Oceani sempre più bollenti: il 2025 è stato l’anno delle temperature record
Un gruppo di ricercatori provenienti da Stati Uniti, Europa e Cina ha pubblicato uno studio che certifica l’ennesimo primato negativo climatico. Lo scorso anno le acque oceaniche hanno assorbito 23 zettajoule di energia termica in più rispetto al 2024, equivalenti ad un incremento del 44% rispetto ai 16 zettajoule dell’anno precedente. John Abraham, uno degli autori, ha spiegato che ciò significa che l’energia immagazzinata dagli oceani nel 2025 equivale all’esplosione di dodici bombe atomiche. Oppure, con un’immagine meno drammatica, al calore necessario per far bollire due miliardi di piscine olimpioniche. Un valore che supera di oltre duecento volte il consumo elettrico annuale dell’intera umanità.
Otto anni di riscaldamento ininterrotto degli oceani
Da quando nel 2018 questo gruppo ha iniziato a monitorare sistematicamente il riscaldamento degli oceani, ogni anno ha registrato temperature superiori al precedente. Non si tratta di oscillazioni casuali ma di una progressione costante che riflette l’impatto crescente delle attività umane sul clima globale. Gli oceani, infatti, funzionano come l’enorme serbatoio termico del pianeta, assorbendo oltre il 90% del calore in eccesso che rimane intrappolato nell’atmosfera a causa dei gas serra. Una parte di esso aumenta effettivamente la temperatura superficiale delle acque, quella che influenza direttamente il clima e gli ecosistemi marini con cui entriamo in contatto. Ma una quota significativa di questa energia si sposta gradualmente verso gli strati più profondi, trasportata dalle correnti e dalla circolazione oceanica.
Le profondità marine sono il vero l’indicatore della crisi climatica
Ecco perché, nonostante il record assoluto di calore, le temperature superficiali sono leggermente inferiori rispetto al 2024, l’anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni. La differenza è legata anche a fenomeni meteorologici periodici come El Niño e La Niña. Che modificano la distribuzione del calore tra superficie e profondità in specifiche aree oceaniche. Zeke Hausfather, che ha collaborato allo studio, chiarisce questa distinzione con un esempio: se il mondo fosse coperto da un oceano alto solo un paio di metri, si riscalderebbe alla stessa velocità delle terre emerse. Ma poiché gran parte dell’energia viene assorbita dagli strati profondi, le temperature superficiali marine crescono più lentamente rispetto a quelle terrestri. Per la vita quotidiana di noi esseri umani contano soprattutto le temperature superficiali, che hanno effetti immediati sul meteo e sulla vita marina. Tuttavia il riscaldamento degli oceani in profondità rappresenta l’indicatore più affidabile per capire come la crisi climatica stia davvero trasformando il pianeta.
Come si misurano le temperature oceaniche
L’umanità misura le temperature oceaniche da secoli – persino Benjamin Franklin annotava quelle del mare durante i suoi viaggi transatlantici – ma il monitoraggio degli strati profondi è relativamente recente. I dati più antichi utilizzati nello studio risalgono agli anni Sessanta, quando alcune marine militari iniziarono rilevazioni sistematiche sotto la superficie. La svolta è arrivata nei primi anni Duemila con la rete internazionale Argo, composta da oltre tremilaquecento boe robotiche che galleggiano negli oceani di tutto il mondo raccogliendo informazioni continue. A questi strumenti si aggiungono satelliti, sensori installati su navi, modelli algoritmici e persino mammiferi marini equipaggiati con dispositivi di misurazione che registrano temperature in zone dove i robot non possono arrivare, come sotto i ghiacci polari.
Un retaggio che durerà secoli
Ci sono voluti cento anni perché il riscaldamento degli oceani raggiungesse le profondità attuali. Anche se domattina l’intera umanità smettesse di bruciare combustibili fossili, spiegano gli esperti, servirebbero centinaia di anni perché quel calore si redistribuisca negli oceani. È un costo che le generazioni continueranno a pagare, un’ipoteca pesante sul futuro. Il termine tecnico usato ironicamente da Abraham per descrivere il 2025 è “folle”, ma dietro l’ironia c’è la consapevolezza scientifica di una trasformazione che sta avvenendo sotto gli occhi del mondo o, meglio, sotto la superficie del mare che splende apparentemente serena sotto il caldo sole estivo.
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