La qualità di ciò che portiamo in tavola può ridurre il rischio di Alzheimer, persino se si cambia stile di vita in età avanzata
Il cibo di ogni giorno può davvero influenzare la salute del cervello? La risposta, almeno stando a una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Neurology, sembra essere sì. Di più: non è mai troppo tardi per cambiare rotta. Lo studio ha coinvolto quasi 93mila adulti con un’età media di 59 anni, seguiti per oltre un decennio. I ricercatori hanno monitorato le loro abitudini alimentari e lo stato di salute nel tempo, registrando chi sviluppava l’Alzheimer o altre forme di demenza. «Le diete a base vegetale hanno dimostrato di ridurre il rischio di malattie come il diabete e l’ipertensione, ma si sa meno sulla demenza», ha spiegato Song-Yi Park, autrice dello studio e ricercatrice dell’Università delle Hawaii. «Il nostro studio mostra che la qualità di queste diete è fondamentale».
Non tutte le diete vegetali si equivalgono
I ricercatori non si sono concentrati sulle diete vegetariane o vegane in senso stretto, ma hanno distinto tre grandi modelli alimentari: una dieta genericamente a base vegetale, una dieta vegetale sana, fondata su alimenti integrali e poco trasformati, e una dieta vegetale poco salutare, caratterizzata da un consumo elevato di prodotti raffinati e industriali. Ebbene, i risultati mostrano differenze significative tra questi tre approcci. Chi consumava più alimenti di origine vegetale in assoluto registrava un rischio di demenza inferiore del 12% rispetto a chi ne mangiava di meno. Chi seguiva la dieta vegetale più sana mostrava un rischio ridotto del 7%. Ma chi abbondava di alimenti vegetali poco salutari – snack confezionati, succhi di frutta zuccherati, cereali raffinati – aveva invece un rischio superiore del 6% rispetto alla media.
Nuove abitudini dopo i 60 anni
Lo studio ha esaminato un sottogruppo di oltre 45mila partecipanti, osservandone i cambiamenti nelle abitudini nel corso di dieci anni. Chi nel tempo ha aumentato il consumo di alimenti vegetali poco sani ha visto salire il proprio rischio di demenza del 25%. Al contrario, chi ha migliorato la qualità della propria dieta ha ridotto quel rischio dell’11%. Dunque adottare una dieta vegetale sana anche dopo i 60 anni è associato a una concreta riduzione del rischio di sviluppare forme di declino cognitivo.
Gli alimenti che proteggono le sinapsi
Per dieta vegetale sana i ricercatori intendono verdura fresca e di stagione, frutta intera, cereali integrali come avena, farro e orzo, legumi di ogni tipo – lenticchie, ceci, fagioli – frutta a guscio come noci e mandorle, e semi oleosi. Sono alimenti ricchi di fibre, antiossidanti, vitamine e grassi buoni, tutti elementi che la scienza associa a una migliore salute del sistema nervoso centrale. Al contrario, i vegetali “poco sani” a cui si riferisce lo studio sono quelli che hanno perso quasi ogni valore nutritivo durante la lavorazione industriale: succhi confezionati al posto della frutta intera, pane bianco al posto di quello integrale, snack e dolciumi a base vegetale ma carichi di zuccheri e additivi. L’etichetta “vegetale” non basta a renderli alleati della salute.
Il quadro complessivo
Sarebbe poco onesto presentare questo studio come una prova definitiva. I ricercatori stessi sottolineano che si tratta di uno studio osservazionale: registra associazioni tra comportamenti e outcomes, ma non può dimostrare un rapporto diretto di causa-effetto tra dieta vegetale e riduzione della demenza. I dati alimentari si basano su questionari compilati dai partecipanti, con tutti i margini di imprecisione che questo comporta; la memoria di ciò che si è mangiato negli ultimi mesi è tutt’altro che infallibile. Inoltre, la demenza è una condizione multifattoriale. L’attività fisica regolare, il livello di istruzione, la vita sociale, la qualità del sonno e la gestione dello stress contribuiscono tutti, in misura diversa, al rischio di sviluppare un declino cognitivo. La dieta è un tassello importante, forse cruciale, ma non è l’unico.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
