Dalla finzione alla realtà: uno studio rivela come diagnosi sanitarie gravi possano spingere chiunque sulla strada dell’illegalità
Per la scienza la deriva che subisce il protagonista di “Breaking Bad” non è una finzione legata ad una delle serie tv più viste degli ultimi anni. È invece possibile che cittadini onesti, come Walter White, oltrepassino la legge per una diagnosi medica infausta in grado di cambiare la propria vita. L’intuizione viene da uno studio condotto dagli economisti Steffen Andersen, Elin Colmsjö, Gianpaolo Parise e Kim Peijnenburg intitolato “Breaking Bad: How Health Shocks Prompt Crime” (ovvero, Breaking Bad: come gli shock sanitari innescano la criminalità). Analizzando un vasto set di dati provenienti dalla Danimarca, i ricercatori hanno scoperto che una diagnosi di cancro aumenta la probabilità di commettere un reato di circa il 14%. Un fenomeno che suggerisce quanto diventi fragile l’adesione al contratto sociale nell’imminenza della morte e con sistemi sanitari spesso inadeguati rispetto alle aspettative.
L’impatto delle cure oncologiche sui tassi di criminalità
I ricercatori hanno esaminato i dati di 368.317 cittadini danesi con una diagnosi di tumore tra il 1980 e il 2018. Incrociando le cartelle cliniche con i casellari giudiziari, hanno monitorato il comportamento di questi pazienti confrontandoli con un panel di persone sane. Nell’anno immediatamente successivo alla diagnosi, il tasso di criminalità tra i pazienti subisce in realtà un leggero calo. Come notano gli autori, “sottoporsi alle cure oncologiche costringe il paziente a frequentare o restare in ospedale per lunghi periodi”. Difficilmente chi lotta per la vita in un letto d’ospedale esce per rapinare negozi o cucina metanfetamine in un camper, come il signor White.
Il legame tra trauma psicologico e illegalità
Tuttavia, una volta superato lo shock fisico iniziale — circa due anni dopo la diagnosi — la probabilità di violare la legge supera la linea di base. Questo effetto si intensifica negli anni successivi e persiste per oltre un decennio. È interessante notare che non si tratta solo di criminali di carriera che tornano alle vecchie abitudini. Il cancro spinge persone con la fedina penale pulita a infrangere la legge per la prima volta. Un altro dato sorprendente: i pazienti che hanno cercato aiuto psicologico dopo la diagnosi avevano 2,5 volte più probabilità di commettere reati. Gli scienziati spiegano che la terapia funge da segnale di soccorso: chi cerca un supporto sta subendo uno shock psicologico devastante; perciò, è più incline a reagire con violenza verso la società.
La teoria del ‘criminale razionale’
Per comprendere il meccanismo di svolta il gruppo si è rivolto alla teoria del ‘criminale razionale’, formulata negli anni ’60 e ’70. Questa tesi sostiene che i criminali non siano necessariamente persone “malvagie”, ma attori razionali che soppesano i potenziali benefici di un reato rispetto alla probabilità di essere catturati e alla severità della pena. Uno shock sanitario di grave entità altera ogni variabile di questa equazione. In primo luogo, infatti, subentra il movente economico: i pazienti perdono la capacità di guadagnare legalmente, rendendo i proventi illeciti improvvisamente più attraenti. La spinta a infrangere la legge è risultata più forte tra chi non disponeva di “cuscini” finanziari, come una casa di proprietà o il reddito di un coniuge.
Sopravvivenza e deterrenza
Ma la disperazione economica non spiega tutto: i dati, infatti, mostrano un aumento del 38% dei reati non economici — inclusi i crimini violenti — a fronte di un aumento del 14% di quelli economici. Qui si entra nel campo della probabilità di sopravvivenza. Il sistema giudiziario si basa sulla minaccia di una punizione futura per scoraggiare il crimine. Ma senza la possibilità di un futuro, quella minaccia perde il suo potere. Chi affronta le prognosi più infauste mostra di fatto l’aumento più marcato dell’attività criminale. Dal punto di vista del calcolo delle probabilità, l’efficacia della legge crolla quando l’orizzonte temporale si restringe: se la prospettiva di vita è inferiore alla durata della pena, il timore della sanzione svanisce, rendendo nulla la forza deterrente della condanna.
Il welfare come prevenzione del crimine
Se la disperazione economica è un motore chiave, allora il sostegno finanziario dovrebbe funzionare come strumento di prevenzione del crimine. Gli autori lo hanno verificato analizzando una riforma municipale danese del 2007 che ha ridotto i sussidi in alcune zone: dove il welfare è stato tagliato, la sensibilità al crimine dopo uno shock sanitario è aumentata sensibilmente. Questo studio trasforma i programmi di welfare da semplice sostegno caritatevole a meccanismi per la sicurezza pubblica. In economia, il crimine derivante dalla malattia è una “esternalità negativa”: una tragedia privata che si riverbera all’esterno, creando vittime nella comunità attraverso furti e violenza. Non sostenere adeguatamente chi è colpito da una tragedia biologica significa, per la società, pagare un prezzo molto più alto in termini di ordine pubblico. La storia dell’uomo disperato e malato che passa al lato oscuro non è solo una trama ma una realtà statisticamente provata.
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