Un’impresa londinese ha sviluppato CrossSense, un assistente artificiale integrato in occhiali smart capace di guidare i malati di Alzheimer nelle attività quotidiane. I test mostrano risultati significativi, la commercializzazione è attesa per il 2027.
CrossSense e il Longitude Prize
C’è un paio di occhiali dalla montatura nera, spessa, apparentemente ordinari, che potrebbe riscrivere il modo in cui la medicina e la tecnologia si confrontano con la demenza. Si chiamano CrossSense, li ha sviluppati un’impresa sociale con sede a Londra e, a marzo 2026, hanno vinto il Longitude Prize on Dementia. Un milione di sterline assegnato nell’ambito di una competizione internazionale promossa da Challenge Works, finanziata da Alzheimer’s Society e da Innovate UK.
Il premio, uno dei più prestigiosi nel settore dell’innovazione tecnologica applicata alla salute, puntava esplicitamente a incoraggiare soluzioni capaci di allungare l’autonomia delle persone che convivono con deficit cognitivi. CrossSense lo ha convinto dalla prima all’ultima valutazione.
Dame Wendy Hall, esperta di intelligenza artificiale di fama internazionale e presidente del comitato del Longitude Prize, ha definito la tecnologia sviluppata dal team come esattamente il tipo di IA rivoluzionaria che il premio intendeva sostenere, sottolineando come l’approccio co-progettato e la personalizzazione del sistema abbiano fatto la differenza rispetto agli altri finalisti.
Come funziona Wispy, l’assistente che “vede” al posto tuo
Il sistema si basa su un software di intelligenza artificiale incorporato in occhiali dotati di fotocamera, microfono e altoparlanti.
Il cuore dell’esperienza utente è Wispy, un assistente conversazionale che accompagna chi indossa gli occhiali attraverso le attività di tutti i giorni: preparare il tè, vestirsi, riconoscere gli oggetti di casa, interagire con familiari o amici. Non si tratta di semplici promemoria preregistrati, e questa distinzione è tutt’altro che secondaria.
Wispy fornisce indicazioni in tempo reale, fa domande, stimola il ricordo e mostra testi sovrapposti al campo visivo, come una realtà aumentata discreta e paziente. Il sistema apprende le abitudini specifiche di ogni utente e si adatta progressivamente al peggioramento delle condizioni cognitive, grazie al machine learning. Le informazioni sul livello di assistenza necessaria vengono inserite attraverso un’app collegata, e da lì Wispy costruisce un profilo sempre più preciso della persona. I dati non vengono caricati su cloud: vengono elaborati localmente, su un server cifrato integrato nel sistema, a tutela della privacy dell’utente. Un dettaglio tecnico, certo, ma anche un segnale di attenzione verso una categoria di persone particolarmente vulnerabile.
Gli occhiali pesano solo 75 grammi, sono compatibili con le lenti graduate e con gli apparecchi acustici, e possono essere indossati tutto il giorno con l’ausilio di un power bank esterno, dato che la batteria integrata garantisce autonomia di circa un’ora.
I dati dei test
I risultati degli esperimenti clinici, condotti dalla professoressa Julia Simner dell’Università del Sussex su 23 coppie di malati e caregiver, offrono numeri incoraggianti .
Senza gli occhiali, i partecipanti con demenza riuscivano a identificare correttamente solo il 46% degli oggetti domestici comuni. Con CrossSense indossato, la percentuale saliva all’82%. Ma la parte forse più sorprendente riguarda la durata del beneficio: un’ora dopo aver tolto gli occhiali, il riconoscimento corretto si attestava ancora al 78%, segno che il sistema non si limita a compensare una mancanza nell’immediato, ma stimola connessioni cognitive che persistono nel tempo.
Nei test, tre pazienti su quattro hanno riferito un miglioramento significativo nella qualità della vita. I ricercatori spiegano questo effetto ricorrendo alla ricerca sulla sinestesia: l’associazione ripetuta tra un oggetto e un segnale multisensoriale (colore, suono, testo) aiuta il cervello a costruire percorsi alternativi di recupero della memoria, potenzialmente rallentando il declino nelle fasi iniziali della malattia.
Si tratta però di dati ancora preliminari: lo studio non ha ancora superato la revisione tra pari, e il dottor Foyzul Rahman dell’Università di Loughborough, esperto di declino cognitivo esterno al progetto, ha chiesto l’avvio di sperimentazioni più ampie e controllate, comprese ricerche randomizzate, per confermare l’efficacia su scala.
Verso il mercato
Szczepan Orlins, amministratore delegato di CrossSense Ltd, ha chiarito che il premio servirà anzitutto a finanziare un pilot di quattro settimane a domicilio previsto per l’ultimo trimestre del 2026. Una fase necessaria per raccogliere dati sufficienti a certificare la prontezza del prodotto. Una versione per smartphone dovrebbe arrivare entro la fine di quest’anno, mentre gli occhiali intelligenti con CrossSense integrato sono attesi per i primi mesi del 2027.
Il costo previsto è di circa 50 sterline al mese in abbonamento, a cui si aggiunge il prezzo degli occhiali, fino a mille sterline, con prospettive di ribasso nel tempo. L’obiettivo iniziale è la vendita diretta ai consumatori; sul lungo periodo, l’ambizione è l’inserimento nei percorsi del Servizio Sanitario Nazionale britannico, inclusi i servizi di diagnosi precoce delle cliniche della memoria.
Il progetto ha coinvolto oltre 250 persone con esperienza diretta della malattia, tra pazienti, familiari, operatori sociosanitari, in tre anni di co-progettazione attiva. Un approccio che, secondo i valutatori del premio, ha contribuito in modo determinante alla qualità finale del prodotto.
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