L’Italia dei piccoli negozi e dei servizi di quartiere sta affrontando una crisi strutturale profonda. Un’emorragia di vetrine spente che non colpisce solo l’economia reale, ma trasfigura il volto sociale e la vivibilità delle nostre città. È il quadro delineato dalla recente analisi presentata dal direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio Mariano Bella, che mappa un fenomeno sempre più diffuso: lo sfitto prolungato e la desertificazione commerciale.
I numeri della crisi: commercio e ristorazione al tracollo
A pagare il conto più salato della trasformazione economica in atto è il piccolo commercio non alimentare, che da solo registra circa 172 mila vetrine spente. Subito dopo si attesta il comparto della ristorazione e dei bar, con quasi 90 mila locali rimasti vuoti.
Analizzando i singoli settori, le percentuali di abbandono raggiungono livelli d’allarme:
- Agenzie di viaggio: oltre il 34% di locali inattivi.
- Cura della persona (parrucchieri ed estetiste): sfitto vicino al 23%.
- Negozi tradizionali (abbigliamento, calzature, articoli per la casa): tassi di abbandono superiori al 20%.
Geografia dello sfitto: la spaccatura tra Nord e Sud
Il fenomeno mostra marcate differenze sul territorio nazionale. La piaga dei locali vuoti colpisce con maggiore severità il Mezzogiorno, dove il tasso di sfitto raggiunge il 19,4%, contro il 13,8% del Nord-Est, l’area che registra la tenuta migliore. Anche la dimensione dei centri urbani influisce nettamente: piccoli comuni rurali e scarsamente popolati con un picco massimo di saracinesche abbassate al 18,7%; le grandi città e centri intermedi in cui la quota si attesta attorno al 16%.
Un peso da 53 miliardi di euro sull’economia nazionale
Ciò che preoccupa maggiormente gli analisti è la durata dell’inutilizzo. Tra il 2012 e il 2023, la permanenza media di sfitto per un locale commerciale è stata di ben 7,2 anni. Considerando un canone medio annuo stimato dall’OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare) di circa 16 mila euro a prezzi attuali, ogni singolo negozio sfitto comporta un mancato guadagno complessivo di 116 mila euro. Estendendo il calcolo all’intero sistema paese, il danno economico è colossale: una perdita totale di 53 miliardi di euro (circa 4,4 miliardi all’anno), pari allo 0,2% del PIL nazionale.
Verso una nuova visione: il valore sociale della prossimità
Di fronte a questo scenario, Confcommercio sottolinea la necessità di un cambio di paradigma. Attraverso il progetto “Cities”, l’organizzazione punta a riportare il valore sociale delle imprese di prossimità al centro dell’agenda politica italiana ed europea. Una vetrina accesa garantisce infatti presidio del territorio, sicurezza, decoro dello spazio pubblico e crea quella rete informale di relazioni umane e welfare di quartiere fondamentale per la comunità.
La strategia proposta supera la logica dei contributi di emergenza ai singoli negozi per puntare alla rigenerazione della domanda urbana: migliorare vivibilità, attrattività e sicurezza per spingere i cittadini a frequentare e vivere i propri quartieri.
Le proposte e l’appuntamento a Bari con “inCittà 2026”
Per concretizzare questo rilancio, Confcommercio propone che ogni città si doti di un Piano d’Azione Territoriale per riaprire i locali sfitti e rivitalizzare centri storici e periferie, chiedendo al Governo lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie a supporto dei Comuni. Queste tematiche saranno al centro della seconda edizione del forum “inCittà 2026”, in programma a Bari il 29 e 30 ottobre presso lo Spazio Murat. L’evento vedrà il confronto tra ministri, rappresentanti della Commissione Europea, sindaci, presidenti di Regione, esponenti ANCI, accademici e imprenditori, accomunati dalla convinzione che il rilancio delle città parta proprio da una vetrina tornata ad illuminarsi.
Negozi di prossimità e cambio generazionale: la ricetta ‘contro il deserto urbano’
Sangalli: «Risorse ai comuni per riaprire negozi sfitti»
«Quasi mezzo milione di locali sfitti, piccoli comuni e borghi senza servizi essenziali, come alimentari, edicole e farmacie: è la drammatica fotografia di una desertificazione commerciale che avanza inarrestabile impoverendo le nostre città. Per questo, chiediamo al Governo di destinare adeguate risorse ai Comuni per realizzare piani di sostegno alle economie di prossimità con l’obiettivo di riaprire i locali vuoti, favorire nuove attività e ridare vita alle comunità», Carlo Sangalli, commenta l’analisi sui negozi sfitti in Italia presentata dalla Confederazione.