Con la posa della croce sulla Torre di Gesù Cristo, Barcellona mostra il nuovo skyline
Il cielo della città catalana ha oggi una nuova vetta, quella che Antoni Gaudí aveva immaginato oltre cent’anni fa. Con la posa del braccio superiore della croce sulla Torre di Gesù Cristo, la Sagrada Família è finalmente completa nella sua struttura esterna, svettando a 172,5 metri di altezza. D’ora in poi non sarà solo il monumento più iconico della Spagna, ma anche l’edificio religioso cattolico più alto del mondo. Un traguardo che arriva nel centenario della morte del suo architetto visionario, celebrato nel 2026 con un programma di eventi che trasforma la città in un vero e proprio palcoscenico commemorativo.
Una croce che brilla di significato
La croce è un’opera d’arte tridimensionale larga 13,5 metri e alta 17, rivestita di ceramica bianca e vetro che cattura e riflette la luce del Mediterraneo. Alla sua base, tra decorazioni di palme, le iscrizioni in ceramica smaltata recitano “Tu solus Sanctus, tu solus Dominus, tu solus Altissimus”: un messaggio scolpito a 172 metri d’altezza, destinato al cielo più che agli occhi dei passanti. Nel cuore della struttura, come previsto dai disegni originali, è custodito l’Agnus Dei, opera dell’artista Andrea Mastrovito: sarà visibile dall’interno della croce, trasformando l’intera guglia in una lanterna di luce e fede.
Pietra e acciaio: la sfida del XXI secolo
La torre è stata innalzata attraverso un sistema di pannelli in pietra precompressa, una tecnica sofisticata che unisce la solidità della pietra tradizionale alla resistenza dell’acciaio, consentendo di assemblare i moduli fuori dal cantiere prima di posizionarli definitivamente in quota. Il processo è iniziato nel 2018, quando i lavori hanno preso il via a 85 metri di altezza, e si è concluso con l’installazione dell’ultimo elemento: un modulo che da solo misura circa cinque metri per lato. Oggi, quella che per Gaudí era una sfida di scalpelli, carrucole e intuizione geometrica è diventata una frontiera tecnologica. La stampa 3D e i software di progettazione nati per l’industria aeronautica hanno permesso alle torri di crescere con una rapidità impensabile per qualsiasi generazione precedente.
La natura di pietra
Per capire la Sagrada Família bisogna capire Gaudí e dimenticare tutto ciò che si sa sull’architettura tradizionale. L’uomo non cercava ispirazione nei manuali, ma in quello che lui chiamava “il grande libro della natura”, opera suprema del Creatore. Aveva un’idea precisa: la linea retta appartiene all’uomo, la linea curva appartiene a Dio. Il risultato è che entrare nella basilica è come camminare in una foresta. Le colonne non sono pilastri, sono alberi: si ramificano verso l’alto come querce centenarie, progettate per reggere il peso delle volte con la stessa logica strutturale con cui un tronco sostiene la sua chioma. Gaudí studiò le conchiglie, le ossa umane, le formazioni rocciose — cercando ovunque il segreto di strutture leggere ma indistruttibili.
“Il mio cliente non ha fretta”
L’artista catalano viveva dentro il cantiere, in una piccola stanza ricavata all’interno della chiesa. Passava le giornate a modellare prototipi in gesso e cordicelle, e usava specchi per simulare come la luce naturale avrebbe colpito le navate nelle diverse ore del giorno. Un metodo artigianale e visionario insieme, quello di un uomo che considerava se stesso non il progettista di un edificio, ma il collaboratore di qualcuno di ben più importante. Quando qualcuno gli faceva notare l’eccessiva lentezza dei lavori — finanziati esclusivamente dalle donazioni dei fedeli, senza alcun contributo statale o ecclesiastico — lui rispondeva con ironia: “Il mio cliente non ha fretta”.
Da Villar a Gaudí
Tuttavia la Sagrada Família non nasce con Gaudí. Il progetto originale, avviato nel 1882, portava la firma di Francesc de Paula del Villar, che aveva immaginato una chiesa neogotica di stampo tradizionale. Dopo appena dodici mesi, a causa di alcuni disaccordi con la committenza, Villar lasciò il cantiere. Al suo posto arrivò un giovane architetto di 31 anni che avrebbe stravolto ogni cosa: Antoni Gaudí. La storia della costruzione ha attraversato momenti drammatici. Nel 1926 Gaudí morì investito da un tram, e molti dei suoi modelli originali andarono perduti durante la Guerra Civile Spagnola. Per decenni gli architetti successivi hanno lavorato interpretando frammenti, fotografie sbiadite, calcoli a metà.
Il cantiere non si ferma
Nonostante la straordinaria notizia del completamento esterno, il cantiere della Sagrada Família è tutt’altro che chiuso. L’architetto capo Jordi Faulí ha sottolineato come questo momento rappresenti un impegno verso il futuro, non un traguardo finale: i prossimi due anni, il 2027 e il 2028, saranno dedicati interamente alla rifinitura degli spazi interni della torre. E c’è un dettaglio che dice tutto sullo spirito dell’intera opera. Gaudí voleva che la sua chiesa fosse maestosa, imponente, visibile da ogni angolo della città — ma stabilì anche un limite preciso: la torre non avrebbe mai dovuto superare la collina del Montjuïc. L’opera dell’uomo, per quanto grandiosa, non poteva pretendere di superare quella di Dio. Quella di 172,5 metri non è dunque solo un’altezza: è una misura di umiltà.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata





