La ricerca Unasca-Format Research presentata alla Camera fotografa un settore in forte crescita, tra vantaggi concreti e nuove criticità. Furti, mezzi modificati e lacune normative al centro del dibattito.
E-bike, un fenomeno in corsa
Una bicicletta su cinque venduta in Italia è oggi elettrica. Non è uno slogan, è un dato. Nel 2014 le E-bike rappresentavano appena il 3% del mercato ciclistico nazionale; nel 2024 quella quota ha raggiunto il 20,2%.
Un salto netto, in meno di dieci anni, che racconta come il modo di muoversi nelle città italiane stia cambiando in fretta e in profondità. A scattare questa fotografia è la ricerca nazionale “E-bike tra mobilità e sicurezza”, realizzata da Format Research in collaborazione con Unasca (Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistici) e presentata di recente alla Camera dei Deputati.
Circa un terzo degli italiani che guidano usa una E-bike. E non si tratta solo di passeggiate domenicali: nel 50% dei casi il mezzo viene impiegato per motivi di lavoro, soprattutto nelle grandi aree urbane. Risparmio sui costi, praticità negli spostamenti, impatto ambientale ridotto: questi i punti di forza più citati dagli utenti. Le criticità, invece, ruotano principalmente attorno al costo di acquisto ancora elevato e all’insufficienza delle infrastrutture ciclabili. Per molti intervistati, politiche di incentivazione pubblica e investimenti sulle piste ciclabili restano le risposte più urgenti.
Le ombre della micro mobilità
Il dato più rilevante che emerge dalla ricerca riguarda la sicurezza percepita e quella reale. Il 79% degli utenti di E-bike dichiara di sentirsi sicuro mentre guida. Eppure il 16,3% degli intervistati riferisce di essere stato coinvolto in un incidente che ha riguardato una E-bike, con cause spesso legate allo stato delle strade o alla congestione del traffico urbano. Una forbice che vale la pena tenere a mente.
C’è poi il capitolo dei mezzi modificati. Circa il 60% degli intervistati ritiene che la pratica di alterare E-bike per aumentarne velocità o potenza del motore sia diffusa. Una modifica che trasforma di fatto una bicicletta a pedalata assistita in un veicolo assimilabile a un ciclomotore, con tutto ciò che ne consegue in termini di rischi per la circolazione.
Il Codice della Strada è chiaro: una E-bike è considerata un velocipede, e dunque non richiede omologazione, immatricolazione, assicurazione né casco, solo se la potenza è pari o inferiore a 250W, il motore assiste esclusivamente la pedalata, e la velocità non supera i 25 km/h. Se uno di questi parametri viene alterato, il mezzo diventa a tutti gli effetti un ciclomotore, soggetto a tutt’altre regole.
A questo si aggiunge il problema dei furti. Il 16,5% degli intervistati ha subito direttamente il furto di una E-bike, oppure conosce qualcuno a cui è capitato. E nella grande maggioranza dei casi, il recupero del mezzo si è rivelato difficile o impossibile.
Italiani favorevoli all’identificazione delle E-bike
L’84% degli italiani si dichiara favorevole all’introduzione di un sistema di identificazione per le E-bike, in particolare per quelle con potenza superiore a 250W, velocità oltre i 25 km/h e dotate di acceleratore indipendente dalla pedalata. Uno strumento che, secondo chi lo sostiene, permetterebbe di contrastare i furti e il mercato nero, facilitare il recupero dei mezzi rubati, identificare i veicoli coinvolti in incidenti e sanzionare in modo più efficace i comportamenti irregolari sulla strada. Il consenso è ampio e trasversale.
Una quota contraria esiste, pari al 15,6% del campione, e si concentra soprattutto tra gli utilizzatori più assidui: le perplessità principali riguardano il rischio di una burocrazia aggiuntiva e di costi che potrebbero scoraggiare l’acquisto, penalizzando in particolare le fasce economicamente più fragili. Un’obiezione legittima, che il dibattito normativo dovrà necessariamente affrontare.
Giuseppe Guarino, Segretario Nazionale Studi di Consulenza Automobilistica Unasca, ha dichiarato che “la crescita della mobilità elettrica leggera rappresenta una grande opportunità per rendere gli spostamenti urbani più sostenibili ed efficienti, contribuendo in modo concreto alla riduzione delle emissioni e del traffico delle nostre città”. E ha aggiunto, però, che “questa trasformazione richiede un quadro normativo chiaro e adeguato”.
Cosa dice il Ministero, cosa chiedono i parlamentari
Dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Capo Dipartimento Stefano Riazzola ha precisato che il quadro normativo distingue già in modo chiaro tra biciclette, E-bike a pedalata assistita e altri mezzi elettrici, ma che “è fondamentale rafforzare la conoscenza e il rispetto delle regole”.
In collaborazione con la Polizia Stradale si stanno intensificando i controlli, anche attraverso strumenti capaci di individuare i mezzi non conformi, “soggetti a sanzioni rilevanti”. Parallelamente, ha spiegato Riazzola, è in corso un aggiornamento complessivo del Codice della Strada con l’obiettivo di rendere più chiaro il quadro normativo: “Il tema non è limitare questi mezzi, ma favorirne un utilizzo corretto, all’interno di uno spazio urbano condiviso e regolato”.
In Commissione Trasporti, il deputato Antonino Iaria ha usato toni più critici. Anziché monitorare il fenomeno sul campo e introdurre correttivi mirati, “si è scelto di bloccare un settore che offre vantaggi concreti soprattutto nelle aree urbane”. La sua conclusione è netta: “Regolamentare non significa vietare. Significa avere il coraggio di guardare i numeri in faccia e costruire un quadro normativo che funzioni davvero”.
La collega Gaetana Russo ha invece difeso l’operato della maggioranza, ricordando che le forze di governo si sono occupate “in modo importante del riassetto normativo legato alla mobilità leggera” fin dall’inizio della legislatura. Russo ha riconosciuto che a una crescita di mercato dal 3 al 20% devono corrispondere “strumenti normativi adeguati”, capaci di bilanciare sicurezza stradale, esigenze delle famiglie e contrasto alle zone grigie normative, garantendo “piena disponibilità e dovuta attenzione” al confronto con le associazioni di categoria.
Un settore che ha già scelto
L’87% degli utenti di E-bike dichiara di essere consapevole che il proprio mezzo rispetta le normative italiane ed europee, una conformità spesso garantita direttamente dal venditore al momento dell’acquisto.
È un segnale di maturità del mercato. Ma la crescita rapida del fenomeno, e i problemi che porta con sé, rende evidente che la consapevolezza individuale non basta. Il sistema nel suo complesso richiede strumenti di tracciabilità, controllo e responsabilità che oggi mancano o restano parziali.
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