Alcune iniziative aprono il cuore alla speranza e incoraggiano il cambiamento con azioni che nascono dal basso e assumono un valore per tutti
La nostra società viene spesso descritta e percepita come frammentata, malata d’individualismo, dalla disillusione e da scarsità di valori. Eppure, alcune iniziative hanno il potere di ribaltare questa narrazione, aprendo il cuore alla speranza e incoraggiando il cambiamento con azioni che nascono dal basso e assumono un valore per tutti. Diceva d’altra parte Sant’Agostino “le parole insegnano, gli esempi trascinano”: così abbiamo scelto di raccontare alcune di queste esperienze trasformative nelle pagine di questo numero.
In una bella intervista rilasciata ad Anna Giuffrida – che trovate alle pagine 20 e 21 – Elena Fortunato, coordinatrice del progetto ‘Biblioteca Gallaratese’, apre le porte di uno spazio libero che diventa un porto sicuro per le persone con demenza e i loro caregiver, rompendo l’isolamento e lo stigma. “L’obiettivo è quello di non fare sentire nessuno escluso. […] È un modo per fare familiarizzare le persone con chi non ha mai incontrato questa condizione”. Questa frase coglie il punto: l’azione collettiva genera inclusione. La biblioteca non è più solo un luogo di libri, ma un polo sociale dove la fragilità diventa normalità e dove si costruiscono reti di sostegno concrete, dallo sportello di orientamento ai laboratori di musicoterapia e giardinaggio.
Poco più avanti, alle pagine 44 e 45, in un’altra bella intervista rilasciata a Ilaria Romano, Alessandro Della Casa, uno dei soci fondatori del Cinema Carbone di Mantova, ci porta in un viaggio figurato – certamente – ma anche concreto perché mostra la possibilità reale di rispondere a esigenze specifiche. Della Casa, insieme ai suoi ragazzi, ha reagito a quello che definisce il “vuoto sempre più grande nella vita culturale” della città, creando “un luogo di aggregazione che potesse diventare anche un riferimento per altre realtà associative”. A Mantova, insomma, hanno trasformato un limite spaziale in un punto di forza, dimostrando che l’innovazione sociale nasce dalla capacità di adattarsi ai bisogni emergenti della comunità, piuttosto che rimanere ancorati a modelli obsoleti.
Questi esempi di buone pratiche (buone sia perché funzionano, sia perché fanno del bene) sono diversi tra loro ma hanno un effetto che li accomuna: la capacità di accendere una piccola luce che permette di aprire la strada a molti. Di fronte a sfide schiaccianti come una malattia degenerativa o la crisi di un settore culturale, l’iniziativa individuale o di gruppo non si limita a tamponare un’emergenza, ma ridefinisce lo spazio pubblico e le relazioni umane. Ecco perché, in un mondo che spesso sembra scivolare nell’indifferenza, queste storie ci ricordano che la speranza non è un concetto astratto, ma il risultato tangibile dell’impegno civile e della cura reciproca. Ogni iniziativa, dal più piccolo gesto di inclusione al progetto culturale più ambizioso, è un mattone che costruisce la resilienza sociale e riafferma il valore inestimabile della collettività.
© Riproduzione riservata
