Molti studi rivelano le differenze anatomiche tra conservatori e progressisti. Dall’amigdala alla corteccia prefrontale, la ricerca neuroscientifica mostra come le scelte ideologiche abbiano radici biologiche oltre che culturali.
L’illusione della libertà
Siamo davvero liberi nelle nostre scelte politiche o esiste una predisposizione neurologica che ci orienta? La neuroscienza politica, disciplina emersa negli ultimi vent’anni, sta fornendo risposte sorprendenti. Decine di studi condotti in laboratori europei e americani dimostrano che conservatori e progressisti presentano differenze misurabili nella struttura cerebrale, nei processi cognitivi e nelle risposte emotive.
Sebbene il recente libro “La mente ideologica” della neuroscienziata Leor Zmigrod abbia riportato attenzione sul tema, le ricerche procedono da tempo con risultati che stanno ridefinendo la comprensione del pensiero politico.
L’amigdala e la risposta alla paura
Nel 2011 un gruppo di ricercatori dell’University College di Londra ha pubblicato su Current Biology uno studio destinato a fare scalpore. Analizzando le risonanze magnetiche cerebrali di 90 volontari, avevano scoperto che le persone con orientamento conservatore presentavano un’amigdala destra di dimensioni maggiori rispetto ai soggetti progressisti. L’amigdala, struttura a forma di mandorla situata nella parte primitiva del cervello, governa l’elaborazione delle emozioni negative come paura, rabbia e senso di minaccia. I conservatori mostravano anche una minore quantità di materia grigia nella corteccia cingolata anteriore, l’area coinvolta nel monitoraggio degli errori.
Uno studio del 2024 condotto dall’Università di Amsterdam su 928 volontari olandesi ha poi confermato l’associazione tra conservatorismo e volume dell’amigdala, anche se con una correlazione tre volte più debole. Gli elettori di partiti progressisti mostravano, in media, meno volume di materia grigia nell’amigdala, mentre gli elettori conservatori ne presentavano quantità maggiori.
Disgusto e orientamento politico: i casi di studio
Nel 2014 una ricerca del Virginia Tech Carilion Research Institute ha rivelato un dato sorprendente. Mostrando a volontari immagini disgustose prive di contenuto politico, i ricercatori guidati da Read Montague hanno misurato le risposte cerebrali tramite risonanza magnetica funzionale. L’intensità della reazione cerebrale al disgusto ha permesso di predire l’orientamento politico con un’accuratezza del 98%. I cervelli che reagivano più intensamente appartenevano a persone orientate a destra. Altri esperimenti hanno dimostrato che basta riempire una stanza di cattivo odore perché le opinioni si spostino verso posizioni più conservatrici.
Durante le elezioni presidenziali del 2007, sette neuroscienziati dell’Università della California hanno condotto test su elettori indecisi. La citazione delle parole “democratico” e “repubblicano” ha suscitato alti livelli di attività nell’amigdala.
Nel 2013 uno studio angloamericano pubblicato su PLOS ONE ha esaminato la correlazione tra orientamento politico e propensione al rischio. I risultati avevano mostrato che progressisti e conservatori non differiscono nella quantità di rischi che si assumono, ma usavano parti diverse del cervello quando devono prendere decisioni rischiose.
I progressisti attivavano preferenzialmente l’insula, regione associata all’autoconsapevolezza e ai legami sociali, mentre i conservatori attivavano l’amigdala.
Dopamina e legami sociali
Le differenze non riguardano solo l’anatomia ma anche la neurochimica. Tutte queste ricerche sui livelli di dopamina hanno evidenziato che le persone con pensiero più rigido tendono ad avere concentrazioni più basse di questo neurotrasmettitore nella corteccia prefrontale e livelli più alti nel corpo striato. La dopamina – si può desumere – svolge un ruolo cruciale nei processi decisionali; anche politici.
Infine, uno studio dell’Università del South Carolina del 2012 ha indagato la correlazione tra orientamento politico e neuroni specchio. I risultati hanno mostrato che progressisti e conservatori elaborano i legami sociali in maniere diverse. I primi hanno il senso di una connessione sociale più estesa, i secondi rivelano una connessione più stretta verso famiglia e nazione. I conservatori trovano maggiore difficoltà a gestire stimoli che causano una rottura con schemi appresi. I progressisti presentano maggiore apertura mentale, mentre i conservatori hanno come tratto dominante la coscienziosità. Tutti i ricercatori coinvolti in questi studi sottolineano che il cervello è plastico e che la sua struttura risulta dall’interazione costante tra eredità genetica e ambiente.
Le esperienze di vita, l’educazione e il contesto sociale continuano a modellare i circuiti neurali per tutta la vita. Si nasce e si diventa di destra o di sinistra, in una combinazione complessa di predisposizioni biologiche e fattori ambientali.
© Riproduzione riservata
