Bari conquista la tripletta, Pianura Padana in fondo penalizzata da afa e nebbia. Come cambia la vivibilità climatica nel nostro Paese
Il clima è una componente essenziale della qualità della vita quotidiana. Condiziona l’umore, la salute, persino le relazioni sociali. E allora, dove si sta meglio in Italia dal punto di vista climatico? La risposta arriva dall’Indice del clima 2026, l’approfondita analisi realizzata dal Sole 24 Ore in collaborazione con 3B Meteo, che da anni fotografa il benessere atmosferico nei 112 capoluoghi di provincia (riaggregati su base provinciale) sulla base di 16 parametri misurati nel decennio 2015-2025. I risultati disegnano una geografia climatica dell’Italia che forse non tutti si aspetterebbero. E che vede una regione in particolare fare incetta di posizioni.
Bari sempre in testa
Per il terzo anno consecutivo, a conquistare la vetta della classifica è Bari (in foto). Il capoluogo pugliese ottiene un punteggio di 760,2 su mille, grazie a una combinazione di fattori che rendono il suo microclima particolarmente gradevole. Il sole qui splende in media 8,6 ore al giorno, le piogge non sono mai eccessive e il caldo afoso, che trasforma le notti in incubi, è quasi sconosciuto. A fare la differenza è soprattutto la circolazione dell’aria. Bari si piazza al decimo posto in questo specifico indicatore: il vento che spira dal mare tiene lontana l’afa e garantisce una ventilazione costante anche nei mesi più caldi. Un aspetto importante quando l’estate mette alla prova il sistema cardiovascolare e il sonno. Sul gradino d’argento la provincia di Barletta-Andria-Trani con 747,6 punti, mentre completa il podio Pescara, terza con 733,4 punti.
Come si calcola l’Indice del clima 2026
Ma cosa significa esattamente “avere un buon clima”? Non è solo una questione di temperature miti. L’Indice del clima 2026 prende in considerazione 16 parametri diversi, tutti pesati allo stesso modo, che raccontano la meteorologia a 360 gradi. Si va dal soleggiamento all’indice di calore, dalle ondate di calore alle famigerate notti tropicali, ovvero quelle con minime sopra i venti gradi. E ancora: la brezza estiva, i giorni di nebbia, le raffiche di vento, la violenza delle precipitazioni estreme e i giorni consecutivi senza pioggia. È una fotografia complessa, che cerca di restituire la vivibilità reale di un territorio. Perché non conta solo quanto fa caldo, ma anche quanto dura quel caldo, se di notte si riesce a dormire, se l’aria è umida o secca, se il vento aiuta a rinfrescare l’ambiente.
Grandi città a confronto, il divario Nord-Sud
Spostando lo sguardo sulle aree metropolitane, Trieste si piazza al settimo posto, grazie alla bora che spazza via umidità e inquinamento. Venezia resiste al quindicesimo, protetta dalla laguna che mitiga gli estremi termici. Napoli è ventiquattresima, Roma scivola al trentasettesimo posto, penalizzata da 82 notti tropicali e 25 ondate di calore all’anno. La situazione cambia nella Pianura Padana. Milano è solo settantunesima, con 90 notti tropicali e 28 ondate di calore che trasformano le estati in un bagno di vapore. Poco più giù Bologna, settantaduesima, tradita da 45 giorni di nebbia all’anno e da un’umidità relativa. Chiudono la classifica delle grandi Torino, novantesima, e Firenze, settantottesima, quest’ultima oppressa da un’umidità media che tocca il 68 %.
Il fondo della classifica, nebbia in Val Padana
Se le coste e alcune isole minori come Enna (decima con 785 punti) sono piacevoli oasi climatiche, ci sono luoghi dove il clima è decisamente più ostico. La maglia nera spetta a Belluno, centocinquesima con appena 506,9 punti, che paga gli effetti di rigidi inverni e di un microclima particolarmente umido. Poco sopra si trovano Terni e Carbonia-Iglesias, ma è l’intera fascia della Val Padana a occupare le posizioni di fondo, stretta nella morsa tra nebbie invernali e afa estiva.
Il clima che cambia: +1,8 gradi in dieci anni
L’Indice del clima 2026 non è solo una fotografia statica. I dati del decennio 2015-2025 raccontano anche che la temperatura media nazionale è aumentata di 1,8 gradi rispetto al 2010. Le ondate di calore sono passate da una media di 12 a 17 l’anno, e le notti tropicali sono ormai la norma in molte città. Le piogge sono meno frequenti ma più violente, e il 20 % degli eventi ha un carattere estremo. In questo scenario, il Sud e le coste si confermano più resilienti, grazie alla capacità del mare di agire come termostato naturale. Una lezione di adattamento che, numeri alla mano, fa di Bari non solo la città col clima migliore, ma un piccolo modello di sostenibilità atmosferica in un’Italia che corre verso un futuro sempre più caldo.
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