Nelle Alpi Apuane i ricercatori dell’Università di Pisa hanno fatto una scoperta destinata a fare la storia della geologia
Le cave delle Alpi Apuane sono celebri in tutto il mondo per il marmo bianco che da oltre duemila anni alimenta scultori, architetti e costruttori. Ma non solo. Questa catena montuosa della Toscana nord-occidentale, non distante dal mare, da millenni custodisce un segreto: un minerale mai conosciuto prima, oggi battezzato delchiaroite. Si tratta di un minerale completamente nuovo, mai osservato prima né in natura né in laboratorio, scoperto nel bacino marmifero di Colonnata e ora ufficialmente riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale. La sua formula chimica, Cu₃I(CH₃S)₂, descrive il primo ioduro-metantiolato di rame trovato in natura: una combinazione di rame, iodio e una componente organica che nessuno aveva mai incontrato. La scoperta ha ricevuto l’approvazione ufficiale della Commission on New Minerals, Nomenclature and Classification della International Mineralogical Association.
Genesi di una scoperta
La storia della delchiaroite comincia nel maggio del 2025, quando Paolo Cagnoni, cavatore di professione, raccoglie un campione durante le operazioni di estrazione. Il materiale finisce nelle mani dei ricercatori quasi per caso, grazie alla sensibilità di un capocava del bacino di Colonnata che decide di segnalarlo agli studiosi. Da quel momento entra in scena Cristian Biagioni, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, coordinatore del gruppo di ricerca che ha portato al riconoscimento ufficiale del nuovo minerale. «Mi è arrivato questo campione insolito», racconta Biagioni a Repubblica, «e non ho potuto fare a meno di notare alcune caratteristiche decisamente curiose. Ma non avrei mai immaginato che potesse essere un minerale con quella particolare chimica. Inizialmente non è stato agevole trovare la chiave di lettura. La natura non mente, ma a volte si fa desiderare». Le analisi presso il Centro per l’integrazione della strumentazione scientifica dell’Università di Pisa (Cisup), insieme a indagini spettroscopiche e strutturali approfondite, hanno confermato. Quei cristalli aciculari giallissimi, invisibili a occhio nudo perché inferiori a un decimo di millimetro, non si erano mai visti prima.
Perchè è unica la delchiaroite
L’eccezionalità di questa scoperta non sta soltanto nella rarità del minerale in sé, ma nella sua composizione chimica. Lo iodio è un elemento che compare in pochissime delle migliaia di specie minerali note alla scienza. Associarlo a una componente organica come il gruppo CH₃S rendeva già la cosa straordinaria. Scoprire che questa combinazione non era mai apparsa in laboratorio ha trasformato il ritrovamento in qualcosa di davvero fuori dall’ordinario. Gli studiosi ipotizzano che la presenza di iodio nei marmi delle Alpi Apuane sia collegata alla sostanza organica contenuta nei sedimenti giurassici da cui, attraverso complesse vicende geologiche durate milioni di anni, si sono originati i marmi apuani. La delchiaroite diventa così quasi una firma biologica impressa nella roccia, che testimonia l’interazione tra la vita che un tempo popolava quei fondali e le trasformazioni della crosta terrestre.
Un omaggio ai collezionisti
La delchiaroite deve il nome a Lorenzo Del Chiaro, mineralogista dilettante che nel corso degli anni ha contribuito in modo significativo al ritrovamento e all’analisi di numerosissimi campioni provenienti dalle Alpi Apuane. «L’Italia è il quarto Paese al mondo per nuovi minerali scoperti», sottolinea ancora Biagioni, «dietro Stati Uniti, Russia e Germania. E nella sola Toscana ne sono stati ritrovati quasi cento. Ci è sembrato giusto rendere omaggio a chi ha contribuito in modo sensibile, con la propria passione, a questi risultati». Un riconoscimento che descrive come funziona realmente la ricerca sul campo: non solo laboratori attrezzati e strumentazioni sofisticate, ma anche occhi allenati, curiosità e collaborazione tra esperti.
Le Alpi Apuane, un equilibrio complesso
Attualmente nelle geodi del marmo di Carrara sono state identificate più di 120 diverse specie minerali. Sei di queste hanno la loro «località tipo» proprio qui, il che significa che sono state descritte per la prima volta al mondo partendo da campioni apuani. La delchiaroite è la settima. Fin dalla fine del Cinquecento, queste cave erano note non soltanto per il pregio del marmo ma anche per la presenza di cristalli ben formati all’interno dei rari geodi che si aprono nella roccia. Gli studi sistematici sono partiti dopo il 1970, quando le tecnologie analitiche hanno cominciato a permettere l’esame di quantità infinitesimali di materiale. Oggi, grazie alla spettroscopia a dispersione di energia e ad altre tecniche avanzate, è possibile caratterizzare cristalli che nemmeno si vedono a occhio nudo. La scoperta della delchiaroite si inserisce in un contesto più ampio e, per certi versi, anche delicato. Le stesse cave che restituiscono questi gioielli scientifici sono al centro di un dibattito acceso sull’impatto ambientale dell’attività estrattiva, che da anni divide associazioni locali, istituzioni e operatori del settore.
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