Cuba “opzione zero”, con l’embargo sul carburante sembra avverarsi la profezia di Fidel Castro
L'”opzione zero” fu un piano di emergenza estremo ideato da Fidel Castro negli anni ’90 in vista del collasso dell’Unione Sovietica. Il progetto prevedeva il razionamento drastico di ogni bene essenziale e la quasi totale autosufficienza nazionale, in risposta a una contrazione del PIL del 35% che aveva privato Cuba di forniture vitali. Oggi, quello scenario distopico rischia di concretizzarsi. A causa delle sanzioni petrolifere imposte dall’amministrazione Trump, le forniture energetiche si sono interrotte bruscamente. Come dichiarato dal presidente Miguel Díaz-Canel, l’isola si trova attualmente in una crisi tale da non ricevere più “nemmeno una goccia” di greggio. E sale l’allerta di una grave crisi umanitaria.
I dazi di Trump
Fino a pochi mesi fa, Cuba garantiva il proprio fabbisogno energetico grazie alle forniture agevolate del Venezuela, principale partner politico, integrate dalle esportazioni di Messico, Algeria e Russia. Il quadro è mutato drasticamente a metà dicembre con l’intervento dell’amministrazione statunitense. Attraverso il sequestro delle petroliere venezuelane e il successivo controllo diretto delle risorse petrolifere del Venezuela, gli Stati Uniti hanno interrotto i flussi verso l’Avana. Parallelamente, la minaccia di dazi contro i fornitori terzi ha spinto anche il Messico a sospendere le esportazioni, isolando energeticamente l’isola.
L’addio dei turisti
Il sequestro di petroliere venezuelane e le minacce di dazi hanno reciso il cordone che legava Cuba al petrolio bolivariano. Le conseguenze: blackout prolungati, ospedali che sospendono operazioni chirurgiche, carri funebri trainati da cavalli, aeroporti paralizzati. Il turismo – fonte primaria di valuta straniera – sta collassando. I canadesi, primi fruitori, cancellano le prenotazioni in massa, seguiti da russi ed europei. Per i giornali americani il turismo cubano un’«industria moribonda», ormai lontana dai fasti del disgelo di Barack Obama, quando l’allentamento delle restrizioni sui viaggi aveva generato un vero e proprio boom, raddoppiando il numero di visitatori statunitensi sull’isola. La paura dei blackout infatti pesa più di qualsiasi sconto o promozione. L’isola produce solo un terzo del suo fabbisogno energetico: le centrali termoelettriche funzionano con tecnologie obsolete, con una manutenzione insufficiente anche in tempi normali.
Gli effetti sulla popolazione
Sei delle sedici centrali termoelettriche ancora operative devono restare ferme per guasti o manutenzione rimandati da anni. La capacità energetica è scesa di 972 megawatt – una perdita colossale per undici milioni di abitanti. Il governo ha annunciato un “piano di emergenza multisettoriale”: riduzione dell’orario negli uffici statali, telelavoro consigliato, razionamento della benzina, sospensione della vendita di gasolio. Le scuole funzionano solo quattro giorni a settimana. Alle stazioni di servizio si formano code chilometriche per poche gocce di carburante. Negli ospedali la situazione è drammatica. I medici tornano alle cure del passato – medicina naturale e rimedi tradizionali – perché i farmaci moderni non ci sono. Gli interventi chirurgici sono sospesi per mancanza di presidi medici elementari.
Le risposte del mondo alla crisi di Cuba
La Cina ha offerto aiuto “nei limiti delle capacità”, condannando le sanzioni americane come “disumane” e rafforzando i legami economici con L’Avana. Pechino vede nell’assedio energetico una violazione del diritto internazionale, ma anche un’opportunità per incrementare la sua influenza sull’isola. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha inviato 814 tonnellate di cibo e medicine a Santiago de Cuba. Città del Messico sa che la crisi di Cuba potrebbe generare ondate migratorie, creando instabilità nell’area. Persino gli Stati Uniti hanno stanziato sei milioni di dollari in aiuti per emergenze sanitarie e alimentari, attraverso canali controllati dalla Chiesa cattolica. L’ONU, per voce del segretario generale António Guterres, ha lanciato l’allarme su un “imminente collasso umanitario”. L’embargo sta privando Cuba non solo di carburante essenziale, ma della capacità di funzionare come società. L’ONU ha sollecitato corridoi umanitari immediati, ma le istanze hanno avuto poco peso a Washington.
Trump accelera
Il presidente Trump non ha fatto mistero delle sue intenzioni. Su Truth Social ha dichiarato: “A Cuba non arriverà più né petrolio né denaro dal Venezuela. Zero assoluto!”. Ha definito Cuba “una nazione fallita”, sottolineando la dipendenza dall’aiuto venezuelano. Ha persino ventilato un blocco navale. Il regime madurista in Venezuela è caduto e Trump intravede un’opportunità per smantellare l’asse bolivariano che ha tenuto insieme Cuba e Venezuela per due decenni. Non è ancora chiaro cosa succederà, ma il rischio di disordini è nell’aria. Nelle ultime tre settimane il peso cubano ha perso il 10 % del suo valore, facendo aumentare i prezzi dei beni di prima necessità. La benzina è estremamente costosa e a volte introvabile, e molto spesso i trasporti pubblici e privati sono bloccati perché manca il carburante.Tutto questo mentre Trump afferma alla stampa: «Non deve per forza diventare una crisi umanitaria. Penso che dovrebbero venire da noi e fare un accordo, così Cuba tornerà libera. Penso che saremo gentili».
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