Parigi ridisegna le linee guida alimentari nazionali per combattere la crisi climatica
Il governo di Parigi ha pubblicato la Strategia nazionale per l’alimentazione, la nutrizione e il clima (nota come SNANC), un documento che segna una svolta nelle politiche alimentari francesi e che guarda insieme alla salute delle persone e alla salute del pianeta. Per raggiungere gli obiettivi climatici fissati al 2030, il sistema alimentare francese deve cambiare rotta. Il settore dell’alimentazione e dell’agricoltura contribuisce globalmente a un terzo delle emissioni di gas serra, secondo soltanto all’industria dei combustibili fossili. In questo quadro, avverte il Governo, l’allevamento animale pesa per il 61% delle emissioni totali legate al cibo.
Più legumi, meno carne
Le nuove linee guida promuovono una dieta basata su frutta, verdura, legumi, noci e cereali integrali, invitando a un consumo più contenuto di carne e salumi. Pesce e latticini rimangono accettabili in quantità “sufficiente”, anche se il latte vaccino produce circa tre volte più gas serra rispetto alla maggior parte delle alternative vegetali. La strategia punta anche a ridurre le importazioni di carne e di soia destinata ai mangimi, nella logica di una maggiore sovranità alimentare e di filiere più corte e sostenibili.
L’impatto del consumo di carne sul clima
Secondo la piattaforma CO2 Everything, che calcola le emissioni associate a ciascun prodotto alimentare, una singola porzione da 100 grammi di manzo equivale a 15,5 chilogrammi di CO2 immessi nell’atmosfera, una quantità paragonabile a percorrere quasi 80 chilometri in automobile. La carne bovina e quella ovina sono considerate tra le più impattanti in assoluto sul fronte climatico, ben più di pollo, pesce o alimenti vegetali. Ma il tema non riguarda solo il clima. Secondo i dati del governo francese, il 30% dei decessi per malattie cardiovascolari è riconducibile a cattive abitudini alimentari. Un dato che non lascia indifferenti, e che trasforma le scelte quotidiane a tavola in un fattore di salute pubblica a tutti gli effetti. A questo si aggiunge che ben il 16% della popolazione francese soffre oggi di insicurezza alimentare.
“Mangiare meglio significa agire per il pianeta”
Monique Barbut, Ministro della Transizione Ecologica, della Biodiversità e dei Negoziati Internazionali su Clima e Natura difende la strategia. «Mangiare meglio significa agire per il pianeta, per la nostra salute e per sostenere un’agricoltura di qualità», ha dichiarato. «Scegliendo prodotti locali e sostenibili, riduciamo la nostra impronta di carbonio, proteggiamo la biodiversità e valorizziamo il lavoro dei nostri agricoltori. Con questa strategia, l’ecologia diventa parte dei nostri piatti». Parole che non hanno convinto tutti. Alcune associazioni ambientaliste hanno criticato il governo per aver preferito il termine “limitare” a “ridurre”, considerato più impegnativo. Stéphanie Pierre di France Assos Santé ha dichiarato che il suo gruppo sperava in «un piano molto più ambizioso». La sensazione di molti è che, per non urtare il mondo agricolo, il governo abbia scelto un linguaggio volutamente morbido.
I francesi stanno già cambiando abitudini
Quello che è interessante, però, è che il cambiamento è già in atto, indipendentemente dalle politiche governative. Un sondaggio condotto nel 2025 dall’associazione climatica le Réseau ha rivelato che più della metà dei cittadini francesi — il 52% — ha già ridotto il proprio consumo di carne negli ultimi tre anni. Le motivazioni sono diverse, a volte convergenti. Il fattore economico è quello che pesa di più: oltre la metà degli intervistati indica i prezzi elevati della carne come ragione principale della riduzione. Ma non mancano motivazioni legate alla salute, citate dal 38% del campione, né quelle ambientali (35%) e quelle legate al benessere animale (33%). Un insieme di spinte che, sommate, stanno ridisegnando silenziosamente le tavole francesi, senza che nessuno lo abbia ordinato dall’alto.
Una scelta consapevole
Il modello scelto dal governo francese è quello della persuasione e dell’educazione: campagne di sensibilizzazione, programmi di educazione alimentare nelle scuole e nella ristorazione collettiva, sostegno a progetti territoriali che valorizzino le proteine vegetali. L’obiettivo dichiarato è arrivare entro il 2030 a un reale riequilibrio nella dieta media francese, con un monitoraggio annuale dei progressi. È un approccio graduale, che rispetta la libertà individuale ma che richiede tempo, forse più di quanto la crisi climatica possa permettersi. La sfida al consumo eccessivo di carne è capire se sia sufficiente informare e sensibilizzare, o se a un certo punto serviranno strumenti più incisivi. Per ora, la Francia sceglie la strada del dialogo e della cultura alimentare, fedele all’idea che anche a tavola, i cambiamenti più duraturi sono quelli che nascono da una scelta consapevole.
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