Nel subcontinente indiano il mercato delle residenze per anziani cresce del 26% all’anno, con investimenti fino a 3.000 crore di rupie in un settore ancora agli albori; destinato a esplodere con l’invecchiamento della popolazione.
Un settore da scoprire che vale miliardi
L’India sta scoprendo il senior living, e lo fa con i numeri che solo il subcontinente sa esprimere: 3.000 crore di rupie, circa 350 milioni di euro, pronti per essere investiti da Serene Communities nel giro di pochi anni. La volontà è quella di costruire residenze pensate per gli anziani in un Paese dove questa formula abitativa è ancora quasi sconosciuta. Oggi il mercato vale 3,55 miliardi di dollari, ma secondo le proiezioni dovrebbe superare gli 11,6 miliardi entro il 2030. Una crescita del 26% all’anno che testimonia un cambio culturale profondo in una società tradizionalmente legata al modello della famiglia allargata.
I numeri demografici spiegano questa accelerazione meglio di qualsiasi altra analisi. Gli indiani con più di 60 anni sono oggi 150 milioni. Nel 2036 saranno oltre 230 milioni. Un esercito di anziani che avrà bisogno di soluzioni abitative nuove, perché il modello tradizionale, tre generazioni sotto lo stesso tetto, sta mostrando crepe sempre più evidenti. L’urbanizzazione galoppante, la migrazione dei giovani verso le metropoli, i nuclei familiari sempre più ristretti: tutto spinge verso alternative che fino a ieri erano considerate quasi un tabù.
Partnership al posto del mattone
La Serene Communities, controllata dalla statunitense Columbia Pacific Communities (che ha molta esperienza nel settore), ha scelto una strada precisa: niente acquisti di terreni, niente cantieri in proprio. La strategia punta tutto sulle collaborazioni con sviluppatori locali nelle città chiave come Bangalore, Chennai, Hyderabad e Pune. Un modello che permette di crescere rapidamente senza immobilizzare capitali enormi nel mattone. L’azienda preferisce concentrare le risorse su quello che sa fare meglio: gestire le comunità, organizzare i servizi sanitari, costruire ecosistemi di assistenza integrata. Un scelta non casuale.
Il vero valore nel senior living indiano non sta tanto negli appartamenti quanto nei servizi che li accompagnano. Serene ha sviluppato KITES Senior Care per la parte clinica e geriatrica, mentre la piattaforma seniorshield si occupa del benessere e della tecnologia applicata alla terza età.
Non è solo questione di vendere case: è un pacchetto completo che include assistenza medica, attività ricreative, sicurezza, socialità. Un concetto che in Europa o negli Stati Uniti è consolidato da decenni ma che in India deve ancora affermarsi.
Il problema culturale
Questo nuovo modello indiano deve però fare i conti con barriere che altrove non esistono.
C’è ancora resistenza culturale: mandare i genitori in una residenza per anziani viene percepito da molti come un abbandono. Poi c’è il nodo dei costi: le soluzioni premium rischiano di restare appannaggio di una élite urbana, mentre la classe media emergente cerca formule più accessibili.
Alcuni operatori stanno sperimentando comunità multigenerazionali, dove nonni e nipoti possono vivere in spazi separati ma vicini, nel tentativo di mediare tra tradizione e modernità.
Una scommessa sulla silver economy
Se la “silver economy” è l’insieme di beni e servizi destinati agli anziani, in India questo segmento è agli inizi, ma la traiettoria sembra segnata.
Le pensioni aumentano, i risparmi delle generazioni del boom economico post-liberalizzazione del 1991 stanno maturando, la consapevolezza sanitaria cresce. Serene Communities scommette che nei prossimi dieci anni l’approccio cambierà radicalmente. Non più assistenza di emergenza quando la famiglia non riesce più a gestire un anziano non autosufficiente, ma scelta di vita per chi vuole mantenere indipendenza e socialità. In più, il modello americano di Columbia Pacific (e la relativa conoscenza medica), verrà adattato alla realtà locale.
Una combinazione che dovrebbe garantire standard internazionali senza perdere il contatto con le specificità indiane.
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