La Bandai Namco festeggia il trentennale del Tamagotchi con un’esposizione immersiva al Roppongi Museum. Visita interattiva, gadget esclusivi e oltre 100 milioni di unità vendute, per un fenomeno che unisce le generazioni.
Evoluzione del Tamagotchi in 30 anni
Tokyo si tinge di pixel e nostalgia. Bandai Namco ha inaugurato lo scorso 7 gennaio la “30th Anniversary Tamagotchi Grand Exhibition” al Roppongi Museum di Tokyo, una grande mostra celebrativa che resterà aperta fino al 2 febbraio. L’evento ripercorre trent’anni di storia dell’animale domestico digitale che, nato come gioco per ragazzi negli anni Novanta, è diventato un fenomeno culturale globale capace di attraversare generazioni.
Tutto comincia nel 1996. In Giappone, il Tamagotchi vende 400mila pezzi entro dicembre, un dato che anticipa un successo ben più ampio. L’anno successivo, a luglio, Bandai raggiunge i 10 milioni di unità vendute, che diventano 13 milioni già a ottobre. Entro la primavera del 1998 si arriva a quota 40 milioni nel mondo, divisi equamente tra Giappone ed estero. Nel 2010 le vendite cumulative toccano i 76 milioni, mentre nel 2021 Bandai Namco annuncia 83,73 milioni di unità. A luglio 2025 viene superata la soglia simbolica dei 100 milioni di spedizioni globali, distribuite in oltre 50 regioni. Numeri che raccontano da soli la portata del fenomeno.
Un gioco per “Kidult”
Nel frattempo, la tecnologia evolve e il Tamagotchi si trasforma con essa. Dai primi schermi in bianco e nero si passa, nel 2008, ai display LCD a colori. Nel 2004 arriva la comunicazione a infrarossi, nel 2021 il touch panel, nel 2023 la connessione Wi-Fi. In totale, Bandai Namco ha lanciato 38 modelli diversi.
Questa evoluzione continua intercetta il pubblico dei “kidult”, adulti che riscoprono il gioco, spesso insieme ai figli. Lontano dalla logica dello smartphone, il Tamagotchi richiede attenzioni semplici e ripetute: nutrirlo, pulirlo, farlo giocare. Un rituale che crea un legame emotivo forte, capace di resistere al tempo.
Un ponte tra le generazioni
Oggi i Tamagotchi rappresentano un ponte tra passato e presente. In un’epoca dominata dagli schermi sempre connessi, la loro semplicità tattile appare quasi controcorrente. I genitori che li hanno avuti negli anni Novanta li recuperano per nostalgia, mentre i figli li scoprono come alternativa ai social e ai videogiochi online. Bandai Namco registra vendite in crescita proprio grazie a questo incontro generazionale. Superata la soglia dei 100 milioni di unità, il Tamagotchi diventa anche simbolo di una cura “analogica” in un mondo iperconnesso, tanto che alcuni lo considerano una piccola forma di terapia contro l’ansia digitale.
Il meccanismo è elementare: un bip segnala fame o malessere, chiedendo una risposta immediata. Ed è proprio questo richiamo emotivo a mantenere vivo il fenomeno oltre la moda iniziale.
La mostra, tra analogico e digitale
La mostra di Tokyo non si limita a esporre oggetti in teca. L’allestimento accompagna i visitatori in un’immersione nel pianeta Tamagotchi, con installazioni interattive che permettono di rivivere l’esperienza del pet virtuale. Si esplora il motivo per cui milioni di persone si sono affezionate a pochi pixel capaci persino di “morire” se trascurati. Bandai Namco affianca all’esposizione una ricca proposta di merchandising: un Original Tamagotchi in edizione speciale firmato dal creative director Mitsuhiro Higuchi, mascotte come Mamekichi, sticker, charm e figure Bearbrick. I biglietti vanno dagli 800 yen per i bambini fino a 3.900 yen per le formule con gadget inclusi. L’ingresso è su prenotazione online, con apertura dalle 10 alle 20, ultimo accesso mezz’ora prima della chiusura. Completa l’esperienza un caffè tematico e il “Lab Tama”, che consente di scaricare contenuti esclusivi.
I dati di vendita accompagnano questa celebrazione come una colonna portante del racconto. Dal debutto nel 1996 con 400mila unità in Giappone, passando per l’esplosione del 1997 e i 40 milioni del 1998, fino ai 76 milioni del 2010 e agli oltre 100 milioni del 2025, il Tamagotchi dimostra una longevità rara nel mondo dei giocattoli. Un successo che si alimenta di nostalgia, ma anche di una capacità continua di reinventarsi.
La celebrazione continua
Dopo Tokyo, la mostra inizierà un tour in Giappone. È prevista a Nagoya dal 6 marzo al 5 aprile, a Mito dal 24 aprile al 6 maggio e ad agosto a Osaka, con altre tappe in programma.
Bandai Namco prepara anche eventi collaterali, tra cui collaborazioni con Uniqlo. Intanto, già nei primi giorni di apertura, le code all’ingresso del Roppongi Museum confermano che il Tamagotchi non è solo un ricordo degli anni Novanta, ma un elemento ancora vivo della cultura pop contemporanea.
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