L’Osservatorio Generationship 2025 fotografa la condizione lavorativa degli under 35: aumentano i posti ma non la qualità. Stipendi bassi, contratti atipici e disparità di genere segnano una generazione che cerca equilibrio più che carriera.
Record di occupati ma redditi fermi
L’Italia registra numeri da primato sul fronte occupazionale, con livelli mai raggiunti in precedenza. Questo exploit statistico, però, nasconde una realtà ben diversa per chi ha meno di 35 anni. L’incremento dei posti di lavoro non si accompagna infatti a una crescita parallela della produttività né tantomeno dei salari.
Il quadro che emerge dal focus “Giovani e lavoro” dell’Osservatorio Generationship 2025 di Changes Unipol mostra una generazione intrappolata nella precarietà. Il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ha un contratto non standard, una percentuale che supera di gran lunga quella degli adulti, ferma al 15%. Le giovani donne risultano ancora più penalizzate: oltre il 40% di loro lavora con contratti atipici, contro il 28% dei coetanei maschi.
Stipendi inadeguati e dipendenza economica
La fragilità contrattuale si riflette direttamente sui portafogli. Il 44% dei giovani porta a casa meno di 1.500 euro netti al mese, mentre solo il 27% riesce a superare la soglia dei 2.000 euro. Una situazione che rende impossibile l’autonomia economica per un giovane su quattro, costretto a fare ancora affidamento sul sostegno familiare. Le basse retribuzioni vengono indicate come il problema più grave dal 60% degli intervistati, che denunciano anche precarietà e incertezza per il 46%, scarsa meritocrazia per il 41% e una cultura manageriale arretrata nel 23% dei casi.
La fiducia nel mercato del lavoro resta limitata: appena il 45% dei giovani dichiara di riporvi una fiducia medio-alta. Le giovani donne manifestano livelli di soddisfazione inferiori rispetto ai colleghi maschi e cambiano impiego con maggiore frequenza, mentre gli uomini under 35 mostrano una propensione più marcata a valutare opportunità all’estero, con il 47% che ci pensa concretamente.
Meno emigrazione ma nuove aspettative
Un dato significativo riguarda il calo della quota di giovani che prende in considerazione l’idea di trasferirsi: si passa dal 58% del 2023 al 41% del 2025.
Questo non significa che i problemi siano risolti, piuttosto che l’emigrazione giovanile non dipende tanto dalla mancanza assoluta di occupazione, quanto dalla difficoltà di trovare un lavoro percepito come interessante, qualificato e retribuito adeguatamente. La ricerca di un impiego si è spostata decisamente online: il 52% dei giovani consulta annunci sul web, il 33% utilizza i social network e il 21% si affida alle applicazioni dedicate. Crescono anche il passaparola, che raggiunge il 32%, e i contatti diretti da parte di agenzie del lavoro e recruiter specializzati, al 24%. L’online passa dal 35% al 73% come canale privilegiato, mentre l’offline arretra leggermente dal 77% al 70%.
Nonostante un’anzianità lavorativa inferiore, il 61% dei giovani ha già cambiato almeno una volta posto di lavoro, una percentuale identica a quella degli adulti.
Competenze digitali e priorità ridefinite
I giovani si percepiscono come più attrezzati sul piano tecnologico, per il 61% degli intervistati, più innovativi per il 58% e più adattabili per il 50%. Riconoscono però agli adulti maggiore solidità, esperienza e resilienza. Gli stessi adulti condividono in larga parte questa visione, segno di una consapevolezza diffusa dei rispettivi punti di forza e di debolezza. La fiducia di trovare un lavoro all’altezza delle aspettative coinvolge il 49% del campione complessivo, ma il dato presenta forti differenze di genere: riguarda il 59% degli uomini giovani mentre scende al 38% tra le donne.
Intorno ai trent’anni la fiducia femminile registra un vero e proprio crollo, per poi risalire negli anni successivi. Anche chi vive nei piccoli centri risulta penalizzato, mentre il Sud mostra livelli di fiducia in linea con le altre aree del paese.
Benessere prima della carriera
Nel lavoro i giovani hanno ridefinito le priorità. Al primo posto non c’è più la scalata professionale, ma il benessere complessivo: l’equilibrio tra vita privata e impegni professionali, la salute e la qualità della vita vengono considerati molto importanti da oltre l’80% degli under 35. Segue l’autorealizzazione, valorizzata dal 70-80%, mentre ambizione e competizione risultano meno centrali. La retribuzione netta ritenuta adeguata si attesta intorno ai 2.000 euro mensili.
Per quanto riguarda l’equilibrio vita-lavoro, la priorità non è rappresentata dallo smart working ma dal diritto al tempo libero: orari flessibili per il 56%, weekend e festivi liberi per il 48% e limiti al lavoro fuori orario per il 42%. Il 34% dei giovani si dichiara disposto a rinunciare alla carriera e il 27% a uno stipendio elevato pur di migliorare l’equilibrio complessivo. Un ambiente di lavoro ideale viene descritto come collaborativo, sereno e intergenerazionale. La stabilità non coincide più soltanto con il contratto a tempo indeterminato: vengono richieste garanzie concrete anche in caso di crisi aziendale.
Nel complesso la maggioranza dei giovani si dichiara moderatamente soddisfatta delle diverse caratteristiche del proprio impiego attuale: il 66% esprime giudizi positivi su sicurezza, equilibrio vita-lavoro per il 63% e ambiente per il 63%. Le principali criticità riguardano invece la retribuzione, giudicata insufficiente, lo sviluppo delle competenze e le opportunità di crescita professionale. Quando valutano un cambio di lavoro, la priorità va alla retribuzione per il 54% e all’equilibrio vita-lavoro per il 40%, seguiti dalle opportunità di crescita per il 33% e dalla qualità dell’ambiente per il 32%. Gli stessi fattori guidano anche la fidelizzazione: per convincere un giovane a restare in azienda, la leva decisiva resta il riconoscimento economico. Data la loro posizione di partenza più svantaggiata, una retribuzione adeguata risulta un fattore ancora più determinante per le giovani donne.
Questo focus sul lavoro restituisce l’immagine di una generazione tutt’altro che disimpegnata, ma estremamente esigente. I giovani cercano condizioni eque, non scorciatoie: una retribuzione adeguata, sicurezza, rispetto del tempo personale e opportunità di crescita reali.
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