Una ricerca del CNR ha analizzato oltre 280 strumenti autentici per dimostrare come il maestro cremonese selezionasse abeti cresciuti ad alta quota durante un periodo climatico freddo. Lo studio ha stabilito un collegamento diretto tra qualità sonora e scelta dei materiali.
La scoperta del legno delle “golden age”
Antonio Stradivari non affidava la straordinaria qualità dei suoi violini soltanto alla perizia tecnica e al genio creativo.
Il segreto risiedeva anche nella scelta meticolosa del legno, una selezione che il maestro cremonese conduceva con criteri precisi e consapevoli. Una ricerca internazionale coordinata dall’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche ha portato alla luce questo aspetto cruciale del processo produttivo del liutaio.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Dendrochronologia, rappresenta l’indagine dendrocronologica (che riguarda il legno, n.d.r.) più ampia mai realizzata sugli strumenti di Stradivari e ha preso in esame 314 serie di anelli di accrescimento provenienti da 284 violini autentici. I risultati mostrano come il maestro prediligesse abeti rossi cresciuti nelle foreste alpine d’alta quota, in particolare nella Val di Fiemme, nel Trentino orientale.
L’influenza del clima sull’eccellenza acustica
Gli abeti utilizzati da Stradivari crescevano in condizioni climatiche molto particolari, caratterizzate da temperature rigide e stagioni vegetative ridotte. Questi fattori producevano legni con anelli sottili e regolari, dalla struttura omogenea, perfetti per la realizzazione delle tavole armoniche. La ricerca del CNR-IBE evidenzia come molti strumenti presentano sequenze di anelli estremamente simili, dimostrando che il liutaio utilizzava spesso tavole ricavate dallo stesso tronco per costruire violini diversi, anche a distanza di anni. Questo comportamento rivela una selezione accuratissima del materiale, orientata verso legni dalle proprietà ritenute ottimali per la resa sonora.
Gli anelli analizzati mostrano una crescita particolarmente contenuta, coerente con le condizioni verificatesi durante il Minimo di Maunder, periodo compreso tra il 1645 e il 1715 circa.
In questa fase storica, caratterizzata da ridotta attività solare e generale raffreddamento del clima, gli abeti crescevano a ritmi rallentati, sviluppando quella struttura densa e regolare che oggi viene riconosciuta come uno dei fattori determinanti per la qualità acustica degli strumenti. La crescita limitata degli alberi non corrispondeva all’attuale limite dei boschi di abete rosso, ma risultava perfettamente adatta alle esigenze costruttive di Stradivari.
L’evoluzione nelle fonti di approvvigionamento
L’analisi dendrocronologica ha permesso di tracciare l’evoluzione nelle scelte di approvvigionamento del maestro cremonese. Nei violini più antichi, le caratteristiche del legno rimandano a provenienze eterogenee, non sempre identificabili con precisione geografica.
Tuttavia, all’inizio del Settecento si verifica una svolta significativa che coincide temporalmente con il cosiddetto periodo d’oro di Stradivari. In questa fase di massima maturità artistica e tecnica, il liutaio si riforniva sistematicamente nella Val di Fiemme, scegliendo abeti rossi che presentavano quelle proprietà di omogeneità strutturale considerate ideali per le tavole armoniche.
La ricerca evidenzia come le fasi produttive di Stradivari procedessero di pari passo con l’evoluzione delle fonti di legname. Questa progressione non appare casuale, ma riflette una comprensione sempre più raffinata delle proprietà acustiche dei materiali da parte del maestro. L’insieme dei risultati consente di affinare la conoscenza sul processo di selezione condotto da Stradivari e conferma l’importanza delle foreste alpine nella tradizione della liuteria cremonese. Gli elementi emersi suggeriscono che il liutaio possedesse una consapevolezza molto precisa delle caratteristiche del legno e delle loro implicazioni sulla qualità sonora finale degli strumenti.
Il ruolo della dendrocronologia nella ricerca
Lo studio rappresenta anche un tributo al lavoro del liutaio e dendrocronologo John Carass Topham, scomparso nel 2025, che nel corso della sua carriera raccolse una parte fondamentale dei dati utilizzati nella ricerca.
La sua attività contribuì in modo determinante a definire le metodologie oggi adottate nello studio dendrocronologico degli antichi strumenti musicali. L’approfondimento degli aspetti dendrocronologici permette di chiarire come clima, ambiente e scelte consapevoli del liutaio abbiano concorso alla realizzazione di strumenti oggi considerati insuperabili.
Uno studio che ha gettato nuova luce sul legame inscindibile tra natura, storia e genio umano nella creazione di capolavori artistici.
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