La leader del Partito Liberal-democratico conquista oltre 300 seggi alla Camera dei rappresentanti in un trionfo personale che ridisegna gli equilibri politici del Paese del Sol Levante. Il successo apre la strada a riforme fiscali e costituzionali, mentre crescono le tensioni con Pechino.
Una scommessa che premia la leadership al femminile
Domenica 8 febbraio il Giappone ha consegnato a Sanae Takaichi una vittoria elettorale che supera ogni aspettativa. A meno di tre mesi dal suo insediamento come prima donna premier nella storia del Paese, la leader 64enne del Partito Liberal-democratico ha sciolto la Camera bassa del Parlamento e convocato elezioni anticipate in pieno inverno. Una scelta considerata rischiosa da molti osservatori.
I risultati, però, le hanno dato ragione. Secondo le proiezioni dell’emittente pubblica NHK e dell’agenzia Kyodo, la coalizione guidata dall’Ldp insieme al Partito dell’Innovazione Ishin dovrebbe conquistare tra i 302 e i 366 seggi sui 465 complessivi della Camera dei rappresentanti.
Si tratta del miglior risultato per il partito conservatore dal 2017, ai tempi del governo guidato da Shinzo Abe, il mentore politico di Takaichi assassinato nel 2022 durante un comizio.
La vittoria conferisce alla premier una maggioranza dei due terzi, strumento politico che le permetterà di affrontare le riforme più ambiziose, comprese possibili modifiche costituzionali. Il sistema elettorale giapponese, che combina collegi uninominali e sistema proporzionale, ha premiato la strategia comunicativa della Takaichi e la sua capacità di intercettare il consenso delle fasce più giovani della popolazione, tradizionalmente distanti dal voto conservatore.
Il rilancio economico al centro della campagna elettorale
Takaichi ha promesso un massiccio piano di stimolo fiscale, dopo aver già varato alla fine del 2025 un pacchetto da 135 miliardi di dollari destinato a sostenere le famiglie colpite dall’inflazione.
Il bilancio 2026 presentato dal governo ammonta a circa 665 miliardi di euro, una cifra record che testimonia l’orientamento espansivo della politica economica. Tra le promesse elettorali più apprezzate dagli elettori figura la sospensione temporanea dell’imposta sui consumi alimentari, una misura diretta a contenere l’impatto del rincaro dei prezzi sui beni di prima necessità.
Il tema dell’inflazione resta infatti una delle preoccupazioni principali dei cittadini giapponesi. La borsa di Tokyo ha reagito positivamente ai risultati elettorali: il giorno successivo al voto il Nikkei ha registrato un balzo superiore al 5 per cento in apertura, mentre lo yen si è rafforzato sui mercati valutari.
Non mancano però elementi di preoccupazione per gli analisti finanziari. Il debito pubblico giapponese supera il doppio del prodotto interno lordo e nelle ultime settimane i rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza hanno toccato livelli record, generando nervosismo sui mercati internazionali.
Il fenomeno della “Sanaemania”
Un altro terreno su cui Takaichi ha costruito il consenso riguarda l’immigrazione e la gestione del turismo di massa. Il Giappone ha registrato nel 2025 il record assoluto di arrivi turistici con 42,7 milioni di visitatori stranieri, un dato che ha generato preoccupazioni tra la popolazione per l’impatto sui prezzi degli alloggi e sul rispetto dei codici culturali locali.
La premier ha fatto leva sulle sue credenziali nazionaliste, promettendo controlli più severi alle frontiere e un inasprimento delle politiche migratorie, raccogliendo consensi soprattutto tra chi percepisce un disagio legato alla convivenza con persone poco avvezze alle tradizioni giapponesi. Il mercato immobiliare, diventato negli ultimi anni appetibile per investitori stranieri, in particolare cinesi e taiwanesi, ha contribuito all’aumento dei prezzi delle case, alimentando ulteriormente il malcontento di una parte dell’elettorato.
La popolarità di Takaichi ha generato un fenomeno mediatico battezzato “Sanaemania”, con vendite record di accessori ispirati al suo stile, dalla borsa rosa alla penna che utilizza per prendere appunti in Parlamento.
Batterista heavy metal in gioventù e ammiratrice dichiarata di Margaret Thatcher, la premier giapponese ha dimostrato una capacità di comunicazione moderna che ha conquistato anche le fasce più giovani dell’elettorato, un risultato inaspettato per un partito tradizionalmente ancorato a una base di votanti anziani. Il tasso di approvazione del suo governo, attestato tra il 60 e il 70% nei mesi scorsi, rappresenta un dato eccezionale per gli standard giapponesi.
I rapporti con Stati Uniti e Cina
La politica estera costituisce il terzo pilastro del successo elettorale di Takaichi. La leader ultraconservatrice è riuscita a instaurare un rapporto solido con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che le ha concesso un endorsement pubblico definito “totale” e ha confermato un vertice alla Casa Bianca previsto per marzo.
Il rafforzamento dell’alleanza strategica tra Tokyo e Washington si inserisce nel nuovo contesto di competizione globale con la Cina, tema centrale nella politica regionale giapponese. I rapporti con Pechino attraversano invece la fase più critica degli ultimi decenni.
A novembre 2025, appena insediata, Takaichi aveva ipotizzato un possibile intervento militare del Giappone in caso di attacco cinese contro Taiwan, provocando la reazione furiosa della leadership cinese. Pechino ha convocato l’ambasciatore giapponese, ha sconsigliato ai propri cittadini di visitare il Giappone e ha condotto esercitazioni aeree congiunte con la Russia. La Cina ha inoltre imposto limitazioni all’esportazione verso il Giappone di alcuni prodotti strategici. Takaichi si è sempre rifiutata di scusarsi per le sue dichiarazioni su Taiwan, consolidando la sua immagine di politica intransigente sui temi della sicurezza nazionale. La maggioranza dei due terzi ottenuta con le elezioni potrebbe facilitare l’approvazione di modifiche all’articolo 9 della Costituzione giapponese, che dal 1945 definisce il carattere pacifista del Paese e limita le capacità di difesa militare.
Una riforma costituzionale in questa direzione rappresenterebbe una svolta epocale per il Giappone del dopoguerra.
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