Enrico Mattei: da Bascapè al nuovo Piano per l’Africa

Il 27 ottobre 1962 in un misterioso incidente muore l’uomo che ha fatto la storia economica nel dopoguerra: innovazione, passione per le sfide, fiducia nei giovani e ricerca sono alcuni dei valori chiave dell’eredità di Enrico Mattei, ancora attuali nel dibattito sull’energia e sull’industria del Paese

Enrico Mattei: da Bascapè al nuovo Piano per l’Africa
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Una sera di 64 anni fa un piccolo aereo con a bordo l’allora presidente dell’Eni, Enrico Mattei, si schiantò sotto un temporale a pochi minuti dall’atterraggio nella campagna pavese. In quei pochi, drammatici istanti si decise il futuro della politica energetica italiana. Il bimotore Morane-Saulnier su cui viaggiava Mattei, di ritorno da Catania e diretto a Milano, prese fuoco nei campi di Bascapè ponendo fine alla vita del presidente dell’Eni, del pilota Irnerio Bertuzzi e del giornalista americano William McHale.

Un episodio che fin dal primo momento apparve carico di ombre e che nel corso dei decenni si è trasformato in uno dei gialli politici e industriali più fitti e complessi della storia repubblicana. La fine di Enrico Mattei, infatti, non fu soltanto una tragedia umana, ma segnò anche l’interruzione brusca di una visione strategica che permise all’Italia del dopoguerra di rialzare la testa e trattare da pari a pari con i colossi mondiali del settore petrolifero. Il dirigente pubblico italiano divenne così il nemico giurato delle major, l’uomo che aveva osato capovolgere gli equilibri del mercato petrolifero mondiale.

Quali verità emersero dalle indagini sulla morte di Enrico Mattei?

Per oltre trent’anni la tesi ufficiale continuò a parlare di un tragico disastro accidentale, attribuendo la caduta dell’aereo alle avverse condizioni meteorologiche o a un improvviso malore del pilota. Ma la ricostruzione non convinse mai davvero l’opinione pubblica, consapevole di quanti nemici il fondatore dell’Eni si fosse fatto sfidando il cartello delle compagnie angloamericane.

La svolta giudiziaria arrivò soltanto nel 1994, quando il magistrato Vincenzo Calia riaprì le indagini sulla scorta delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta. Il pentito di Cosa Nostra ricollegò l’eliminazione di Enrico Mattei al sequestro e alla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, impegnato a ricostruire gli ultimi giorni siciliani del manager per conto del regista Francesco Rosi.

L’inchiesta, archiviata nel 2003, giunse alla conclusione che il velivolo fu vittima di un attentato. Secondo le perizie tecniche, una microcarica esplosiva venne collocata dietro il cruscotto e azionata durante la fase di atterraggio, nel momento in cui il pilota aprì il carrello. Nonostante la magistratura abbia accertato la natura dolosa del disastro, la giustizia non è mai riuscita a individuare né a condannare i mandanti ufficiali, lasciando aperto un varco in cui si intrecciano ipotesi su servizi segreti deviati, settori della mafia, frange interne all’azienda ed esponenti di potenze straniere.

Il duello con le Sette Sorelle

Per comprendere questa vicenda bisogna tornare all’Italia degli anni Cinquanta, un Paese privo di risorse fossili ma in piena fase di ricostruzione industriale e dipendente dalle cosiddette Sette Sorelle, il cartello delle compagnie petrolifere angloamericane. Da subito Enrico Mattei concepì l’Eni, di cui divenne presidente nel 1953, come uno strumento di emancipazione nazionale.

La sua grande intuizione risiedeva nel ribaltamento delle consuetudini coloniali attraverso una diplomazia energetica diretta verso i Paesi produttori del Medio Oriente e del Nord Africa, che attirò lasciando al Paese produttore il 75% degli utili dello sfruttamento petrolifero e garantendo all’Eni il restante 25%. Le compagnie delle Sette Sorelle applicavano invece il cosiddetto “fifty-fifty”, cioè la divisione a metà.

Una formula che Mattei espresse in una conferenza al Centre d’études de politique étrangère di Parigi, nel novembre 1957, dove sostenne apertamente che il petrolio dovesse essere gestito “al servizio di una politica il più possibile priva di reminiscenze imperialistiche e colonialistiche”, a beneficio sia di chi possedeva la risorsa sia di chi la utilizzava. Formula poi applicata prima in Iran e Libia e successivamente in altri Paese africani e che gli attirò nemici potentissimi.

La reazione delle Sette Sorelle fu immediata e si mosse su un doppio binario: quello commerciale del boicottaggio e quello diplomatico e politico delle pressioni sugli Stati. Questa ostilità non si placò mai. Mattei era solito descrivere la “sua” Eni come un gattino che veniva scacciato con violenza dai cani potenti a cui dava fastidio mentre mangiavano.

Cos’è e come funziona il Piano Mattei per l’Africa

L’eredità ideale di quella stagione è stata richiamata sul piano politico con il lancio del Piano Mattei per l’Africa nel gennaio 2024. Il programma riflette la strategia nazionale promossa dal Governo italiano per imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con le Nazioni e i popoli africani e generare opportunità, benefici e sviluppo condiviso. In un’ottica da pari a pari, fondata su fiducia e reciproco rispetto.

Il piano, che richiama evidentemente lla strategia di base di Enrico Mattei, ha una durata quadriennale ed è governato da una Cabina di Regia presso Palazzo Chigi, che entro il 30 giugno di ogni anno presenta al Parlamento una relazione sullo stato di avanzamento dei cantieri. Con una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro garantiti dal Fondo Italiano per il Clima e dalla Cooperazione allo Sviluppo, l’iniziativa coinvolge 18 Paesi partner lungo sei direttrici fondamentali: energia, acqua, agricoltura, infrastrutture, salute e formazione.

Operativamente il progetto si muove su due binari trasversali. Da un lato c’è l’asse energetico e della transizione, che vede tra gli interventi simbolo il potenziamento del cavo elettrico sottomarino Elmed tra Italia e Tunisia e lo sviluppo dei biocarburanti in Kenya. Dall’altro spicca la sicurezza idrica e agroalimentare, concretizzata con la nascita del Centro Algero-Italiano di Eccellenza per l’Agricoltura intitolato proprio a Enrico Mattei.

Il retaggio Mattei per l’energia europea

Se nell’Italia di Enrico Mattei la priorità assoluta risiedeva nell’affrancamento dalle grandi compagnie petrolifere angloamericane, oggi l’Europa affronta uno scenario ben più articolato, dominato dalla volatilità dei listini, dalle tensioni geopolitiche e dalla corsa alle materie prime critiche necessarie per le tecnologie pulite.

Secondo le analisi della Commissione europea, l’Unione è riuscita a ridurre la dipendenza da singoli fornitori dominanti attraverso l’aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto e il potenziamento dei gasdotti da Norvegia, Stati Uniti e Nord Africa. Questa architettura consente a ogni Stato membro di attingere a molteplici fonti, realizzando una rete integrata che Mattei avrebbe probabilmente apprezzato, pur senza cancellare il fatto che l’Europa resta un’importatrice netta esposta ai mercati globali.

L’insegnamento di Enrico Mattei è attuale perché la sovranità si è spostata dai giacimenti di idrocarburi alla capacità tecnologica di produrre, distribuire e accumulare energia. In questa direzione si inseriscono i risultati industriali del gruppo, dove realtà come Plenitude ed Enilive hanno registrato nei primi nove mesi del 2026 un EBITDA di 1,8 miliardi di euro, dimostrando che la transizione ecologica sta diventando un asset concreto di rendimento.

Il successo delle nuove strategie energetiche dipenderà dalla capacità di trasformare le intese diplomatiche in infrastrutture stabili, capaci di garantire sicurezza al Paese e sviluppo condiviso a tutte le sponde del Mediterraneo. La scommessa risiede nella possibilità di dimostrare che l’intuito industriale del passato può ancora guidare le scelte del presente trasformando il corridoio energetico euro-mediterraneo in un modello duraturo di stabilizzazione e progresso multilaterale.

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