Un’indagine scientifica rivela che costruire il tessuto muscolare riducendo il grasso viscerale protegge il cervello dall’invecchiamento
Una ricerca condotta dalla Stanford Medicine e dalla Washington University ha dimostrato che la longevità del cervello dipende direttamente dalla salute dei muscoli. Lo studio ha coinvolto oltre millecentosessanta persone sane, tutte attorno ai cinquantacinque anni, sottoposte a risonanze magnetiche totali del corpo. I ricercatori coordinati dal dottor Cyrus Raji hanno utilizzato algoritmi avanzati di intelligenza artificiale per misurare tre elementi cruciali: la quantità di tessuto muscolare presente nell’organismo, l’accumulo di grasso nascosto tra gli organi interni e l’età biologica effettiva del cervello. I risultati hanno svelato che chi mantiene muscoli tonici e limita il grasso viscerale mostra un cervello biologicamente più giovane rispetto all’età anagrafica. In altre parole, investire sulla propria forma fisica oggi significa costruire concretamente la longevità cognitiva di domani.
Il nemico nascosto della longevità mentale
Per comprendere questa relazione dobbiamo imparare a distinguere tra due tipologie molto diverse di tessuto adiposo presenti nell’organismo. Il grasso sottocutaneo, quello morbido che si trova direttamente sotto la pelle, secondo la ricerca non influisce negativamente sulla longevità cerebrale. Ben diversa è invece la situazione del grasso viscerale, che si accumula in profondità nell’addome, avvolgendo organi vitali come fegato, cuore, reni e intestino. Questo grasso produce continuamente sostanze infiammatorie che entrano nel circolo sanguigno creando una condizione di infiammazione cronica che si accompagna frequentemente a problemi metabolici come l’insulino-resistenza e l’alterazione dei livelli di colesterolo.
Dal grasso profondo al declino cognitivo
Il cervello, sottoposto a questo processo infiammatorio costante, reagisce riducendo gradualmente il proprio volume co promettendo la longevità delle sue funzioni cognitive. È proprio attraverso questo meccanismo subdolo che l’obesità addominale accelera i processi degenerativi cerebrali e aumenta drammaticamente il rischio di sviluppare patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Ecco perché gli strumenti di valutazione tradizionali come il BMI risultano oggi insufficienti per valutare la vera longevità potenziale di una persona: qualcuno può avere un peso considerato normale sulla bilancia ma nascondere una composizione corporea squilibrata che sta già minando la salute futura del cervello.
I muscoli, guardiani della longevità cerebrale
Per decenni i muscoli sono stati visti come il motore meccanico del corpo, utile per camminare, sollevare pesi o praticare attività sportive. La scienza contemporanea svela invece che il tessuto muscolare funziona come un organo endocrino sofisticato, capace di produrre ormoni e sostanze bioattive chiamate miochine che agiscono come veri messaggeri della longevità. Queste molecole viaggiano attraverso il circolo sanguigno e comunicano con tutti gli organi del corpo, orchestrando processi fondamentali per la longevità cellulare: regolano l’infiammazione, migliorano la sensibilità all’insulina, influenzano il metabolismo degli zuccheri e dei grassi. Allenare il muscolo vuol dunque dire riprogrammare l’intero organismo, creando le condizioni biologiche ottimali per la longevità di tutti i sistemi.
Due alleati che lavorano in sinergia
Questa rete di comunicazioni coinvolge il fegato, il tessuto adiposo, il sistema immunitario e, come dimostrano chiaramente le ricerche più recenti, anche i tessuti cerebrali. I muscoli allenati regolarmente rilasciano segnali chimici protettivi che nutrono i neuroni, favoriscono la creazione di nuove connessioni sinaptiche e difendono quelle esistenti dai processi degenerativi. L’immagine è quella di un sistema di manutenzione continua che lavora ventiquattr’ore su ventiquattro: più i muscoli sono efficienti e attivi, più il cervello riceve fattori di protezione che sostengono la sua longevità funzionale negli anni.
Un nuovo approccio al movimento
Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riflettono questa consapevolezza, raccomandando a tutti gli adulti che vogliono preservare la propria longevità di dedicarsi ad almeno due sessioni settimanali di esercizi di rafforzamento muscolare. Queste sessioni dovrebbero affiancarsi a un minimo di centocinquanta-trecento minuti di attività aerobica moderata, come una camminata sostenuta, oppure settantacinque-centocinquanta minuti di attività più intensa come la corsa, il nuoto o la bicicletta. L’attività aerobica rappresenta lo strumento più efficace per ridurre il grasso viscerale, quello pericoloso che alimenta l’infiammazione sistemica e compromette la longevità cerebrale. Gli esercizi di resistenza, dal canto loro, costruiscono e preservano il tessuto muscolare, stimolando la produzione di quelle miochine protettive. Il risultato finale è un cervello che invecchia più lentamente, mantenendo le sue capacità cognitive intatte più a lungo.
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