Uno dei teatri napoletani più amati si trasforma in un luogo di memoria viva
A febbraio la commissione Cultura della Camera ha dato il via libera alla risoluzione Cangiano sulla valorizzazione della canzone napoletana. Obiettivo: sostenere la candidatura ufficiale a patrimonio UNESCO, riconoscendo il valore storico e culturale di brani come ‘O sole mio e Torna a Surriento. Nel quartiere Forcella, a Napoli, sorge il teatro Trianon Viviani, uno dei templi storici dello spettacolo popolare partenopeo. Su quel palco hanno calcato le scene Eduardo Scarpetta, Totò, le dinastie dei De Filippo e Mario Merola. Oggi il teatro si apre al pubblico con un percorso espositivo pensato per far vivere la canzone napoletana con tutti i sensi. Ciò che emerge è qualcosa di concreto e sorprendente: due nuove stanze capaci di trasformare una visita al teatro in un’esperienza particolare ed unica.
La Stanza delle Meraviglie
La prima tappa del percorso è la Stanza delle Meraviglie. Il concetto si ispira alle antiche Wunderkammern, quelle “camere delle curiosità” in cui i collezionisti rinascimentali raccoglievano oggetti straordinari provenienti da ogni angolo del mondo. Qui, però, la meraviglia è il cosiddetto “secolo d’oro” della canzone napoletana, quel periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento in cui Napoli era la capitale musicale d’Italia e il suo repertorio conquistava palcoscenici in ogni continente. L’installazione porta la firma di Marisa Laurito, che ne ha curato l’ideazione, mentre la progettazione scenografica è di Bruno Garofalo. Attraverso proiezioni, immagini e suoni il visitatore si ritrova immerso in una Napoli sospesa e vitalissima al tempo stesso: i mercati brulicanti, il profilo del Vesuvio, il riflesso del mare.
Nella Stanza della Memoria l’archivio prende vita
Adiacente alla prima, ma completamente diversa nell’atmosfera, c’è la Stanza della Memoria. Se la Stanza delle Meraviglie punta sull’emozione immediata, questa seconda sala lavora sulla profondità: è uno spazio di consultazione e scoperta, pensato per chi vuole andare oltre la superficie e immergersi davvero nel patrimonio storico della canzone napoletana. A curare questo ambiente è il musicologo Pasquale Scialò, coordinatore scientifico del portale SoNa – Contesto Musica, il grande archivio digitale che raccoglie secoli di musica campana. Attraverso tavoli e monitor interattivi, il visitatore può sfogliare spartiti a stampa e manoscritti autografi, ascoltare registrazioni originali, guardare fotografie d’epoca, locandine, programmi di sala e persino filmati rarissimi. Un viaggio che attraversa oltre duecento anni di storia musicale, dall’età dell’oro dell’Ottocento fino ai giorni nostri. L’allestimento è pensato per essere accessibile a tutti, dai turisti in visita a Napoli per la prima volta agli appassionati di lunga data, dagli studenti alle famiglie.
Un’antica torre nascosta
Il percorso riserva anche una sorpresa tutta particolare, che ha poco a che fare con la musica ma moltissimo con la storia di Napoli. Nei sotterranei del teatro, accessibili durante la visita, si conserva una torre di guardia appartenente all’antica Neapolis, databile tra il V e il IV secolo avanti Cristo. La chiamano Torre della Sirena, e il rimando al mito di Parthenope — la sirena che secondo la leggenda fondò Napoli con il suo corpo — è tutt’altro che casuale. Trovarsi davanti a quella pietra antica, in un luogo dedicato alla canzone napoletana, ha qualcosa di quasi commovente: come se i fili della storia si annodassero in un unico punto.
“RiSoNa”: incontri tra artisti, studiosi e pubblico
Il progetto del Trianon Viviani non si esaurisce nelle due stanze espositive. Dal 2 aprile al 18 giugno 2026 prende il via “RiSoNa. Tracce, voci e paesaggi della musica campana”, un ciclo di incontri aperti al pubblico che intreccia racconti, ascolti guidati e proiezioni. Non conferenze nel senso tradizionale del termine, ma conversazioni vere, in cui artisti e studiosi si confrontano con il pubblico su temi legati alla tradizione musicale campana. Tra i nomi annunciati figurano Lello Arena e Peppe Lanzetta, due voci inconfondibili del teatro e della cultura partenopea. L’idea di fondo è quella di fare del Trianon un luogo di comunità, uno spazio in cui il passato non viene semplicemente conservato ma rimesso continuamente in circolazione, dialogando con il presente
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