Uno studio individua alleati e nemici della memoria: dalla verdura a foglia larga ai cereali raffinati (da limitare)
Uno studio della South Dakota State University, coordinato dal professor Samitinjaya Dhakal, ha esaminato un gruppo di over 65 per capire in che misura le abitudini alimentari possano rallentare il declino cognitivo e ridurre il rischio di patologie neurodegenerative. Il presupposto è intuitivo: il cibo in tavola ogni giorno non nutre soltanto il corpo, ma condiziona in modo diretto le funzioni della mente. “Le evidenze esistenti, spiega il professor Dhakal, suggeriscono che i fattori modificabili dello stile di vita, inclusa l’alimentazione, possano offrire un’importante opportunità per prevenire o ritardare il declino cognitivo”.
Le verdure amiche del cervello
La lista della spesa per proteggere la memoria deve contenere in primis le verdure a foglia verde scura: spinaci, bietole, cavolo nero. Alimenti dal profilo nutritivo straordinario, ricchi di vitamine, antiossidanti e minerali essenziali. Accanto a loro, noci e semi, broccoli, carote e patate dolci completano un arsenale naturale contro il deterioramento mentale. Ciò che accomuna questi cibi è la presenza abbondante di fibre, grassi insaturi e micronutrienti preziosi come le vitamine A ed E, il magnesio e il potassio. Non vanno peraltro sottovalutati i carotenoidi, le molecole responsabili dei colori giallo e arancione di frutta e verdura, che svolgono un ruolo chiave nel sostenere le funzioni cognitive. Li troviamo nelle verdure gialle e arancioni, nei pomodori e nei loro derivati.
Il ruolo di frutta e proteine
Anche i legumi meritano un posto d’onore sulla tavola, grazie all’apporto generoso di fibre. E poi lamponi, mele, pere e banane, frutti semplici e accessibili che contribuiscono al benessere cerebrale. Per chi ama il pesce, i ricercatori confermano i benefici di salmone, sgombro, sardine e tonno: fonti preziose di omega-3, acidi grassi con proprietà antinfiammatorie che proteggono i neuroni dall’usura del tempo. Infine, due pilastri della dieta mediterranea come l’olio d’oliva e le noci offrono quella quota di acidi grassi monoinsaturi che il cervello utilizza come carburante di qualità.
I cereali raffinati: un rischio sottovalutato
Se fin qui il quadro sembra incoraggiante, lo studio offre anche un monito che riguarda abitudini molto diffuse. I cereali raffinati, presenti in alimenti quotidiani come il pane bianco, la pasta non integrale, i cracker e molti cereali per la colazione industriali, risulterebbero correlati negativamente alla salute cognitiva. Per i ricercatori statunitensi questi alimenti, poveri di fibre e caratterizzati da un alto indice glicemico, favoriscono picchi di zucchero nel sangue, stress ossidativo e infiammazione sistemica. Ed è proprio l’infiammazione cronica uno dei fattori che la scienza associa maggiormente alle malattie neurodegenerative. Un consumo eccessivo di questi prodotti potrebbe addirittura accelerare quel declino cognitivo che invece si vorrebbe rallentare. La soluzione? Non rinunciare a pane e pasta, alimenti centrali nella cultura alimentare italiana, ma preferire le versioni integrali, che conservano le fibre del chicco e rilasciano energia in modo più graduale e controllato.
Il paradosso nutrizionale degli over 65
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda la qualità reale di ciò che mangiano gli anziani. Tutti i soggetti coinvolti nello studio hanno dichiarato di seguire diete carenti di nutrienti fondamentali: vitamine, calcio, potassio, fibre. Un dato quasi paradossale, perché proprio con l’avanzare dell’età il fabbisogno di certi nutrienti aumenta, mentre spesso la varietà della dieta diminuisce. Le ragioni sono molteplici e spesso si intrecciano: difficoltà di masticazione, problemi economici, solitudine, abitudini alimentari radicate negli anni e difficili da modificare. Il risultato è che molti over 65 si trovano a consumare cibi monotoni, poveri di quegli alimenti che avrebbero invece più bisogno. Un circolo vizioso che la ricerca scientifica ora invita a spezzare con informazione, consapevolezza e supporto concreto.
La prevenzione prima dei sessant’anni
Sebbene lo studio si sia concentrato sulla fascia degli over 65, gli esperti sono concordi: aspettare quella soglia d’età per occuparsi della salute del cervello sarebbe un errore. Le abitudini alimentari si costruiscono nel tempo, e i loro effetti si misurano sul lungo periodo. Chi oggi sceglie verdure a foglia verde, legumi, pesce azzurro e grassi sani investe su un cervello che funzionerà meglio tra vent’anni. “I nostri risultati suggeriscono che fibre, grassi insaturi, carotenoidi e micronutrienti chiave svolgono un ruolo significativo nel supportare un sano invecchiamento cerebrale”, ha affermato il professor Dhakal, riconoscendo al tempo stesso i limiti dello studio, di natura esplorativa e condotto su un campione ridotto. La prudenza scientifica è d’obbligo, ma la direzione indicata dalla ricerca è sufficientemente chiara da orientare le scelte quotidiane.
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