I dati Eurostat confermano una realtà strutturale: meno bambini, più anziani e un sistema di welfare sempre più sotto pressione
L’Italia è il paese più vecchio d’Europa, con la minor percentuale di bambini e la maggior percentuale di anziani rispetto al totale della popolazione. Lo dicono i numeri dell’ultimo report Eurostat, che fotografa lo scivolare dei paesi membri verso l’inverno demografico. L’Unione Europea nel suo complesso conta oggi 450,6 milioni di abitanti, e anche a livello continentale la direzione è quella dell’invecchiamento. Come scrive Eurostat nel commento ai dati, il calo costante dei tassi di natalità e l’aumento dell’aspettativa di vita stanno trasformando profondamente la struttura demografica del continente. Ma tra i 27 paesi dell’Unione, l’Italia ha percorso questa strada più in profondità e più velocemente di tutti gli altri.
Bambini sempre meno, anziani sempre di più
Per capire l’entità del fenomeno conviene partire dai dati. In media, nell’UE i bambini tra 0 e 14 anni rappresentano il 14,4% della popolazione. In Italia quella percentuale scende all’11,9%, il dato più basso di tutta l’Unione. Dietro si trovano Malta con il 12,1% e il Portogallo con il 12,6%. All’estremo opposto della classifica c’è l’Irlanda, dove quasi un cittadino su cinque ha meno di 14 anni, seguita da Svezia e Francia, entrambe ampiamente sopra il 16%. Sul fronte degli over 65 il quadro si ribalta, e l’Italia torna in testa con il segno sbagliato. Il 24,7% della popolazione ha superato i 65 anni di età: ancora una volta il valore più alto dell’intera Unione. Portogallo e Bulgaria seguono da vicino, mentre Lussemburgo, Irlanda e Cipro si fermano intorno al 15-18%. Dal 2015 ad oggi la quota di anziani nell’UE è cresciuta di quasi tre punti percentuali, e nel solo 2025 è aumentata in 26 dei 27 Stati membri.
Quasi cinquant’anni di età mediana
Uno degli indicatori più efficaci per misurare l’invecchiamento di una società è l’età mediana, cioè il valore che divide esattamente a metà la popolazione: sopra ci sono le persone più anziane, sotto quelle più giovani. Nell’UE questa soglia si colloca oggi a 44,9 anni. In Italia sale fino a 49,1 anni, quasi cinque in più rispetto alla media europea. Significa, in termini concreti, che metà degli italiani ha già superato la soglia dei 49 anni. Un Paese con il proprio baricentro generazionale così spostato verso l’alto fatica a rinnovarsi, ad attrarre investimenti, a sostenere i propri sistemi di protezione sociale. Al polo opposto si trova ancora una volta l’Irlanda, con un’età mediana di soli 39,6 anni: una distanza di quasi un decennio che racconta due visioni del futuro profondamente diverse.
Il nodo del welfare
La questione demografica ha effetti molto concreti sul sistema pensionistico, sulla sanità, sull’organizzazione dei servizi sociali. Per capirlo basta guardare l’indice di dipendenza degli anziani, che misura quante persone in età lavorativa ci sono per ogni over 65 non più attivo. Nell’UE questo rapporto è oggi pari al 34,5%, ovvero poco più di tre lavoratori per ogni pensionato. In Italia il valore sale al 39%, il più alto dell’intera Unione: meno di tre persone in età lavorativa per ogni over 65. A fare meglio sono, tra gli altri, Lussemburgo, Irlanda e Malta, dove il rapporto è ancora favorevole con quasi cinque lavoratori per ogni pensionato. Le implicazioni, in particolare per l’Italia che è il paese più vecchio d’Europa, sono che meno lavoratori devono sostenere un numero crescente di pensionati, finanziare la sanità pubblica, mantenere in piedi un sistema di welfare già sotto pressione. “Si prevede che nei prossimi decenni la percentuale di anziani rispetto alla popolazione totale aumenterà in modo significativo”, avverte Eurostat. “Ciò potrebbe comportare un aumento dell’onere a carico delle persone in età lavorativa, chiamate a sostenere la spesa sociale necessaria per fornire alla popolazione che invecchia una serie di servizi correlati.”
Una sfida che non si può rimandare
Il fatto che l’Italia sia il paese più vecchio d’Europa è il risultato di un processo iniziato decenni fa, alimentato da un tasso di natalità tra i più bassi del continente, da politiche familiari storicamente deboli rispetto ad altri Paesi UE. E da una difficoltà a conciliare lavoro e genitorialità, soprattutto per le donne. Il risultato è una società che invecchia rapidamente e che deve fare i conti con le conseguenze di scelte — o non scelte — accumulate nel tempo. Quel che i dati Eurostat restituiscono è una fotografia di un punto di arrivo. Un Paese in cui quasi un quarto della popolazione ha più di 65 anni, in cui i bambini rappresentano meno di uno su otto, in cui l’età mediana si avvicina alla soglia dei 50 anni. Per chi ha già superato i cinquant’anni questo ha un doppio significato: racconta una generazione diventata numericamente dominante nel Paese, ma pone anche domande serie sul futuro dei servizi che quella stessa generazione utilizzerà sempre di più.
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