La sanità digitale entra nella sua fase definitiva. Ecco cosa prevede la nuova stretta operativa e perché attivarsi subito
C’è una rivoluzione in corso nella sanità italiana. Dal 31 marzo entra in vigore l’ultimo passaggio operativo del fascicolo sanitario elettronico, con l’obiettivo di portare il sistema a pieno regime entro giugno. Una scadenza che coinvolge medici, strutture sanitarie pubbliche e private, e — soprattutto — milioni di cittadini che ancora non sanno bene di cosa si tratti o non ne hanno compreso l’utilità concreta. Eppure lo strumento esiste da tempo. Il problema è che meno della metà degli italiani ha mai autorizzato il proprio medico a consultarlo, e solo una minoranza lo utilizza davvero. Un paradosso, considerando che si tratta di uno degli investimenti più importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza in ambito sanitario.
Che cos’è, in parole semplici
Il fascicolo sanitario elettronico è, in sostanza, un archivio digitale personale in cui confluisce tutta la storia clinica di un individuo: referti di laboratorio, radiologie, lettere di dimissione, prescrizioni, verbali del pronto soccorso e molto altro ancora — circa ventuno tipologie di documenti diverse. È accessibile da qualsiasi dispositivo connesso a internet, in qualsiasi momento, anche da un’altra regione o dall’estero. L’accesso avviene tramite identità digitale: lo Spid, la carta d’identità elettronica o la tessera sanitaria sono i tre strumenti abilitati. Chi non riesce a gestirlo in autonomia può delegare fino a cinque persone di fiducia, compilando un apposito modulo. Per i minori, la gestione spetta ai genitori o a chi esercita la responsabilità genitoriale, fino al compimento dei diciotto anni.
Le novità di marzo
Entro il 31 marzo tutte le strutture sanitarie — pubbliche e private — devono adeguarsi a un formato standard per la trasmissione dei documenti clinici. I referti dovranno essere caricati nel sistema entro pochi giorni dall’erogazione della prestazione, garantendo uniformità su tutto il territorio nazionale. Anche i professionisti privati rientrano nell’obbligo, e devono dotarsi di firma digitale e strumenti tecnici compatibili. Resta, però, una disparità tra regioni: alcune sono più avanti, altre accusano ritardi strutturali che rendono l’esperienza degli utenti ancora disomogenea. È uno dei nodi irrisolti di un processo di digitalizzazione che fatica a trovare la stessa velocità da Bolzano a Palermo.
La carta d’identità della salute
Tra le novità più rilevanti di questa fase c’è il cosiddetto profilo sanitario sintetico, noto anche come Patient Summary. Si tratta di un documento essenziale, redatto dal medico di base entro il 31 marzo e aggiornato periodicamente, che raccoglie le informazioni fondamentali sullo stato di salute del paziente: patologie croniche, allergie, farmaci in uso, precedenti interventi. La sua importanza emerge soprattutto nelle situazioni d’emergenza. In caso di ricovero urgente, il medico di pronto soccorso potrà accedere a questo profilo anche senza il consenso esplicito del paziente — una deroga prevista proprio per tutelare la vita. Sapere in pochi secondi se una persona è cardiopatica, diabetica o allergica a un farmaco può fare davvero la differenza tra un intervento efficace e uno che, per mancanza di informazioni, rischia di aggravare la situazione.
Un archivio che si costruisce nel tempo
Oltre ai documenti generati dal sistema sanitario, il fascicolo sanitario elettronico prevede anche una sezione privata chiamata “taccuino personale dell’assistito”. Qui il cittadino può annotare giorno per giorno episodi clinici, parametri vitali, abitudini alimentari, attività fisica svolta. È possibile caricare anche referti ottenuti all’estero o nel privato, oltre a dati provenienti da dispositivi indossabili come smartwatch o misuratori di pressione digitali. Un diario di salute intimo e prezioso, gestito interamente dall’interessato. Sul fronte dei servizi pratici, il fascicolo consente anche di prenotare visite, pagare ticket sanitari online e cambiare medico di base — operazioni che oggi richiedono spesso code agli sportelli o chiamate in attesa.
Perché conviene attivarsi
Per i medici, avere accesso alla storia clinica completa di un paziente significa poter lavorare meglio: meno esami inutili, diagnosi più rapide, terapie più mirate. Per i cittadini, significa smettere di portarsi dietro cartelle di carta, ripetere analisi già eseguite o dimenticare informazioni cruciali nel momento del bisogno. Il fascicolo sanitario elettronico è uno strumento pensato per mettere al centro la persona, la sua salute, la sua continuità di cura. La sfida adesso è culturale oltre che tecnica: convincere gli italiani — specie chi è cresciuto con la ricetta di carta e il libretto sanitario — che affidarsi al digitale non significa perdere il controllo, ma guadagnarne di più. Attivarlo, o semplicemente verificare che sia già attivo, costa pochi minuti. Vale la pena farlo.
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