Per cinque giorni attorno a Oleshky, cittadina della regione di Kherson occupata dalle truppe russe dal 2022, nessuno ha sparato. La tregua è iniziata alle 3 del mattino del 27 ottobre ed è finita la sera del primo novembre, la pausa più lunga su tutto il fronte dall’inizio dell’invasione. È servita a portare via quasi 800 civili, secondo la first lady statunitense Melania Trump, che ha mediato l’accordo. Prima della guerra Oleshky aveva 24mila abitanti. Ne erano rimasti circa 2mila, molti anziani, senza elettricità, con poco cibo e pochi medicinali. La città era già finita sott’acqua nel 2023, quando la distruzione della diga di Kakhovka allagò la sponda sinistra del Dnipro. A metà ottobre papa Leone XIV aveva chiesto al presidente russo Vladimir Putin una tregua per far arrivare gli aiuti, e la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, aveva iniziato uno sciopero della fame.
L’operazione l’hanno gestita i due difensori civici, l’ucraino Dmytro Lubinets e la russa Yana Lantratova. Il 30 ottobre 25 autobus hanno lasciato la città, con i bagagli e qualche cane randagio raccolto per strada. Nel nord della Crimea il convoglio si è diviso. Chi ha scelto la Russia è stato sistemato in centri di accoglienza a Simferopoli, chi voleva tornare in Ucraina ha fatto un giro lunghissimo. Il territorio controllato da Kiev è a pochi chilometri, sull’altra riva del fiume, ma secondo Davyd Arakhamia, capogruppo in parlamento del partito del presidente Volodymyr Zelensky, il percorso passava per Anapa, sul mar Nero russo, poi in aereo fino in Bielorussia e da lì in pullman verso il confine. Quanti abbiano scelto una parte e quanti l’altra non si sa, Kiev e Mosca si sono impegnate a non renderlo pubblico. Secondo Lantratova durante lo sminamento della strada sono morte due persone, tra cui un artificiere.
Nessuna delle due parti ha denunciato violazioni e anche Kherson, il capoluogo rimasto in mano ucraina, ha avuto i primi giorni senza bombardamenti dal 2022. Finita la tregua, i colpi sono ripresi. La mattina del 2 novembre un drone russo ha colpito un’auto a Kherson, secondo le autorità locali, mentre Mosca ha rivendicato un raid su un deposito di lanciamissili ucraini nella regione di Odessa. Lo stato maggiore di Kiev accusa i russi di aver approfittato della pausa per far ruotare i soldati e rifornirsi di munizioni.
La leadership ucraina ha definito questa tregua la più grande de-escalation dal 2022. I tre round di colloqui mediati da Washington, ad Abu Dhabi e a Ginevra tra gennaio e febbraio, non avevano portato a nessuna intesa politica. A fine ottobre Putin ha detto all’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, di essere pronto a riprendere i negoziati dopo il 10 novembre, e Zelensky si è detto disposto a incontrarlo in Turchia: i territori, ha spiegato, sono una questione da affrontare tra leader. Per il consigliere di Putin, Yuri Ushakov, il tavolo dovrà costruire un sistema di sicurezza tra i due Paesi per il dopoguerra. L’auspicio di Kiev è usare il meccanismo di Oleshky per riportare a casa i civili rimasti bloccati in altri territori occupati.