I 4 settori al riparo dall’IA secondo Bill Gates (mentre Microsoft avvia un maxi piano di uscite)

Il fondatore di Microsoft ha individuato quattro ambiti in cui, almeno per ora, il contributo umano resta difficile da sostituire. Le sue parole arrivano nel momento in cui lo stesso settore tecnologico sta rivedendo il proprio modello organizzativo

I 4 settori al riparo dall’IA secondo Bill Gates (mentre Microsoft avvia un maxi piano di uscite)
Alexandros Michailidis per Shutterstock

Programmazione, biologia, energia e sport professionistico. Sono i quattro settori nei quali, secondo Bill Gates, il fattore umano continuerà a essere fondamentale nonostante la rapida diffusione dell’intelligenza artificiale.

Il cofondatore di Microsoft ha illustrato la propria visione del futuro del lavoro durante un’intervista al programma televisivo statunitense The Tonight Show Starring Jimmy Fallon, spiegando perché alcune competenze e attività difficilmente potranno essere affidate completamente alle macchine. Ma il quadro che emerge dalle sue parole più recenti è più complesso di una semplice lista di mestieri “sicuri”.

Quali lavori non sostituirà l’IA secondo Bill Gates?

L’intelligenza artificiale sarà sempre più utilizzata per scrivere codice, sviluppare software e velocizzare il lavoro dei programmatori. Tuttavia, secondo Gates, la supervisione strategica, la capacità di affrontare problemi complessi e le decisioni legate allo sviluppo dei sistemi continueranno a richiedere competenze umane.

Lo stesso vale per la biologia: l’IA rappresenterà uno strumento di supporto, accelerando analisi e processi di ricerca, ma le scoperte scientifiche, l’innovazione e le decisioni sui progetti più complessi continueranno a dipendere dall’esperienza e dall’intuito dei ricercatori.

Energia e sport: dove il valore resta umano

Il settore energetico è un altro ambito destinato a mantenere una forte componente umana. La gestione delle trasformazioni tecnologiche, l’innovazione e le scelte strategiche di lungo periodo richiederanno professionisti capaci di valutare scenari e conseguenze.

Il quarto settore è quello dello sport professionistico. Gates ha utilizzato proprio il baseball per spiegare il concetto: gli spettatori vogliono vedere gli esseri umani competere, non computer o robot al loro posto. In questo caso, il valore dell’attività non dipende soltanto dal risultato, ma anche dalla componente umana e dall’intrattenimento.

Microsoft e le uscite volontarie: cosa c’entra l’IA

Il 26 ottobre l’azienda ha lanciato un Voluntary Exit Offer, un piano di uscita volontaria destinato a circa 60mila dipendenti idonei, pari a circa il 27% dei 223mila lavoratori del gruppo, secondo quanto riportato da Cnbc e altre fonti. Il programma riguarda dipendenti fino al livello 70 in alcuni team di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e India, compresi settori come Copilot, AI Experiences, Windows + Devices, Xbox, finanza e risorse umane. I lavoratori dovranno decidere entro i primi giorni di dicembre; chi accetterà lascerà l’azienda il 31 dicembre.

L’obiettivo è contenere i costi mentre l’azienda investe somme enormi in data center, chip e infrastrutture necessarie ad alimentare l’IA. Non si tratta formalmente di un licenziamento collettivo: Microsoft presenta l’iniziativa come una scelta volontaria, con incentivi economici e supporto alla transizione. Tuttavia, la scala del piano è notevole e arriva dopo un precedente programma di prepensionamento volontario rivolto al 7% dei dipendenti statunitensi e dopo tagli dell’ordine del 2% della forza lavoro a luglio.

Il paradosso del settore tecnologico

Il contrasto è evidente: proprio mentre uno dei fondatori di Microsoft descrive alcuni lavori come resistenti all’IA, la sua ex azienda offre uscite volontarie a decine di migliaia di persone per finanziare la corsa all’IA. Non è necessariamente una contraddizione: l’azienda non afferma che quei posti stiano scomparendo a causa dei robot, ma che sta riallocando risorse verso infrastrutture e prodotti legati all’intelligenza artificiale.

Il punto di fondo resta però lo stesso indicato da Bill Gates: l’IA non eliminerà soltanto mansioni ripetitive, ma potrebbe ridisegnare anche lavori cognitivi e creativi. La domanda non è più soltanto “quali lavori spariranno?”, ma “chi guiderà la transizione e come ne saranno protetti i lavoratori?”.

Come è cambiato il pensiero di Bill Gates sull’IA

Il pensiero di Bill Gates sull’intelligenza artificiale è cambiato in modo netto: all’inizio la vedeva come una rivoluzione benefica ma governabile, mentre oggi la descrive come una trasformazione così profonda da poter ridisegnare lavoro, società e ruolo stesso dell’essere umano.

Nel luglio 2023 Gates pubblicò un testo dal titolo “The risks of AI are real but manageable” in cui riconosceva disinformazione, deepfake, minacce alla sicurezza, impatti sull’istruzione e possibili perdite di posti di lavoro, ma sosteneva che l’umanità sapesse affrontare problemi di questa portata.

Per il lavoro, il suo scenario era relativamente rassicurante: nei primi anni l’IA avrebbe soprattutto aiutato le persone a lavorare più velocemente e meglio, più che sostituirle. Il filantropo statunitense paragonava la transizione a quella causata dai word processor, che avevano cambiato per sempre il lavoro d’ufficio senza eliminarlo, e indicava nella riqualificazione e nel sostegno pubblico gli strumenti per non lasciare indietro i lavoratori.

Lo schema della settimana di 2 giorni

Nel febbraio 2025, sempre durante un’intervista a Jimmy Fallon, Bill Gates enfatizzò soprattutto il lato positivo: un’IA matura avrebbe potuto rendere accessibili a tutti competenze oggi rare e costose, come una buona assistenza medica o un ottimo insegnante.

Fu in quel contesto che indicò programmazione, biologia, energia e sport professionistico come ambiti in cui l’apporto umano sarebbe rimasto centrale. La sua posizione era ancora quella di un ottimista: l’IA avrebbe eliminato molte mansioni, ma avrebbe anche creato spazio per una vita lavorativa più breve e forse per una settimana di due o tre giorni.

L’IA è un evento evolutivo, lavori a rischio

Oggi l tono è diventato molto più allarmato. Bill Gates ha definito l’era dell’IA un “evento evolutivo”, paragonandolo a una svolta comparabile al passaggio dalle scimmie agli esseri umani, e ha affermato che l’IA potrebbe alla fine sostituire quasi tutte le competenze lavorative: prima quelle white-collar e inventive, poi anche il lavoro fisico grazie ai robot umanoidi.

Ha anche ammesso che le sue vecchie analogie con le innovazioni passate erano fuorvianti: l’IA non cambia soltanto alcuni compiti, ma eccede la cognizione umana in ambiti che erano considerati rifugio sicuro. Ha citato come esempi a rischio vendita, assistenza clienti, ingegneria del software, analisi dei dati e triage dei pazienti.

Cosa non è cambiato e cosa resta da fare

Non si può accusare Bill Gates di essere diventato un catastrofista: continua, infatti, a vedere nell’IA un’enorme opportunità per salute, ricerca, istruzione e crescita economica. Ma ora ritiene che i benefici non arriveranno da soli. Per questo propone misure attive: reti di sicurezza per chi perde il lavoro, tassazione dell’IA e dei robot, regolamentazione e la creazione di lavori “riservati agli umani”, soprattutto in cura, istruzione e alcuni servizi medici.

La lista dei quattro settori non va letta come una garanzia assoluta di “immunità” dall’automazione, ma come una fotografia delle competenze che Gates considera più resistenti: giudizio, responsabilità, capacità di ricerca, gestione di sistemi complessi e valore emotivo della presenza umana. Lui stesso ha precisato che l’IA cambierà radicalmente il lavoro nei prossimi dieci anni, rendendo possibili mansioni oggi impensabili, ma anche eliminandone molte.

La sua posizione è quindi duplice: da un lato vede nell’IA una chance storica per rendere più accessibili sanità, istruzione e competenze specialistiche; dall’altro avverte che la transizione potrà essere dolorosa se governi e imprese non predisporranno reti di protezione, riqualificazione e nuove forme di sostegno al reddito. Il caso Microsoft mostra che la partita è già iniziata, e che il nodo non è più solo tecnologico, ma politico e sociale.

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