Con un tasso di fertilità fermo a 1,18 e l’età media del primo parto che sfiora i 32 anni il Paese guida la classifica negativa del Vecchio Continente
In Europa il tasso di fertilità è in caduta libera. Gli ultimi dati Eurostat disegnano un continente sempre più vecchio e con sempre meno bambini. Nel 2024 nell’Unione Europea sono venuti al mondo 3,55 milioni di neonati, il 3,3% in meno rispetto all’anno precedente. Il tasso di fertilità totale si è attestato a 1,34 nati vivi per donna, in ulteriore discesa rispetto all’1,38 del 2023. È il livello più basso mai registrato dal 2001, primo anno per cui esiste una rilevazione complessiva a livello europeo. Una soglia lontanissima dal famoso 2,1 considerato necessario per garantire il ricambio generazionale in assenza di migrazioni. L’ultima volta che l’Italia ha raggiunto quel valore è stato esattamente cinquant’anni fa, nel 1976. Mezzo secolo di calo ininterrotto.
Italia maglia nera d’Europa
Se si guarda la classifica dei paesi con il tasso di fertilità più basso, l’Italia occupa un posto poco invidiabile. È infatti quintultima con l’1,18, davanti a Polonia (1,14), Lituania (1,11), Spagna (1,10) e alla maglia nera Malta che con l’1,01 tocca quasi il minimo storico di un figlio per donna. Un’emergenza demografica che la colloca stabilmente tra i paesi “lowest-low fertility”, quelli con la fecondità più bassa tra le basse. Il dato che forse più di tutti racconta la trasformazione in corso è l’età in cui le donne decidono (o si trovano) a diventare madri per la prima volta. In Italia l’età media si attesta a 31,9 anni, la più alta di tutta l’Unione Europea con il Lussemburgo (31,6). All’opposto la Bulgaria con 26,9 anni e Romania con 27,2. Un divario legato a modelli sociali, culturali ed economici profondamente diversi. Per l’Italia i demografi parlano di fattori ormai noti: le difficoltà nel mercato del lavoro, i prezzi proibitivi delle case, la tendenza a ritardare l’uscita dalla famiglia d’origine e l’ingresso in relazioni stabili.
La convergenza verso il basso
Se si guarda alla Bulgaria, in capo alla classifica europea con un tasso di fertilità di 1,72, seguita da Francia (1,61) e Slovenia (1,52), è naturale pensare a situazioni molto diverse tra loro. Eppure, spiega Eurostat, nell’ultimo mezzo secolo i tassi di fecondità nei paesi dell’UE si sono generalmente avvicinati. Nel 1970 la differenza tra i valori più alti e quelli più bassi era di circa 2 nati vivi per donna, oggi è scesa a 0,7. La tendenza è alla convergenza il basso. Lo dimostra il fatto che tra il 2023 e il 2024 il tasso di fertilità è diminuito in 24 paesi su 27, è rimasto stabile in Lussemburgo e Paesi Bassi ed è aumentato solo in Slovenia, e peraltro di appena lo 0,01. Il calo più vistoso lo ha registrato la Romania, passata da 1,54 a 1,39 in un solo anno.
Madri sempre più mature
L’innalzamento dell’età materna non è solo un fenomeno italiano, anche se qui assume dimensioni estreme. In tutta Europa, infatti, le donne diventano madri più tardi. In media nell’UE, le donne che hanno partorito il primo figlio nel 2024 avevano 29,9 anni. L’età media più bassa al momento del primo parto si riscontra in Bulgaria (26,9 anni) e Romania (27,2 anni); i valori più elevati si osservano in Italia (31,9 anni) e Lussemburgo (31,6 anni). Eurostat sottolinea un cambiamento significativo: mentre i tassi di fecondità per le donne sotto i 30 anni sono diminuiti costantemente dal 2004, quelli per le donne di 30 anni e oltre sono aumentati. Nel 2004 il gruppo con il tasso più alto era quello delle 25-29enni, oggi è quello delle 30-34enni. In crescita anche la fascia delle over 35.
Migrazione, una soluzione solo apparente
I dati Eurostat dicono anche che nel 2024, in media nell’UE, un quarto delle nascite (il 24%) è avvenuto da madri straniere, nate cioè in un paese diverso da quello di residenza. In Lussemburgo si arriva al 68%, in Austria, Belgio, Spagna, Portogallo e Germania almeno un terzo dei bambini nasce da genitori immigrati. L’Italia si colloca poco sotto la media, al 22%, a fronte di una popolazione straniera che incide per il 9,2% sul totale. Cifre che potrebbero far pensare a una soluzione facile e rapida per contrastare il declino demografico. Niente di più sbagliato, avvertono gli esperti. I diversi paesi africani, da cui proviene buona parte dell’immigrazione, hanno ancora tassi di fertilità molto più alti di quelli europei, ma stanno calando rapidamente. Inoltre, una volta stabilitisi in Italia, le famiglie straniere si scontrano con i limiti del sistema di assistenza. Il welfare italiano è a base familistica e chi arriva da un altro Paese si ritrova senza famiglia e quindi senza supporto. Una condizione che certo non aiuta a invertire la rotta.
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