Alessandro Maccarone, consigliere comunale, spiega genesi e sviluppo di ‘Un territorio, mille capitali’ il progetto presentato alla Presidenza del Consiglio che coinvolge anche altre zone dell’Appennino.

Alessandro Maccarone
«Nelle radici di queste popolazioni c’è la natura della nostra identità», così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, alla presentazione del programma di L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026 avvenuta presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Una designazione che vede la città protagonista non solo di un anno di celebrazioni, ma di un progetto di rilancio che coinvolge un vasto territorio dell’Appennino centrale e che si rivela già dal titolo – Un territorio, mille capitali -, distinguendosi per il suo forte valore identitario, frutto di un percorso partecipato che pone al centro le città medie e le aree interne ‘fragili’. A spiegare come la città si sta preparando a questo appuntamento è Alessandro Maccarone, consigliere comunale.
Il progetto coinvolge anche le aree colpite dai sismi del 2009 e 2016-’17, come nasce l’idea?
L’intuizione nasce dalla consapevolezza che gli eventi sismici hanno prodotto fratture non solo materiali, ma anche sociali e relazionali e per questo abbiamo concepito il dossier di candidatura insieme a Regione Abruzzo, al Comune di Rieti ed agli Uffici Speciali per la Ricostruzione. In questi anni abbiamo colto la sfida della ricostruzione materiale, con una città pronta a mostrare il proprio volto rinato; adesso abbiamo l’opportunità di ricostruire l’anima della nostra terra.
Quali sono le sfide e le opportunità di questa candidatura “diffusa”?
Una candidatura culturale che abbraccia un territorio così esteso presenta diverse sfide, specialmente sul piano organizzativo: in primis mettere in rete comuni, enti culturali e comunità con storie differenti, attraverso un approccio di sistema. La candidatura “diffusa” – multidimensionale – consente di sperimentare nuovi modelli di cooperazione territoriale, valorizzare un patrimonio culturale unico nel Paese e proporre una visione innovativa di capitale culturale come rete di luoghi e persone. In questo modello, L’Aquila può essere il centro naturale di un ecosistema culturale che unisce l’Appennino centrale.
Nel corso della presentazione è stata sottolineata anche l’importanza dei “mille capitali umani”. Cosa significa?
“Mille capitali umani” rimette al centro le persone: cittadini, giovani, associazioni, scuole, università, imprese. Siamo convinti che i cittadini possano essere il vero motore di sviluppo per la rinascita dei territori. Questo processo sarà possibile proprio attraverso la cultura, in una città che ospita importanti istituzioni accademiche e scientifiche di rilievo internazionale e che ambisce ad essere un incubatore di energie sociali e culturali. In questa prospettiva, il programma non sarà un insieme di attività calate dall’alto ma un processo dinamico e condiviso che rafforza la partecipazione civica e le competenze locali. Proprio in questi giorni stiamo formando gli “Ambasciatori della Cultura”, ovvero commercianti, associazioni e cittadini che attraverso corsi di formazione dedicati avranno un ruolo attivo e saranno protagonisti durante l’anno da Capitale.
Quali iniziative sono previste per valorizzare il territorio circostante e quali aree culturali saranno messe in evidenza?
L’Amministrazione comunale ha definito una strategia articolata e strutturale per la valorizzazione del territorio e del suo patrimonio culturale. Prevediamo 300 eventi in 300 giorni, attraverso un investimento complessivo di oltre 16 milioni di euro destinato alla programmazione culturale, alle grandi esposizioni, alle produzioni artistiche originali, alle attività diffuse sul territorio e alle azioni di rigenerazione urbana a base culturale. È il segno di una scelta politica chiara, che mira a rafforzare il ruolo della cultura come infrastruttura strategica per il futuro della città e del comprensorio. In tal senso, il programma ospiterà e promuoverà produzioni originali che legano il territorio aquilano ai grandi linguaggi della contemporaneità. Tra queste, solo a titolo esemplificativo, l’opera in prima esecuzione assoluta commissionata dalla Società Aquilana dei Concerti “Bonaventura Barattelli” a Nicola Piovani, in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione; il progetto inedito realizzato con l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, che intreccia le parole di Davide Rondoni, la musica di Roberto Molinelli e il canto di Simona Molinari per l’ottavo centenario della morte di San Francesco; la prima edizione dell’International Conducting Competition “Vittorio Antonellini”, promossa dai Solisti Aquilani, rivolta a giovani direttori d’orchestra e con una giuria presieduta da Salvatore Accardo, a dieci anni dalla scomparsa del fondatore; la mostra negli spazi del MAXXI L’Aquila nel centenario della nascita di Fabio Mauri, a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini, che valorizzerà le opere realizzate durante il suo insegnamento in città e il profondo legame con la comunità aquilana. Accanto alle nuove produzioni, il programma rafforza e potenzia gli eventi identitari della città, che costituiscono un patrimonio condiviso e un forte elemento di attrattività per l’intero territorio: la Perdonanza Celestiniana, I Cantieri dell’Immaginario, Jazz Italiano per le Terre del Sisma e il Festival delle Città del Medioevo torneranno nel 2026 in una programmazione ampliata e maggiormente integrata con i luoghi, i borghi e le comunità dell’area aquilana.
Quale eredità si vuole lasciare?
Il 6 aprile 2009 avevo dodici anni. La mia generazione è cresciuta dentro una città ferita, ha imparato che ricostruire non è solo un fatto materiale ma una responsabilità civile che implica tutti gli aspetti della vita vissuta. Da quell’esperienza nasce una visione di lungo periodo: trasformare una tragedia collettiva in un’eredità istituzionale duratura. Oggi, a ventotto anni, insieme a una classe dirigente preparata e di qualità guidata dal sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, stiamo riscrivendo una pagina nuova nella storia del Centro Italia. L’Aquila può essere un modello nazionale di rinascita, capace di generare sviluppo sostenibile, attrarre turismo qualificato, trattenere giovani talenti e rafforzare l’identità territoriale. L’eredità attesa è duplice: infrastrutturale – con nuovi spazi culturali riqualificati e servizi potenziati – e immateriale, grazie alla creazione di reti, competenze e nuove opportunità per la nostra comunità. L’Aquila dimostrerà al Sistema Paese che, nonostante le complessità di contesto, la cultura può essere un motore strutturale di rinascita. L’anno da Capitale non sarà un traguardo formale, ma la conferma di un lavoro portato avanti nel tempo e di una direzione chiara. L’Aquila si presenterà al Paese come una città che ha saputo rimettersi in cammino, facendo della cultura uno strumento di sviluppo, coesione e opportunità, con l’ambizione di offrire un modello replicabile in altri territori. A commentare il riconoscimento ottenuto dalla città anche Dina Piperni, presidente dell’associazione 50&Più L’Aquila: «Siamo entusiasti del progetto, abbiamo messo in preparazione eventi che contribuiranno ulteriormente a valorizzare la nostra realtà».
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