A Tokyo un ristorante si trasforma ogni mese per dare spazio ai volontari impegnati a restituire dignità alle persone anziane con problemi cognitivi
Sengawa è un sobborgo tranquillo a ovest di Tokyo, lontano dal caos del centro. Una volta al mese, in un locale di quartiere come tanti, l’Orange Day, accade qualcosa di insolito. I camerieri arrivano lentamente, salutano i clienti con una mano sulla spalla — gesto rivoluzionario in un paese dove il contatto fisico in pubblico è rarissimo — e il ritmo del servizio si allunga. Se l’ordinazione arriva sbagliata, nessuno protesta. Anzi, si sorride. Benvenuti al ‘Caffè degli ordini sbagliati’, un progetto nato nel 2017 per dare voce, dignità e un ruolo sociale agli anziani con problemi cognitivi, che qui lavorano come camerieri volontari fianco a fianco con giovani assistenti. La società giapponese sta affrontando un forte aumento dei casi di demenza senile. Secondo i dati del ministero della Salute circa 7 milioni di persone convivono con questa condizione, circa un anziano su cinque. Includendo coloro che che presentano anche solo una lieve compromissione cognitiva il numero sale a 10-13 milioni.
L’idea di Shiro Oguni
Il ‘Caffè degli ordini sbagliati’ nasce dall’intuizione di Shiro Oguni, un produttore televisivo giapponese. “All’inizio, spiega, la mia percezione tendeva verso immagini negative di persone smemorate. Ma in realtà, queste persone possono cucinare, pulire, fare il bucato e svolgere altre attività normali in autonomia”. Da questa consapevolezza è nata l’idea di una comunità inclusiva e accogliente verso chi convive con problemi di memoria. Akiko Kanna, nutrizionista di una scuola d’infanzia, nel tempo libero coordina il gruppo di volontari, che una volta al mese lavorano all’interno del ristorante. I camerieri anziani ricevono una formazione specifica e operano sempre con il supporto di collaboratori più giovani. Il risultato è uno spazio in cui l’errore non è un fallimento ma una caratteristica accettata e persino festeggiata: come recita il sito dell’associazione, i clienti possono stare tranquilli perché, anche se l’ordinazione dovesse essere sbagliata, ogni piatto del menu “è delizioso e unico nel suo genere”.
La nazione più anziana del mondo
Per capire perché un progetto come il ‘Caffè degli ordini sbagliati’ sia nato in Giappone, basta dare uno sguardo ai numeri. Nel 2025, tutti i nati prima del 1950 hanno superato i 75 anni: in pratica oltre 20 milioni di persone. Sommando gli over 65 si arriva a 36,2 milioni, il 29,1% della popolazione totale. Nessun altro paese al mondo ha una proporzione così alta di cittadini anziani. Questo dato trasforma il Paese in un laboratorio a cielo aperto per le politiche sull’invecchiamento. Tra le sfide più urgenti c’è quella della demenza senile: il ministero della Salute stima che circa 7 milioni di persone convivano oggi con questa condizione, roughly uno su cinque tra gli anziani. Se si includono anche i casi di “lieve compromissione cognitiva”, la cifra sale fino a 13 milioni. Il governo ogni anno pubblica il “Libro Bianco sull’invecchiamento della società”, e nel 2025 ha presentato un nuovo piano quinquennale per costruire comunità locali inclusive, dove l’età non rappresenti un ostacolo alla partecipazione alla vita sociale.
Come funziona il Kaigo Hoken
Uno degli strumenti più importanti del sistema giapponese di welfare per gli anziani è il Kaigo Hoken, l’assicurazione per l’assistenza introdotta nel 2000. Ogni cittadino over 65 si presenta ogni anno a una visita del SSN per verificare le sue condizioni. Chi ha bisogno di assistenza viene inquadrato in una delle sette categorie previste dalla legge. Le prime due riguardano misure preventive contro l’invecchiamento precoce. Le altre danno vita ad un sistema di assistenza attiva nelle strutture convenzionate. Una volta stabilita la fascia di appartenenza, il sistema sanitario copre quasi tutte le spese: l’utente contribuisce in genere solo con il 10% del costo totale. I servizi disponibili comprendono l’assistenza domiciliare, i centri diurni specializzati, le strutture con pernottamento. Oltre ad agevolazioni per l’acquisto di ausili come letti ospedalieri, deambulatori e per la ristrutturazione delle abitazioni. Una figura chiave nell’intero sistema è il care manager comunale, che valuta ogni caso individualmente, elabora un piano di assistenza personalizzato, stima i costi e monitora le reazioni di pazienti e familiari.
Ninchishō, lo stigma della vergogna
Nonostante il sistema di welfare sia avanzato, la resistenza culturale resta forte. Il Ministero della Salute ha introdotto nel 2004 il termine ninchishō, traducibile come “sindrome cognitiva”. Prima si usava chihō, una parola composta da caratteri che rimandano a stupidità e stoltezza, con una connotazione denigratoria. Il cambio di vocabolario è stato un segnale importante, ma non ha cancellato lo stigma. Per molte famiglie, la diagnosi di demenza è ancora una vergogna inaffrontabile, qualcosa da nascondere piuttosto che da gestire apertamente. Le conseguenze sono serie: il numero di anziani che scompaiono a causa della demenza è in forte aumento, spesso dipende proprio da condizioni non diagnosticate o deliberatamente tenute nascoste. La società giapponese che dedica agli anziani una festa nazionale — il terzo lunedì di settembre —fatica ad accettare le fragilità che l’età porta con sé.
Un modello per il mondo
Il ‘Caffè degli ordini sbagliati’ rappresenta qualcosa di più di un’iniziativa locale. Dimostra che è possibile integrare la cura all’interno della vita quotidiana, restituire alle persone malate un senso di utilità e appartenenza, e allo stesso tempo sensibilizzare la comunità. Il lavoro svolto nel locale aiuta gli anziani a esercitare funzioni cognitive come l’attenzione, il processo decisionale e la socializzazione. Non esiste ancora una cura per la demenza, ma restare mentalmente e fisicamente attivi può aiutare a prolungare gli anni di vita autonoma. Forse la lezione più importante che viene da Sengawa è questa: prendersi cura degli anziani non significa solo gestire una malattia, ma avere il coraggio di costruire spazi nuovi, basati sull’inclusione e sulla dignità. Anche se, ogni tanto, il piatto arriva freddo o arriva al tavolo sbagliato.
Credit foto: Jane Rix/Shutterstock.com
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