Il 2 aprile si celebra la Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. In Italia colpisce un bambino su 77, mentre la ricerca avanza e le iniziative si moltiplicano da Nord a Sud.
I numeri della giornata mondiale dell’Autismo
Ogni anno, il 2 aprile, il mondo si tinge di blu. Non è solo un colore simbolico: è il segno di una consapevolezza che fatica ancora, in molti contesti, a tradursi in politiche e servizi adeguati. La Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2007 con l’obiettivo di promuovere inclusione, rispetto e piena realizzazione dei diritti delle persone nello spettro autistico. L’edizione 2026 si svolge attorno al tema “Autismo e Umanità – Ogni vita ha valore”.
Secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità, la prevalenza si attesta intorno a un bambino su 77. Con una maggiore incidenza nei maschi, per una platea complessiva di circa 500mila persone. E l’aumento delle diagnosi non corrisponde necessariamente a un aumento reale dei casi.
Un dato positivo emerge però con chiarezza: in Italia l’autismo viene oggi accertato in media intorno ai tre anni, un risultato rilevante se confrontato con la media internazionale che si attesta intorno ai 49 mesi. Intervenire presto significa incidere sulle traiettorie di sviluppo del bambino, migliorarne le competenze comunicative e sociali, ridurre le difficoltà a lungo termine. Su questo fronte, il nostro sistema sanitario ha fatto passi concreti. Permangono però, e sono significative, le forti disomogeneità regionali nell’accesso ai servizi: in molte aree del Paese le famiglie devono ancora affrontare tempi di attesa lunghi e difficoltà nell’ottenere una presa in carico multidisciplinare adeguata.
Tra fake news, vaccini la scienza perde terreno
A margine della giornata, tornano inevitabilmente in circolazione le false credenze sull’autismo. Due su tutte hanno segnato gli ultimi decenni.
La prima, tristemente celebre, è quella che collegava l’autismo al vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia. Quella teoria nacque da uno studio del gastroenterologo Andrew Wakefield, pubblicato su “Lancet” e poi ritirato dalla stessa rivista. L’indagine si rivelò costruita a tavolino, anche per sostenere gli interessi di uno studio legale specializzato nei risarcimenti post-vaccinazione, e per screditare il vaccino in favore di un altro brevettato dall’autore poco prima. Wakefield fu radiato dall’Ordine dei medici nel Regno Unito. Eppure la bufala ha resistito per anni, alimentata da conferenze a pagamento e da un film autoprodotto dallo stesso protagonista.
Più recente, invece, l’allarme sul paracetamolo in gravidanza, rilanciato anche dal presidente americano Donald Trump. Associazioni tra l’uso dell’antidolorifico in gestazione e l’autismo erano già state discusse in alcuni studi osservazionali, ma senza prove causali solide.
Numerose società scientifiche hanno reagito con fermezza, ribadendo che le affermazioni non trovano riscontro nella letteratura medica consolidata. La scienza non ha mai smesso di lavorare su questi temi, ma la disinformazione viaggia spesso più veloce.
Intanto la ricerca avanza
Negli Stati Uniti, un team dell’Università della California a Los Angeles ha ricevuto un finanziamento di 13,9 milioni di dollari per sviluppare modelli basati su cellule staminali umane. Cellule capaci di studiare i meccanismi molecolari alla base di autismo e schizofrenia e di individuare potenziali bersagli farmacologici.
Il punto di partenza è semplice ma cruciale. Oggi non esiste nessun farmaco che agisca sulla biologia di base di queste patologie, semplicemente perché non si sa con precisione come le cellule cerebrali delle persone colpite differiscano, a livello molecolare, da quelle degli altri.
Il progetto si articola in due filoni paralleli. Il primo usa la tecnica di editing genetico Crispr per introdurre 36 varianti legate all’autismo e 32 legate alla schizofrenia in cellule staminali, che vengono poi indotte a svilupparsi in strutture simili a cervelli in miniatura.
Il secondo sfrutta la piattaforma “Cell Villages”, capace di coltivare cellule provenienti da oltre 300 persone, in un’unica piastra di coltura. In questo modo si elimina il “rumore tecnico” che nelle analisi tradizionali può mascherare differenze biologiche importanti, e il Dna di ciascun donatore funziona da codice a barre naturale per identificare l’origine genetica di ogni variazione osservata. I risultati dei due filoni convergeranno per verificare se forme diverse delle patologie condividono meccanismi comuni, che potrebbero poi fungere da bersagli terapeutici. In Italia, la ricerca robotica dà un contributo inaspettato: secondo uno studio della Fondazione Don Gnocchi e del Politecnico di Milano, i bambini con disturbo dello spettro autistico prestano maggiore attenzione a un “robot sociale” che a un essere umano, rendendolo un alleato prezioso nel percorso terapeutico.
Dall’Italia in blu
Anche in Italia la giornata ha il suo peso istituzionale: il Ministero dell’Istruzione illuminerà di blu il proprio palazzo e ha invitato le scuole a organizzare attività affinché ogni classe diventi un luogo in cui ogni diversità sia riconosciuta e valorizzata. Ma le iniziative vanno ben oltre il gesto simbolico.
A Sesto Fiorentino nasce il Festival Sguardi Sensibili, organizzato dall’Associazione culturale Zera. Dal 2 al 24 aprile, spettacoli, mostre, incontri letterari e tavole rotonde animano il Centro Culturale La Lucciola e il Centro Espositivo Antonio Berti. Si parte il 2 aprile con “A piccoli pezzi”, monologo teatrale su come una persona neurodivergente cresce e vive in un mondo “standard”, e si prosegue con la mostra di Gioele Bruni, “Non so come dirlo”, l’11 aprile, con gli spettacoli dell’attrice Sara Bosi e con una tavola rotonda sui servizi di supporto alle neurodivergenze. Il festival intende affrontare il tema senza retorica: circa il 15-20 per cento della popolazione mondiale presenta un profilo neurodivergente, una realtà che non ha più nulla di marginale.
Appartamenti autism-friendly
A Siena, invece, la Cooperativa Sociale Tabit ha inaugurato due appartamenti nel centro storico, Blu Fiordaliso e Blu Zaffiro, nel vicolo della Palla a Corda, a due passi da Piazza del Campo, progettati secondo criteri autism-friendly. Luci calde, arredo essenziale, palette cromatica nelle sfumature del blu. Il progetto “Il Barbero Blu” punta a costruire una rete di accoglienza che coinvolga ristoranti, musei e attività commerciali, sostenuta anche da una app pensata per aiutare le famiglie a orientarsi in città.
Il finanziamento è arrivato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e dal Fondo Impresa Femminile di Invitalia.
In Valle d’Aosta, Angsa (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) organizza un calendario di eventi che va dalla tradizionale illuminazione in blu dei monumenti regionali alla premiazione dei progetti scolastici del concorso #autismoVDA.
Il 2 aprile, insomma, non è solo una data. È una fotografia di quanto si sta facendo, e di quanto resta ancora da fare.
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