La 68esima edizione segna un cambio epocale per l’industria musicale: primo trionfo assoluto per un album in spagnolo, mentre il rapper di Compton diventa il più premiato della storia.
Bad Bunny entra nella storia con un album tutto in spagnolo
La Crypto.com Arena di Los Angeles ha vissuto un momento che riscrive la storia dei Grammy Awards. Per la prima volta in 68 edizioni, un disco interamente in spagnolo si è aggiudicato l’Album of the Year. Il vincitore è Bad Bunny con “DeBÍ TiRAR MáS FOToS”, pubblicato nel gennaio 2025, un lavoro che ha conquistato critica e pubblico fin dal primo ascolto.
Il portoricano 31enne, seduto da solo quando è stato annunciato il suo nome, è apparso visibilmente commosso prima di salire sul palco. Ha alternato spagnolo e inglese nel suo discorso, rivolgendosi prima alla sua isola natale con parole di orgoglio: “Porto Rico, credetemi quando dico che siamo molto più grandi di 100 per 35”, riferendosi alle dimensioni geografiche del territorio. Prima ancora di ringraziare Dio, ha lanciato un messaggio politico che ha scosso la platea: ha chiesto la cessazione delle operazioni dell’ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione, sottolineando con forza l’umanità di tutte le persone e dichiarando che l’odio si combatte soltanto con l’amore.
Il trionfo di Bad Bunny rappresenta molto più di una vittoria personale. Si tratta di un riconoscimento alla cultura latina e alla sua crescente influenza nell’industria musicale americana. L’album, definito dallo stesso artista una lettera d’amore a Porto Rico, aveva già conquistato il Best Música Urbana Album nella stessa serata. Tra pochi giorni, l’artista sarà protagonista dell’Halftime Show del Super Bowl, confermando il suo status di fenomeno globale capace di attraversare confini linguistici e culturali.
Kendrick Lamar straccia ogni primato
Il rapper di Compton è entrato nella serata con nove nomination e ne è uscito con cinque Grammy, portando il suo totale a 27 statuette. Un numero che lo consacra come il rapper più premiato nella storia della Recording Academy, superando Jay-Z (25) e Kanye West (24). Il traguardo arriva dopo un 2025 dominato dal suo feud (“battaglia musicale” n.d.r.) con Drake e dal successo planetario di “Not Like Us”, che già l’anno scorso gli aveva fruttato cinque Grammy in una sola serata.
Le vittorie di quest’anno sono arrivate con Best Rap Album per “GNX”, Best Rap Song per “TV Off” (con Lefty Gunplay, che nel suo discorso ha incoraggiato tutti i ragazzi latini nei quartieri difficili), Best Melodic Rap Performance per “Luther” con SZA, Best Rap Performance in “Chains & Whips” dei Clipse, e soprattutto Record of the Year con “Luther”. Cher ha presentato quest’ultimo premio con una gaffe che ha strappato sorrisi: ha confuso il titolo del brano con Luther Vandross, il grande cantante soul scomparso nel 2005. Uno dei produttori del brano, Sounwave, ha colto l’occasione per rendere omaggio alla leggenda defunta.
Nel suo discorso per il Best Rap Album, consegnato da Queen Latifah e Doechii, l’artista ha sottolineato come l’hip hop sarà sempre presente, sempre elegante, sempre portatore della cultura che rappresenta. Lamar aveva già fatto storia mesi prima: primo rapper con cinque candidature come Album of the Year e primo solista nominato in questa categoria per cinque album consecutivi, da “Good Kid, M.A.A.D City” in poi.
Lady Gaga e Billie Eilish in una serata politicamente carica
La 68esima edizione dei Grammy, condotta da Trevor Noah, si è trasformata in una piattaforma di messaggi politici, con particolare attenzione all’immigrazione.
Lady Gaga ha conquistato tre Grammy, tra cui Best Pop Vocal Album per “Mayhem” e Best Dance Pop Recording per “Abracadabra”. Nel suo discorso ha invitato le donne dell’industria musicale a farsi sentire e a lottare per le proprie idee.
Billie Eilish ha vinto Song of the Year con “Wildflower”. Con questa vittoria, lei e il fratello Finneas detengono il primato per Song of the Year con tre statuette. Nel suo discorso ha dichiarato senza mezzi termini che nessuno è illegale su una terra rubata, aggiungendo parole dure contro l’ICE. Altri artisti hanno seguito la stessa linea. Olivia Dean, vincitrice del Best New Artist, ha dedicato il premio alla nonna immigrata. Kehlani, alla prima vittoria con “Folded”, indossava una spilla “ICE Out”, così come Amy Allen, vincitrice per il secondo anno come Songwriter of the Year. Shaboozey ha ringraziato la madre immigrata ritiratasi dopo 30 anni come infermiera.
Sorprese e momenti irripetibili
Qualche curiosità. Il Dalai Lama, 90 anni, ha vinto il suo primo Grammy per Best Audio Book con “Meditations: The Reflections of His Holiness The Dalai Lama”. Dal suo esilio in India ha commentato definendo il premio un riconoscimento della responsabilità universale condivisa.
Il k-pop ha fatto il suo ingresso ufficiale nella storia dei Grammy. “Golden” delle Huntr/X, dalla colonna sonora di “KPop Demon Hunters”, è diventata la prima canzone k-pop a vincere un Grammy, cn gli autori che hanno tenuto il discorso in inglese e coreano.
Tra gli altri vincitori: i Turnstile con Best Rock Album per “Never Enough”, i The Cure con due premi per “Songs of a Lost World”, e Steven Spielberg che con “Music for John Williams” ha ottenuto il suo primo Grammy. Le performance live hanno visto protagonisti Rosé e Bruno Mars con “APT.”, Lady Gaga con “Abracadabra”, oltre a Justin Bieber e Sabrina Carpenter.
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