Ascolto, diritti e vigilanza: al via l’iter per la nuova figura voluta dalla Regione per rispondere alle sfide di un territorio tra i più longevi d’Italia
Lo scorso 30 marzo la Prima commissione dell’Assemblea legislativa regionale umbra ha approvato la proposta di legge per l’istituzione del Garante degli anziani. Una figura indipendente, pensata per essere un punto di riferimento per la terza età. Prima del sì definitivo, sono passati al vaglio 9 emendamenti, frutto non solo della volontà della proponente ma anche delle osservazioni arrivate dagli uffici tecnici di Palazzo Cesaroni nelle settimane precedenti. Ma cosa cambierà concretamente per i cittadini umbri? L’idea di fondo è fare in modo che ogni persona anziana possa sentirsi ancora parte attiva della comunità, con la certezza che i propri diritti siano tutelati. La Regione Umbria, insomma, si impegna a vigilare sulla qualità dei servizi dedicati agli over 65, a prevenire e contrastare ogni forma di abuso – fisico, psicologico, economico o sociale – e a favorire l’invecchiamento attivo.
Un territorio che invecchia
Secondo le stime Istat aggiornate a gennaio 2025, il 27,3% della popolazione umbra ha più di 65 anni, con un incremento di quasi un punto percentuale rispetto all’anno precedente. L’indice di vecchiaia regionale si attesta al 246,6%, il che significa quasi 25 persone anziane ogni 10 bambini. Una proporzione che posiziona la regione al quinto posto tra quella italiane per incidenza della popolazione senior. Questi dati non sono solo statistiche: raccontano una trasformazione profonda del tessuto sociale, che richiede risposte altrettanto strutturate. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce la legge: non come atto simbolico, ma come strumento operativo capace di incidere nella vita reale delle persone.
Un garante indipendente
Il Garante degli anziani dovrà vigilare sull’applicazione delle leggi regionali e nazionali in materia di tutela degli over 65, monitorare la qualità dei servizi dedicati, ricevere segnalazioni da cittadini, familiari e associazioni, e formulare proposte agli organi regionali competenti. Ma c’è di più. Dovrà anche sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’invecchiamento, promuovere la partecipazione degli anziani alla vita della comunità, valorizzarne il contributo. Punta inoltre a prevenire e contrastare ogni forma di abuso, violenza fisica o psicologica, discriminazione economica o sociale nei confronti delle persone anziane. Come si legge nella relazione di accompagnamento alla proposta, “riconoscere il valore intrinseco e la dignità di ogni individuo, a qualsiasi età, è un principio fondamentale che definisce e qualifica il nostro concetto di società. Non è solo un atto di civiltà, ma anche un investimento lungimirante sul futuro”.
Il quadro: chi lo ha già fatto e chi ci sta pensando
L’Umbria si inserisce in un movimento più ampio che attraversa l’Italia da nord a sud, ancora in modo disomogeneo. Il Garante degli anziani esiste già in alcune regioni, mentre in altre è ancora in fase di elaborazione legislativa. Il Lazio, ad esempio, ha di recente approvato una legge che istituisce una figura analoga, con nomina da parte del Consiglio regionale, autonomia funzionale e indipendenza garantita. Il suo mandato comprende attività di monitoraggio dei servizi, proposta di norme migliorative e sensibilizzazione contro gli abusi. In Lombardia, il Garante dei minori e delle persone fragili ha esteso progressivamente le sue competenze anche agli anziani, con attenzione specifica alle strutture residenziali e ai rapporti con enti locali e famiglie.
Verso una legge nazionale
Piemonte, Puglia, Lombardia, Abruzzo e diversi comuni italiani si trovano in fasi diverse di questo percorso, con esperienze di raccordo tra istituzioni, servizi sociali e cittadini che vanno nella stessa direzione. Quella cioè di garantire che l’invecchiamento non diventi sinonimo di invisibilità. Sul fronte nazionale, il Parlamento sta discutendo una proposta di legge per creare un’autorità centrale con funzioni di coordinamento dei garanti regionali, vigilanza sui diritti civili e sociali e contrasto attivo alle frodi e agli abusi nelle strutture di assistenza. La spinta viene dal dato demografico complessivo del Paese. Oltre 14 milioni di cittadini over 65, un numero destinato a crescere, che rende urgente costruire un sistema di protezione organico e non più frammentato tra le diverse realtà territoriali.
I prossimi passi
L’iter normativo regionale non è ancora concluso. Ora la palla passa all’Aula consiliare, dove il provvedimento dovrà ottenere il via libera definitivo. Ma l’orientamento emerso in commissione lascia presagire un esito positivo. Se tutto andrà come previsto, l’Umbria entrerà di diritto tra le regioni italiane all’avanguardia nella protezione dei diritti delle persone anziane. Non un traguardo, ma un punto di partenza. Perché il vero banco di prova non sarà la legge in sé, ma la capacità di renderla operativa, di farla conoscere ai diretti interessati, di trasformare le buone intenzioni in azioni quotidiane. E chissà che quest’esperienza non diventi presto un modello anche per il resto del Paese, in attesa che finalmente si sblocchi anche la partita del Garante nazionale.
Credit foto: Cividin/Shutterstock.com
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