Dall’intelligenza artificiale applicata ai conflitti bellici alle terapie geniche innovative: l’Unione Europea finanzia 136 progetti rivoluzionari con i fondi “Proof of Concept”. L’Italia conquista 24 progetti, tra cui una terapia contro il dolore neuropatico della Statale di Milano.
La curiosità scientifica incontra l’applicazione pratica
Non si tratta di finanziare ricerche già pronte per il mercato, né tantomeno di premiare chi ha già tutto chiaro. L’Unione Europea ha deciso di puntare su qualcosa di diverso: sostenere scienziati che stanno esplorando territori inesplorati, spinti dalla curiosità e dall’ambizione di capire fenomeni ancora misteriosi.
Il Consiglio europeo della ricerca ha annunciato i vincitori della seconda tornata di grant “Proof of Concept” per il 2025, destinando 20,4 milioni di euro a 136 progetti di frontiera distribuiti in 23 Paesi. Ogni team riceverà 150mila euro per verificare se le proprie intuizioni possano trasformarsi in applicazioni concrete, utili alla società o al mercato. Con questo secondo stanziamento, l’investimento complessivo dell’anno raggiunge quota 45 milioni di euro. Il tutto per un totale di 300 progetti sostenuti attraverso Horizon Europe, il programma quadro europeo dedicato alla ricerca e all’innovazione.
La Germania guida la classifica con 51 progetti finanziati, seguita dalla Spagna con 42. L’Italia si colloca al terzo posto con 33 progetti complessivi nell’anno, di cui 24 provenienti da questa ultima tornata.
Dalle talpe senza pelo ai reni in alta definizione
L’elenco dei progetti finanziati racconta una scienza capace di guardare in direzioni inaspettate. C’è chi sta studiando la biologia del ratto-talpa senza pelo, un piccolo roditore praticamente immune al cancro e capace di rigenerare i tessuti in modo straordinario, per sviluppare terapie rigenerative destinate a riparare cuori danneggiati.
Altri team hanno messo a punto tecniche ecografiche avanzate che permettono ai medici di osservare in tempo reale persino i vasi sanguigni più sottili di un intero rene umano, aprendo prospettive diagnostiche fino a poco tempo fa impensabili.
L’intelligenza artificiale viene impiegata per analizzare immagini satellitari e valutare i danni provocati dalle guerre, uno strumento che potrebbe rivelarsi prezioso per la ricostruzione post-conflitto e per quantificare l’impatto umanitario dei bombardamenti.
Non mancano progetti più orientati alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza. C’è chi lavora su metodi accessibili per proteggere gli edifici dai terremoti nelle regioni più vulnerabili. Altri ricercatori, invece, stanno esplorando tecniche per ridurre l’attrito e l’usura nelle macchine attraverso la creazione di strati protettivi di carbonio che si formano durante il normale utilizzo, prolungando la vita dei componenti meccanici.
Una terapia genica contro il dolore del trigemino
Tra i progetti italiani finanziati emerge quello guidato da Anna Moroni, docente di Fisiologia del Dipartimento di Bioscienze dell’università Statale di Milano.
Si chiama “Treat” e rappresenta il quinto grant (“aiuto economico” n.d.r.) del Consiglio europeo della ricerca ottenuto dalla professoressa nel corso della sua carriera. L’obiettivo è di sviluppare la prima terapia genica mirata contro la nevralgia del trigemino, una forma di dolore neuropatico che in Europa affligge circa un milione di persone. Chi ne soffre conosce bene gli episodi lancinanti che possono essere scatenati da gesti banali come lavarsi i denti o sfiorare il viso.
L’approccio del team milanese punta a intervenire direttamente sull’ipereccitabilità dei neuroni nocicettivi, responsabili della trasmissione degli impulsi dolorosi, anziché limitarsi a controllare i sintomi come fanno le terapie attuali. La tecnologia si basa su una proteina sensibile alla temperatura, che il paziente potrà attivare in modo non invasivo attraverso una lieve fonte di calore esterna. Quando questa proteina canale ionico viene stimolata, riduce l’attività neuronale patologica e di conseguenza la trasmissione del dolore, senza però bloccare la funzione normale dei nervi.
Il progetto prevede anche un percorso di valorizzazione industriale che potrebbe portare alla creazione di uno spin-off universitario, trasformando la ricerca di base in un’impresa capace di offrire nuove soluzioni terapeutiche.
Dal laboratorio alla società
Ekaterina Zaharieva, commissaria europea per le startup, la ricerca e l’innovazione, ha sottolineato come le scoperte finanziate dal Consiglio europeo della ricerca rappresentino molto più di semplici innovazioni accademiche. Costituiscono le fondamenta dei futuri ecosistemi di innovazione europei, capaci di ispirare tecnologie, imprese e soluzioni utili alla società. Il numero record di sovvenzioni Proof of Concept assegnate quest’anno testimonia la volontà dell’Unione di mantenere alta l’attenzione sulla ricerca d’avanguardia.
I beneficiari di questi grant, infatti, esplorano i confini della conoscenza spinti dalla curiosità e dall’ambizione scientifica. I Proof of Concept consentono loro di sondare il potenziale commerciale o sociale delle loro scoperte, gettando le basi per innovazioni tecnologiche e sociali che guideranno il progresso europeo.
La dura selezione dei Proof of Concept
Il programma di lavoro 2025 prevedeva due round di selezione. Complessivamente sono state valutate 879 proposte, dalle quali sono emersi i 300 progetti vincitori. Non tutti possono accedere a questi finanziamenti: per ottenere un grant Proof of Concept è necessario essere titolari o aver recentemente completato un Frontier Research Grant, i finanziamenti europei destinati alla ricerca di frontiera. Questo significa che solo chi ha già dimostrato di saper condurre ricerche all’avanguardia può aspirare a questo ulteriore sostegno, pensato per sviluppare ulteriormente i risultati ottenuti e verificarne il potenziale di innovazione commerciale e sociale.
I progetti ammessi coprono tutti i campi del sapere: dalle scienze fisiche e ingegneristiche alle scienze della vita, dalle discipline sociali alle materie umanistiche. Questa trasversalità riflette la convinzione che l’innovazione possa nascere ovunque, purché ci sia rigore scientifico e capacità di guardare oltre.
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