Non solo giovani: la tecnologia digitale irrompe anche nel mondo dei pensionati e cambia le regole
Settantadue anni e una passione irrefrenabile per i giochi sullo smartphone. È la storia di una paziente britannica finita in cura presso il National Centre for Gaming Disorders di Londra. Il suo, peraltro, non è un caso del tutto isolato: dal 2019 a oggi, la clinica pubblica specializzata in dipendenza da videogiochi ha seguito 67 persone con più di quarant’anni, Scardinando così il luogo comune che vuole la dipendenza digitale come un problema esclusivo delle nuove generazioni.
Una rivoluzione tra i pensionati
Ipsit Vahia, psichiatra al Technology and Ageing Laboratory presso il McLean Hospital della Harvard Medical School, in un articolo su The Economist, ha osservato come, dopo la pensione, alcuni anziani vivano la loro quotidianità attraverso i telefoni esattamente come fanno i teenager. I numeri, del resto, confermano questa tendenza. Ad oggi il 59% dei neo-pensionati, molti dei quali utilizzano internet dalla mezza età, passa oltre un’ora al giorno online tramite smartphone. La percentuale sale al 66,2% quando si considera l’uso del computer. In Italia, secondo i dati Istat raccolti tra il 2023 e il 2024, l’utilizzo della Rete è cresciuto di 7,8 punti percentuali nella fascia 65-74 anni e di 6,7 punti per gli over 75.
Il business del futuro
Una tendenza che le aziende hanno iniziato a cavalcare. La prossima generazione di pensionati mostra un interesse crescente per i gadget digitali: quasi un quinto delle persone tra i 55 e i 64 anni possiede già una console di gioco. Apple ha sviluppato auricolari che fungono da apparecchi acustici e orologi capaci di eseguire elettrocardiogrammi o chiamare un’ambulanza in caso di caduta. Risultato: il 17% degli over 65 indossa oggi uno smartwatch al polso. Vahia osserva inoltre che, se si sommano le ore passate davanti alla televisione e quelle trascorse sui dispositivi tecnologici, emerge che le persone in età pensionabile rimangono ogni giorno davanti a uno schermo più a lungo rispetto ai giovani. Un’abitudine non esente da rischi.
Truffe, microtransazioni e conti prosciugati
Smartphone e tablet degli anziani, infatti, sono spesso collegati ai loro conti bancari, trasformando le innocue microtransazioni all’interno di giochi come Candy Crush in potenziali emorragie economiche. Le cosiddette loot box e meccanismi simili possono prosciugare i portafogli senza che la persona se ne accorga fino a quando non è troppo tardi. Ancora più insidioso è il rischio di raggiri e truffe online. I malintenzionati hanno imparato a contattare e derubare le vittime direttamente attraverso le applicazioni installate sul telefono. WhatsApp, adottata dagli anziani per comunicazioni e acquisti, è diventata la piattaforma preferita dai truffatori, come sottolinea lo psichiatra Vahia. La familiarità con lo strumento abbassa le difese, rendendo più facile cadere nell’inganno.
La dipendenza invisibile
A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che gli anziani sono padroni del loro tempo e non devono sottostare a regole sociali sull’uso degli schermi, come invece accade per bambini e adolescenti. Questa libertà può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Senza vincoli esterni e senza qualcuno che li indirizzi verso un aiuto quando serve, rischiano di scivolare in comportamenti problematici senza rendersene conto. Vahia ha evidenziato come gli anziani siano molto meno propensi dei giovani a riconoscere la propria dipendenza dal telefono. L’eccessivo tempo davanti allo schermo si nasconde dietro altri sintomi: casi di insonnia, una volta approfonditi, si sono rivelati legati alla paura delle truffe online; episodi di ansia sono risultati causati dallo scorrimento compulsivo sui social media. La solitudine si fa sentire anche con lo smartphone in mano, forse ancora di più.
Non tutto il digitale viene per nuocere
Sarebbe tuttavia ingiusto dipingere la tecnologia solo come una minaccia. Evitando la dipendenza digitale, Internet è una risorsa straordinaria, soprattutto per chi ha difficoltà a muoversi. Le applicazioni di messaggistica avvicinano la famiglia, i videogiochi aiutano a passare il tempo, mentre piattaforme come Spotify e YouTube diventano macchine della nostalgia capaci di riportare alla mente la musica e i video dell’infanzia. Rispetto agli adolescenti, gli anziani sono in una posizione di vantaggio. Se nei primi lo smartphone può interferire con la costruzione delle relazioni nella vita reale, i secondi hanno già instaurato le connessioni sociali chiave della propria esistenza. Come spiega Vahia, hanno comportamenti consolidati, relazioni strutturate, modalità di comunicazione ben definite. In questo contesto, gli smartphone possono persino migliorare la qualità della vita.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
