Il riconoscimento internazionale premia anni di impegno nella gestione sostenibile dei rifiuti
Bologna entra tra le venti città più virtuose a livello mondiale per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. Il Comitato del Segretario generale delle Nazioni Unite l’ha infatti inserita nella top twenty delle “Zero Waste Cities” del mondo, un riconoscimento che arriva dopo anni di lavoro sulla gestione dei rifiuti e che accende l’interesse internazionale sul capoluogo emiliano. La strategia bolognese, infatti, verrà presentata il prossimo 30 marzo, in occasione della Giornata Internazionale Rifiuti Zero, durante gli eventi ufficiali previsti a Nairobi e New York.
Tutti i numeri della differenziata
In appena tre anni, Bologna ha compiuto un balzo significativo: la raccolta differenziata è passata dal 63,2% del 2022 a superare il 72% nel 2024. Un incremento che non rappresenta solo una cifra sulla carta, ma il frutto di un cambiamento culturale profondo che ha coinvolto amministrazione, aziende e cittadini. Guardando all’intera area metropolitana, i numeri diventano ancora più incoraggianti, con una percentuale che tocca il 75,1%. Questo risultato colloca Bologna in una posizione di eccellenza, soprattutto considerando la complessità di gestire i rifiuti in una città universitaria con oltre 400mila abitanti e un continuo flusso di studenti, turisti e pendolari. I materiali che guidano questa rivoluzione verde sono l’organico, la carta e il cartone, il multimateriale e la plastica, tutti flussi che vengono recuperati e avviati al riciclo anziché finire in discarica o negli inceneritori.
Tecnologia al servizio dell’ambiente
Una delle chiavi del successo bolognese sta nell’innovazione tecnologica applicata a un gesto quotidiano come buttare la spazzatura. I cassonetti intelligenti rappresentano una soluzione all’avanguardia: attraverso sensori e sistemi di notifica, questi contenitori comunicano quando sono troppo pieni o necessitano di manutenzione. Ma non solo. Il sistema registra con precisione cosa viene conferito e da chi, permettendo di applicare il principio del “Paga quanto butti”. In pratica, maggiore è la quantità di rifiuti indifferenziati prodotti, più alta sarà la tariffa da pagare. Un meccanismo che responsabilizza i cittadini e premia chi si impegna nella raccolta differenziata.
Dalla teoria alla pratica: i progetti di riutilizzo a Bologna
Bologna non si è limitata a migliorare la raccolta differenziata, ma ha lavorato anche sulla riduzione dei rifiuti alla fonte. I progetti di riutilizzo comunitario hanno dimostrato che è possibile organizzare grandi eventi senza produrre montagne di spazzatura monouso. L’esempio più significativo arriva dalla Maratona di Bologna, dove attraverso iniziative mirate si è raggiunto un tasso di diversione dei rifiuti del 95%. Significa che solo il 5% dei rifiuti prodotti durante l’evento è finito nell’indifferenziato, mentre tutto il resto è stato recuperato. Questi esperimenti dimostrano che anche manifestazioni che coinvolgono migliaia di persone possono essere gestite in modo sostenibile, senza ricorrere massicciamente a piatti, bicchieri e posate usa e getta. Il riutilizzo diventa così non un’utopia per ambientalisti radicali, ma una pratica concreta e replicabile.
Un tassello di un progetto più ampio
Il riconoscimento ONU si inserisce in un quadro strategico chiamato “Bologna Missione Clima“, che punta a raggiungere la neutralità climatica entro il 2030. La gestione virtuosa dei rifiuti rappresenta infatti uno dei pilastri fondamentali per abbattere le emissioni di gas serra: meno rifiuti in discarica significa meno metano rilasciato nell’atmosfera, più riciclo vuol dire meno energia consumata per produrre nuovi materiali, e l’economia circolare riduce l’estrazione di materie prime. Bologna ha capito che la transizione ecologica non può limitarsi a un settore, ma deve essere un approccio trasversale che coinvolge mobilità, energia, costruzioni e appunto gestione dei rifiuti. Il riconoscimento delle Nazioni Unite conferma che la strada intrapresa è quella giusta e che i risultati cominciano a essere visibili non solo localmente, ma anche agli occhi della comunità internazionale.
L’Italia dei piccoli comuni virtuosi
Bologna non rappresenta un caso isolato nel panorama italiano. Il nostro Paese vanta la rete di comuni a rifiuti zero più grande al mondo, con 340 realtà che hanno scelto questa strada. La maggior parte sono centri sotto i 100mila abitanti, a dimostrazione che spesso l’innovazione nasce nei territori più piccoli, dove è più facile creare consenso e coinvolgere direttamente la popolazione. Il pioniere italiano è stato Capannori, comune di 46mila abitanti in provincia di Lucca, una delle primissime realtà europee certificate a rifiuti zero. L’esperienza toscana ha fatto scuola e ha dimostrato che dimensioni contenute non significano minore capacità di innovare. Anzi, spesso la vicinanza tra amministrazione e cittadini facilita l’adozione di pratiche virtuose e permette di testare soluzioni che poi possono essere replicate su scala più ampia.
Cosa significa “rifiuti zero”
Il concetto di città a rifiuti zero non va inteso in modo letterale. L’obiettivo non è azzerare completamente la produzione di spazzatura, cosa impossibile nelle società moderne, ma massimizzare il recupero dei materiali sottraendoli a discariche e inceneritori. Si lavora aumentando il tasso di diversione, ovvero la percentuale di rifiuti che attraverso riciclo e compostaggio evitano di essere bruciati o sepolti. Gli strumenti per raggiungere questo traguardo sono diversi. La differenziazione alla fonte e la raccolta porta a porta permettono di separare correttamente i materiali già nelle case. Il sistema tariffario puntuale responsabilizza i cittadini. Le politiche che scoraggiano l’uso di plastica monouso negli eventi pubblici riducono i rifiuti prodotti. I programmi educativi, nelle scuole come nei quartieri, creano consapevolezza e cambiano le abitudini di lungo periodo.
Il progetto ONU che guarda al futuro
L’iniziativa ONU Zero Waste Cities nasce da una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del marzo 2023. Il Comitato consultivo, composto da dodici esperti e con segretariato presso UN-Habitat e UNEP, ha il compito di identificare e diffondere le buone pratiche globali, promuovendo modelli replicabili che si allineano agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Nel 2025 il progetto ha invitato città, paesi e municipalità di tutto il mondo a candidarsi come “Zero Waste Cities”. I criteri di selezione valutano l’impatto concreto nella riduzione dei rifiuti, la capacità di innovare, l’inclusività sociale delle iniziative, la sostenibilità economica dei progetti e la possibilità di replicarli in altri contesti. Le venti finaliste, tra cui Bologna, verranno celebrate attraverso una pagina web dedicata e presentate durante eventi internazionali di alto livello.
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