Negozio di prossimità come punto di riferimento sociale, quel passaggio generazionale che, per una buona percentuale, salverebbe un’attività storica dal destino di dover abbassare le serrande per sempre. “Contro il deserto urbano” è il titolo del convegno organizzato nella sede di Confcommercio, a Roma, per presentare i risultati dell’indagine “Il valore dell’esperienza civile ed economica degli imprenditori senior” ideata e promossa da Fondazione 50&Più e Fondazione Giuseppe Orlando. All’appuntamento anche Valeria Baglio, assessora alle Attività produttive di Roma Capitale. A chiudere i lavori Carlo Sangalli, presidente nazionale Confcommercio.
Ma cosa racconta lo studio? Più di un imprenditore su due vuole restituire competenze ai giovani ma il ricambio generazionale e la burocrazia frenano l’impresa: costi di gestione dell’attività troppo elevati (41,5%), concorrenza della grande distribuzione (37,2%), crescita degli acquisti on line (34%) e burocrazia (30,3%). Le principali cause del fenomeno della desertificazione commerciale che provocano conseguenze non solo economiche ma anche sociali – tra cui l’aumento progressivo dei locali sfitti (71,4%), minore vivibilità dei centri urbani (68.8%) e indebolimento delle relazioni sociali (65,1%): “Di certo incidono costi e peso normativo, ma anche la mancanza di un ponte strutturato verso le nuove generazioni ha un suo peso”, spiega Pierluigi Ascani, presidente della società di ricerca Format Research che ha condotto l’indagine.
“La successione deve diventare un cantiere educativo che si avvia con anni di anticipo – sottolinea Sebastiano Casu, presidente di Fondazione 50&Più ETS -. Oltre il 62% dei senior vorrebbe trasmettere competenze pratiche ai giovani”. Mentre sulla dimensione identitaria di un’attività di prossimità è intervenuta Marisa Tiberio, presidente di Fondazione Giuseppe Orlando ETS: “Per l’80% dei titolari l’attività è stata il pilastro della propria identità, per questo il passaggio non può essere ridotto a mera pratica burocratica”.