La parola alla scienza: conoscenti, parenti, colleghi o amici “fastidiosi” fanno invecchiare più in fretta
Le relazioni sociali sono fondamentali per la salute umana, eppure la ricerca si è concentrata principalmente sulla loro dimensione di supporto. Per la prima volta uno studio indaga il ruolo degli “hasslers” (termine inglese per “disturbatori”), quelle persone che all’interno della propria rete sociale ristretta che creano problemi o rendono la vita difficile. I risultati indicano che questi legami negativi non sono rari, sono vissuti in modo sproporzionato da individui che affrontano maggiori vulnerabilità sociali e sanitarie e hanno conseguenze sull’invecchiamento biologico. Anzi, ogni “hassler” aggiuntivo è associato a un’ accellerazione più rapida, con effetti particolarmente pronunciati quando è un membro della famiglia.
Parenti serpenti? La scienza conferma
I ricercatori, con il finanziamento del National Institute on Aging degli Stati Uniti, ha coinvolto oltre duemila persone, raccogliendo informazioni sulle loro reti sociali e analizzando campioni di saliva per individuare variazioni nel Dna associate al deterioramento cellulare. Un metodo che ha permesso di confrontare concretamente chi conviveva con soggetti problematici e chi invece ne era immune. Il risultato è stato che avere più “hasslers” intorno equivale a un invecchiamento biologico accelerato sia nel ritmo che nel carico cumulativo. Ogni disturbatore aggiuntivo corrisponde, infatti, a un ritmo di invecchiamento più veloce di circa l’1,5% e a un’età biologica superiore di circa 9 mesi. Non tutti gli “hasslers” sono uguali. I disturbatori tra parenti e non parenti mostrano associazioni dannose, mentre i disturbatori tra i coniugi no. Infine, un numero maggiore di “hasslers” è associato a molteplici esiti di salute avversi oltre all’invecchiamento epigenetico.
Nove mesi in più per ogni persona ‘tossica’
“Anche piccoli effetti possono accumularsi”, avverte Brea Perry, coautrice della ricerca, “contribuendo a un’insorgenza precoce di malattie croniche”. Il meccanismo che accellera l’invecchiamento biologico è quello dello stress cronico: le interazioni ripetute con soggetti problematici innalzano i biomarcatori epigenetici legati al deterioramento cellulare. Il corpo, in sostanza, reagisce alle tensioni relazionali come farebbe di fronte a qualsiasi altro agente logorante — che sia l’inquinamento, il fumo o una dieta sbilanciata. Va detto che lo studio non stabilisce un rapporto diretto di causa-effetto. “Quello che osserviamo è un’associazione tra la presenza di elementi fastidiosi nel proprio network e il ritmo di invecchiamento”, chiarisce Byungkyu Lee, professore di Sociologia alla New York University e autore principale della ricerca. Un’associazione, però, talmente forte da non poterla ignorare.
Le donne tra i soggetti più a rischio
Lo studio individua con precisione le categorie più vulnerabili all’accelerazione dell’invecchiamento biologico causata da relazioni difficili. Le donne, innanzitutto. “Non sorprende che possano avere più persone complicate nella loro vita”, osserva Perry, “in parte perché sono probabilmente più propense a percepire i problemi degli altri, a sentirli e viverli come stress personale.” Chi affronta già fragilità sanitarie rischia di finire in relazioni di assistenza che diventano a senso unico e difficili da gestire. Chi ha avuto un’infanzia segnata da eventi traumatici, infine, porta con sé una vulnerabilità di fondo allo stress cronico che lo rende più permeabile anche a questo tipo di dinamiche.
Gli “hassler”, responsabili dell’invecchiamento biologico
Lo studio esamina l’impatto delle relazioni sociali “difficili” o con persone “fastidiose” sull’invecchiamento biologico, mostrando come aumentino lo stress cronico e i biomarcatori epigenetici legati all’invecchiamento. E dà valenza scientifica ad una evidenza che in molti sperimentano sulla propria pelle. Quanto alla provenienza degli hassler, infatti, offre un quadro che molti riconosceranno: spesso sono familiari. Persone profondamente radicate nella vita di chi le subisce, in modi difficili da rinegoziare o da cui è complicato semplicemente andarsene. Al di fuori del contesto familiare, i candidati più frequenti al ruolo di “fastidioso” sono colleghi di lavoro e coinquilini — figure con cui si condividono spazi, tempi e obblighi, con margini di scelta molto più ridotti rispetto a un’amicizia liberamente scelta.
Proteggersi senza isolarsi
La soluzione più ovvia — tagliare i ponti — è anche quella più difficile da realizzare. Con i familiari ci si sente spesso in obbligo di mantenere un legame; con altri, il rapporto può portare anche qualcosa di buono, pur con le sue ombre. Gli esperti suggeriscono un approccio più graduato: limitare il tempo trascorso con le persone fastidiose quando possibile, valutare un percorso di terapia per gestire le dinamiche più difficili, e soprattutto investire con costanza nelle relazioni positive. Avere attorno a sé legami sani e di supporto funziona da “cuscinetto sociale”, capace di attenuare gli effetti negativi sull’invecchiamento biologico. “Se ne avete abbastanza nella vostra rete”, sottolinea Lee, “potreste avere qualche effetto calmante sul vostro invecchiamento.” Non una cura, ma un antidoto concreto e alla portata di tutti.
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