Il programma spaziale del Governo italiano supera i 24 satelliti operativi. Finanziato dal Pnrr con oltre un miliardo di euro, Iride monitora il territorio nazionale e rafforza la sicurezza ambientale e infrastrutturale del Paese.
Iride conquista l’orbita
L’Italia ha scritto un’altra pagina nella propria storia spaziale. Il 30 marzo 2026, alle 13.02 ora italiana, un razzo Falcon 9 di SpaceX è decollato dalla base californiana di Vandenberg portando con sé altri otto satelliti Eaglet II, il cuore pulsante della costellazione Iride, il programma di osservazione della Terra voluto dal Governo italiano e coordinato dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi).
Non si trattava di un lancio qualunque: con questi nuovi otto satelliti, il totale degli apparati operativi in orbita nell’ambito di Iride ha raggiunto quota ventiquattro, un traguardo previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ma centrato con sette mesi di anticipo rispetto alla scadenza fissata.
Il Mission Control Center di Ohb Italia, con sede a Roma, ha confermato l’acquisizione regolare del segnale da tutti gli otto satelliti subito dopo le operazioni di separazione in orbita, dando avvio alle procedure di messa in servizio. Un segnale verde, in ogni senso.
Che cos’è Iride e perché è importante
Il nome scelto per questo programma non è casuale. Iride (acronimo di “International Report for an Innovative Defence of Earth”) rimanda anche, nella lingua italiana, all’iride dell’occhio: un richiamo diretto alla funzione osservativa della missione, dotata di strumenti ottici avanzati e sensori radar. Una costellazione che, letteralmente, tiene gli occhi aperti sul pianeta.
Iride si struttura come una “costellazione di costellazioni”: sei famiglie di satelliti, eterogenee per tecnologia e capacità, destinate a lavorare in modo integrato per produrre dati geospaziali ad alta risoluzione. Il programma è finanziato con oltre un miliardo di euro, parte dei fondi del Pnrr e parte di risorse nazionali. Alla sua piena operatività, prevista per il 2027, conterà oltre 68 satelliti complessivi.
La costellazione Eaglet II, di cui fanno parte i sedici esemplari oggi in orbita, è solo una delle sei che compongono il sistema. La prima, denominata Heo (Hawk for Earth Observation), era già stata messa in orbita nella prima metà del 2025.
Eaglet II raggiungerà il pieno dispiegamento entro la fine del 2026, con un terzo lancio da otto satelliti atteso nei prossimi mesi.
Satelliti grandi come un forno a microonde, potenti come un radar
I satelliti Eaglet II appartengono a una nuova generazione di piattaforme compatte. Ciascuno pesa circa 25 chilogrammi ma racchiude tecnologia sofisticata. Sensori ottici multispettrali ad alta risoluzione per immagini a colori della superficie terrestre, con una risoluzione al suolo di circa due metri, e un sistema Ais (Automatic Identification System) per il tracciamento delle imbarcazioni in mare. Orbitano a un’altitudine compresa tra 467 e 625 chilometri dalla superficie terrestre.
Tutto questo hardware è progettato, integrato, testato e gestito da Ohb Italia, azienda che ospita anche il Centro di Controllo della missione. Accanto a Ohb Italia lavorano Telespazio, Optec e Aresys, insieme a una rete di partner e fornitori che hanno contribuito alla realizzazione dell’intera infrastruttura.
A cosa servono questi dati
I dati raccolti da Iride servono, concretamente, a proteggere il territorio italiano e a supportare le decisioni delle istituzioni pubbliche. La Protezione Civile potrà utilizzare le informazioni per intervenire con maggiore tempestività in caso di alluvioni, frane o incendi. Le autorità competenti avranno a disposizione strumenti aggiornati per monitorare le coste, tenere sotto controllo la qualità dell’aria, sorvegliare infrastrutture critiche come ponti, dighe e reti ferroviarie.
Il programma non è rivolto solo alla pubblica amministrazione. Iride mette a disposizione dati analitici per startup, piccole e medie imprese e industrie del settore spaziale, aprendo la strada a servizi commerciali innovativi legati all’osservazione della Terra. Un ecosistema, insomma, che parte dallo spazio ma arriva fino alle comunità locali.
Le voci di chi ha costruito questo risultato
«Il lancio dei satelliti della costellazione Eaglet II di Iride rappresenta un altro passo molto importante per il programma, che vede ora in orbita ventiquattro satelliti», ha dichiarato Simonetta Cheli, direttrice dei programmi di Osservazione della Terra dell’Esa e responsabile di Esa Esrin. «Questo secondo lancio ha portato in orbita altri otto satelliti, che si sono aggiunti agli otto già lanciati lo scorso 28 novembre, permettendo il raggiungimento dell’obiettivo previsto dal Pnrr con sette mesi di anticipo. Iride è il risultato della collaborazione tra il Governo italiano, l’Esa, l’Agenzia Spaziale Italiana e l’intero settore industriale spaziale nazionale. A partire dal 2027, le costellazioni attuali saranno affiancate da nuove costellazioni sviluppate da altri gruppi industriali, ampliando ulteriormente le capacità del programma».
Teodoro Valente, presidente dell’Asi, ha sottolineato come il risultato dimostri qualcosa di più di un semplice successo tecnico: «La messa in orbita dei nuovi otto satelliti evidenzia la capacità del sistema spaziale italiano di rispettare le sfidanti tempistiche previste dall’utilizzo dei fondi Pnrr, nonostante la complessità insita nella realizzazione di un satellite. Con oltre 60 nuovi satelliti multisensore ripartiti in diverse costellazioni, Iride risponderà alle esigenze di monitoraggio e tutela del pianeta, fornendo al contempo servizi di grande rilievo alla Pubblica Amministrazione».
Roberto Aceti, amministratore delegato di Ohb Italia, ha inquadrato il senso industriale dell’operazione: «La continuità dei lanci, il rispetto delle tempistiche e le prestazioni dei satelliti dimostrano la maturità tecnologica raggiunta. Iride non è soltanto una missione spaziale: è un’infrastruttura abilitante per la sicurezza, la sostenibilità e la competitività dell’Italia, oggi e nel lungo periodo».
L’Italia e lo spazio, una scommessa vinta
L’Italia ha scelto di investire una quota significativa di queste risorse nello spazio, scommettendo su un settore ad alto valore tecnologico e strategico. Oggi quella scommessa mostra i primi ritorni tangibili: ventiquattro satelliti in orbita, una filiera industriale nazionale che ha dimostrato di saper rispettare i tempi, e una capacità di osservazione del territorio che pochi Paesi europei possono vantare.
I prossimi lanci consolideranno ulteriormente questa posizione. L’architettura finale del sistema conterà 68 satelliti operativi, distribuiti su sei costellazioni differenti per tecnologia e missione. Un progetto ambizioso che, almeno per ora, procede esattamente come previsto.
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