubedo Life Sciences, ha testimoniato l’avanzamento della ricerca biotech sul fronte dell’invecchiamento cellulare. Luciano Ravera, a capo di Humanitas, ha introdotto la visione dell’ospedalità ad alta specializzazione. Stefania Vigna di Intesa Sanpaolo ha raccontato come il settore finanziario stia monitorando e accompagnando questa transizione. Federico Villa di Eli Lilly ha infine portato il punto di vista dell’industria farmaceutica sulla questione dell’accesso e dell’innovazione terapeutica.
Cooperazione transatlantica
Il convegno aveva anche un’agenda geopolitica, per così dire. La collaborazione tra Italia e Stati Uniti nel campo della longevità economy non è solo un auspicio: è già realtà in diversi ambiti della ricerca biomedica e dell’innovazione tecnologica.
Il format scelto da AmCham Italy (una camera di commercio che da decenni lavora a rafforzare le relazioni economiche tra i due Paesi) è stato pensato proprio per costruire ponti tra ecosistemi diversi ma complementari. Da un lato, la solidità della tradizione scientifica e medica italiana, con le sue eccellenze nei settori farmaceutico e ospedaliero. Dall’altro, la capacità americana di trasformare la ricerca in impresa e di scalare rapidamente le innovazioni sui mercati globali.
L’Age Tech è uno di quei campi in cui la sinergia transatlantica può produrre valore su entrambe le sponde.
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