Storia e curiosità della disciplina cha ha aperto le Olimpiadi invernali col debutto azzurro
Anche oggi l’Italia del curling scende in campo per affrontare prima la Svizzera e poi l’Estonia alle 14.35. Le gare di queste olimpiadi invernali riportano così l’attenzione su uno degli sport più affascinanti e meno compresi del panorama olimpico invernale. Al di là delle regole del gioco – una sorta di bocce sul ghiaccio – la storia secolare di questo sport spiega il perché di regole in apparenza strane e incomprensibili ai profani. Dalle Highlands scozzesi ghiacciate spazzate dai venti gelidi ai campionati olimpionici, il curling affascina per essere ancora oggi la testimonianza della capacità umana di piegare il clima avverso alle proprie necessità.
Come è nato il curling
La genesi del curling affonda nella Scozia del XVI secolo, mentre l’Europa settentrionale attraversava una fase climatica estremamente rigida. La prima testimonianza scritta è del 1540. Un notaio di Paisley, John McQuhin, redige in latino un atto che documenta una controversia tra John Sclater, monaco dell’abbazia locale, e Gavin Hamilton, rappresentante dell’abate. Al centro della disputa c’era il lancio per tre volte di una pietra sulla superficie ghiacciata di un lago. Quegli inverni gelidi trasformarono laghi e fiumi in piste naturali perfette per questa nuova attività ricreativa, che i praticanti iniziarono a chiamare “roaring game”, il gioco che ruggisce, per il suono prodotto dall’attrito della pietra sulle goccioline d’acqua che si formano sul ghiaccio. La parola curling compare nel 1620, nei versi del poeta scozzese Henry Adamson, dal verbo “to curl”, muoversi secondo una traiettoria curva. Esattamente come fa la pietra durante il gioco.
Viaggio nel tempo e nell’arte
Due dipinti del maestro fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, “Cacciatori nella neve” del 1565 e “Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli” del 1566, mostrano contadini impegnati in un’attività che somiglia in tutto e per tutto al curling. Gli intensi scambi commerciali e culturali tra Scozia e Paesi Bassi dell’epoca spiegano la precisione con cui Bruegel ritraeva questa disciplina. Il Kilsyth Curling Club, fondato nel 1716 è riconosciuto come il primo club ufficiale al mondo, attivo ancora oggi. Tuttavia, il vero spartiacque arriva nel 1838 con la nascita del Royal Caledonian Curling Club, che il Comitato Olimpico Internazionale riconosce come la prima organizzazione ad aver formalizzato le regole del gioco. Da questa istituzione nascerà successivamente la World Curling Federation, con sede a Perth.
I primi strumenti
Le origini artigianali del curling prevedevano l’uso di massi piatti e levigati raccolti nei fiumi o nei campi, privi di requisiti specifici e spesso senza manici, con semplici buchi scavati per infilarci le dita, simili alle moderne palle da bowling. I lanciatori si affidavano più alla fortuna che alla tecnica. Nel corso dei secoli, l’evoluzione ha portato a regole sempre più complesse che disciplinano peso e forma delle pietre, dimensioni del campo e struttura delle partite. Oggi lo skip, il caposquadra, impartisce istruzioni precise ai lanciatori su traiettoria, rotazione e forza, ma anche agli scopatori su come “spazzare” la superficie davanti alla pietra per ottimizzarne lo scorrimento.
Dalla Scozia alla conquista del mondo
Gli emigranti scozzesi hanno giocato un ruolo fondamentale nella diffusione mondiale del curling, tanto che il Canada è diventato la seconda patria. Il debutto olimpico avviene ai Giochi invernali di Chamonix nel 1924 ma bisogna attendere il 1998 a Nagano, in Giappone, perché il curling diventi sport olimpico a tutti gli effetti. Attualmente le nazioni di riferimento sono Canada, Scozia, Svezia, Svizzera e Norvegia, ma anche l’Italia ha conquistato risultati significativi, detenendo i titoli di campioni mondiali e olimpici nella specialità mista.
Uno sport ‘pop’
Nel frattempo il curling penetrava nella cultura popolare: i Beatles tentano di praticarlo nel film “Help!” del 1965, mentre una partita compare nel film “Agente 007: Al servizio segreto di Sua Maestà” del 1969. Ma è con le Olimpiadi invernali di Torino 2006 che il pubblico italiano scopre con continuità questa disciplina dalle mosse apparentemente buffe ma dalla tecnica complessissima. Tanto che nel 2014 Claudio Amendola dirige “La mossa del pinguino”, film dedicato a una squadra amatoriale che sogna di qualificarsi proprio per Torino 2006. Oggi Milano Cortina 2026 riaccende l’interesse per una disciplina cresciuta nel riconoscimento internazionale ma che conserva intatto il suo fascino antico, nato dalla capacità umana di trasformare le condizioni più estreme in opportunità creative.
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